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IL PROGRESSISMO LEOPARDIANO COME SECONDO VOLTO DELLA MEDAGLIA  E L’IMPORTANZA AI GIORNI D’OGGI DELLA LIRICA SCRITTA A TORRE DEL GRECO NEL 1836 

Che Giacomo Leopardi fosse il primo dei moderni lo hanno oramai affermato anche gli studiosi contemporanei, ma come è  stato possibile che sul poeta la cultura di massa sia riuscita a creare un falso mito da sfatare, relegandolo solamente alla sua poetica pessimistica?

Ognuno di noi in passato si sarà imbattuto, anche sui social, in alcune situazioni che lo descrivessero come il “depresso” della letteratura italiana. La sua poetica, in realtà ha attraversato varie fasi ed uno sviluppo che lo ha portato a diventare più attuale che mai. A chi non capita di porsi domande sulla propria vita, sui rapporti umani, sul mondo in cui viviamo?

Due saranno le conversioni che segneranno la vita del poeta, la prima a soli diciotto anni, “letteraria”, lo porterà da un amore per l’erudizione a una maggiore consapevolezza dei valori artistici (il bello), la seconda “filosofica” tra il 1818 e il 1824 lo porterà invece ad una concezione materialistica e atea.

Leopardi:“La vita come un pendolo che oscilla fra il dolore e la noia”

Il problema dell’infelicità umana è, invece, attraversato da tre fasi, in ordine pessimismo storico, pessimismo cosmico e progressismo.  Perché sì è vero che il poeta definisce la vita, alla pari di Schopenhauer, “come un pendolo che oscilla fra il dolore e la noia”, dandoci però un’opzione di “salvezza” nettamente diversa da quella che ci pone il filosofo.  L’individualismo contro la collettività, propria del poeta di Recanati.

Un messaggio che appunto ci è giunto dall’ultima fase, quella del Leopardi maturo, purtroppo non lontano da una morte prematura. A partire dal 1830 tornerà in primo piano nella sua vita l’esigenza dell’impegno civile e al pessimismo si sostituirà un sentito vitalismo. Gli uomini, consapevole che la natura è il nemico comune da sconfiggere, devono allearsi per ridurre ai minimi termini il dolore e accrescere la felicità.

“La Ginestra”, un messaggio positivo, di fiducia verso l’umanità”

Un messaggio positivo, di fiducia verso l’umanità, che ci lascia nella lirica “La Ginestra”, che tra l’altro cade a pennello con quella che è la situazione odierna. Proprio in quest’opera, scritta nel 1836 a Torre Del Greco, Leopardi ci insegna che la possibilità che hanno gli uomini di accettare la realtà e convivervi, è legata al rendersi conto della loro piccolezza stessa rispetto al tutto, chiudendosi in un grande spirito solidale che egli chiama “social catena”. Ma è il concetto di “Ginestra” che dobbiamo attenzionare. Esso è l’unico fiore a sbocciare in un paesaggio desolato e privo di vegetazione alle pendici del Vesuvio, il vulcano (citato nell’opera) che nel 79 d.C. eruttò spezzando tantissime vite. Il messaggio di speranza, l’invito al coraggio sono abbastanza chiari.

Nel linguaggio moderno staremmo parlando del classico fiore che cresce nel cemento. Dunque Leopardi, se volessimo fare un parallelismo, ci insegna proprio che l’unico modo per superare qualsiasi avversità è quello di rimanere uniti e remare tutti verso un’unica direzione. Guardiamo tutti noi a quel fiore come sia il nostro futuro.

Un messaggio che noi italiani dobbiamo cogliere in questa situazione di emergenza. Tantissime volte nella storia si sono verificate catastrofi che non hanno messo fine al mondo ma lo hanno stravolto. Noi tutti siamo ancora qua, pronti a stringere i denti, rialzarci e riprendere in mano le nostre vite.

Kevin Giliberto

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