Torquato Tasso è passato alla storia per molte delle sue opere, ma tra tutte spicca il grande lavoro che ha portato alla Gerusalemme Liberata. Un’opera, una storia, un libro, in altre parole un nuovo poema epico.
Erede della grande esperienza del poema cavalleresco animato da incantesimi, luoghi favolosi, intrecci di storie e personaggi paradossali, Torquato Tasso si inserisce nel solco di due grandi tradizioni dalla cui fusione nasce un’opera, anzi un punto di arrivo, totalmente nuovo che diviene nel tempo un nuovo punto da cui partire.
L’opera, più volte rivista, rianalizzata, cambiata e adattata ai canoni di un’epoca rigida e spinosa, è il frutto dello studio e della passione folle di un autore che ha riscritto il canone del poema.
Con la (Gerusalemme) Liberata, da non confondere con la (Gerusalemme) Conquistata, Tasso invade il campo dell’epica tradizionale, fatta di guerre, eroi e avversità per trapiantarvi il seme dell’esperienza cavalleresca, ma cambiandone ancora una volta i termini.
Mentre il padre del poema cavalleresco per eccellenza ha raccontato storie favolose in ambientazioni altre e remote attraverso situazioni verisimili, Tasso ha fuso all’ardore e alla passione della narrazione epica e all’astrazione della tipica narrazione cavalleresca un elemento puramente umano: la religione.
La Gerusalemme Liberata: un accenno di contestualizzazione
Siamo nell’accampamento cristiano, si combatte una guerra sacra per la liberazione della città di Gerusalemme dagli infedeli: uno schema, seppur mutato nei contenuti, già conosciuto, in poche parole topico.
Al di là della storia e dei personaggi maschili che animano la narrazione, a meritare particolare attenzione sono alcuni personaggi femminili. Emblematico è il caso di Armida: una donna, una maga (o una strega?), una nemica, una simulatrice.
Armida è ingaggiata dalle forze ostili all’esercito cristiano con un unico obiettivo: distrarre e traviare i fedelissimi uomini di Goffredo, capo dei cristiani affinché, presi dalle arti magiche e persi d’amore per lei, si distraggano e lo conducano alla sconfitta.
Armida si presenta dunque come un personaggio polivalente, potente e seduttrice; rappresentando la quint’essenza della femme fatale, Armida ripropone caratteristiche e comportamenti già ampiamente conosciuti ed impiegati nel tempo per la rappresentazione di donne nel contesto epico.
Il personaggio di Armida: l’altra faccia di Circe e di Calipso
L’Armida tassiana, per le caratteristiche sopra accennate, si pone chiaramente in un rapporto di intertestualità con alcuni modelli classici tra cui principalmente i personaggi della ninfa Calipso e della maga Circe. Gli elementi in comune tra i personaggi ricalcano più aspetti: da un lato, proprio come Calipso, Armida è un personaggio a metà tra luce luce ed ombra nel senso che porta con sé un potere ambivalente, dall’altro, proprio come Circe, Armida è una maga.
A Calipso infatti, riferendoci al suo voler trattenere l’eroe Odisseo, si può ascrivere un comportamento che inizia con i tratti di una strega (nel senso di nascondere dietro al suo comportamento un obiettivo “doppio)”. Allo stesso modo, anche Armida padroneggia, seppur in modi e scopi diversi, padroneggia un potere (quello delle arti magiche, mentre la caratteristica di Calipso il non essere mortale) che la pone ad un livello di superiorità rispetto agli uomini.
Probabilmente, il maggior punto in comune tra Calipso e Armida sta nell’ambientazione che i due poeti creano intorno a loro: proprio come Calipso, Armida vive in un luogo incantato che sembra non essere soggetto al tempo. Altro punto di contatto risiede nella descrizione che ci viene fatta delle due donne: entrambe vengono presentate con delle specificità proprie che sottolineano potenza e seduzione latente.
Del resto, se la caratterizzazione fisica e ambientale di Armida richiama il personaggio di Calipso, la seduzione richiama in gioco un ulteriore personaggio femminile dell’epos greco: la maga Circe. Questo non solo perché ella sia una maga, ma perché si presenta come un personaggio anch’esso duplice (si veda Nobili 2023 per riferimenti ai personaggi di Calipso e Circe) la cui peculiarità investe il campo della seduzione. Quando Odisseo arriva al palazzo di Circe la prima cosa che sente è la sua voce e, come abbagliato da una luce irresistibile, non riesce a sottrarsi a quella magia.
Ovviamente, questo è solo un brevissimo resoconto di alcune delle differenze che caratterizzano i due personaggi classici e quello tassiano per cui il confronto potrebbe essere ancora e ancora approfondito.


