Il viaggio di ESPRESSO NAPOLETANO, iniziato oltre un anno fa, alla scoperta dei modi di dire tipicamente partenopei prosegue. Oggi ci occupiamo di una frase che viene solitamente rivolta a chi si dà troppe arie pur non avendone motivo. L’espressione è: “Sì na meza cazetta”
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“Sì na meza cazetta”, da dove ha origine questa espressione?
“Sei una mezza calzetta” è il significato letterario, ma perché per lasciare intendere ad una persona il suo poco valore e/o la sua poca competenza in un determinato settore nel quale si crede, invece, essere esperta, si usa questa espressione?
Per capirlo occorre fare un salto indietro nel passato e precisamente tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento quando le donne per seguire i dettami della moda iniziarono ad indossare le calze.
A quell’epoca le calze erano di seta (il nylon fu brevettato nel 1937) e certo non tutti potevano permettersele. A Napoli dove la creatività è sempre stata particolarmente feconda furono così inventate le “mezze calzette”, ovvero delle calze decisamente più economiche perché di seta avevano solo la parte inferiore; tutto il resto, ovvero la parte che restava nascosta sotto la gonna era di cotone.
Un’astuzia che diede origine all’espressione “mezza calzetta” (in napoletano “meza cazetta”), che metaforicamente si usa per apostrofare chi vuol apparire, ma in sostanza non è.
E voi quante “mezze calzette” avete incontrato nella vostra vita? Il mondo ne è così pieno!
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Una piccola, ma doverosa parentesi
Se oggi conosciamo tante cose sull’origine delle espressioni tipiche della lingua napoletana è grazie all’immenso e prezioso lavoro svolto da Raffaele Bracale, scomparso qualche giorno fa, e naturalmente a chi segue e ha seguito i suoi insegnamenti.
Bracale che è stato uno dei massimi napoletanisti, amava così lasciarsi definire: “Napoletanologo, studioso dell’idioma napoletano. Poeta, narratore, commediografo, attore e regista teatrale”.
“La perdita di Raffaele Bracale è gravissima. Gravissima. Un riferimento culturale costante, un Maestro, un uomo speciale. Un dolore immenso per questa città, oggi molto più povera” ha scritto lo scrittore Maurizio de Giovanni.



