Il desiderio umano è la più intima entità che spinge l’individuo ad agire. Esso ci porta a compiere gesti e scelte che, nel bene o nel male, raccontano di noi e tentano così di avvicinarci alla parte più vera di noi stessi.
Desiderare è ricercare
Del resto in cosa si identifica il desiderio se non in una misura di spazio e di tempo che ci separa da chi si vuole essere veramente. Il termine, derivante dal termine latino desiderium (composto dal prefisso de- e dal sostantivo sidus,eris che significa stella) in antichità rappresentava letteralmente la mancanza di stelle, inteso come l’assenza dell’osservazione degli astri per trarne auspici da un lato, ma anche come la distanza che intercorre tra il soggetto desiderante e l’oggetto desiderato.
Con il tempo il termine si è staccato dall’accezione astrologica per fondersi con la realtà umana dell’individuo e spiegare una delle caratteristiche che gli è più propria: la ricerca istillata dall’urgente mancanza di qualcosa che risulta essere necessario.
Così come ci insegna Platone, del resto, l’essere umano ricerca a causa della sua naturale imperfezione: soltanto chi manca di qualcosa, infatti, è in grado di ricercare; al contrario chi vive nella completezza della perfezione resta immobile in quanto auto concluso.
Il desiderio fatto dio: Pothos
Come molti altri sentimenti, anche quello del desiderio nell’antico mondo greco è stato trasfigurato, anzi personificato in un’immagine dai contorni e dalle origini ben definite. Esso è identificato dal dio greco Pothos (desiderio), figlio di Iris e Zefiro o, secondo un’altra versione del mito, di Afrodite e Crono.
Photos era inoltre uno degli Eroti, le tre divinità alate che accompagnano Afrodite nelle sue missioni; accanto a lui si ricordano Himeros ed Eros e a ciascuno è affidato un diverso significato filosofico.
Come è ben noto, Eros corrisponde al dio dell’amore per eccellenza, tuttavia, il popolo che più di ogni altro al mondo ha espresso questo sentimento trasfigurandolo in ogni sua forma d’arte, e declinandolo in ciascuna delle sue sfaccettature carpendone al contempo la totalità e l’estraneità che esso stabilisce rispetto al genere umano, non poteva non esprimerlo in diversi concetti.
Eros, divinità presentata a partire da Esiodo, è il dio della passione; Himeros è il dio del momentaneo furore amoroso; Photos è il dio dell’amore malinconico. Photos rappresenta così il dio dell’amore perduto, dio di un sentimento che è ancora capace di bruciare nonostante il tempo abbia tentato di condannarlo all’oblio. È Platone nel Cratilo a suggerirci tale divisione triadica.
Egli assurge allo statuto di divinità simbolo di una dimensione, un sentimento, un passato che resta vivo impresso nella mente di chi ne ha fatto esperienza senza possibilità di essere portato via, ma recando la necessaria conseguenza dell’insorgere di un dolore che è tanto sottile quanto penetrante: quello della nostalgia.
Il termine letteralmente significa “dolore di ciò che ritorna”. Dolore per il ricordo di un passato che torna a rivelarsi più presente che mai senza che possa realizzarsi del tutto. È questa la condizione a cui è condannato l’individuo che vive nell’eterna incertezza di un presente a tinte fosche, di un futuro inimmaginabile, e di un passato che è ancora indimenticabile.
Skopas e la rappresentazione del desiderio
Nonostante Pothos sia stato soggetto di numerose rappresentazioni scultoree, l’archetipo risale a Skopas di Paros alla cui creazione è legata una storia alquanto interessante.
L’opera fu ammirata e descritta da Winckelmann nel 1755 che la identificò (come molti altri al tempo) come una statua di Apollo. La statua col tempo, essendo frutto di numerosi pezzi di reimpiego, non venne più considerata importante ai fini filologici così da non suscitare più interesse alcuno.
Fu solo nel Novecento che la statua, su impulso di Adolf Furtwängler, ritornò in auge. Lo studioso, infatti, intuì che non si trattasse di Apollo, bensì di Pothos attraverso il confronto con alcune gemme. In origine il Pothos di Skopas era parte di un più ampio complesso scultoreo che prevedeva anche Eros ed Himeros.


