Vacanze, il grande inganno dell’estate 


C’è una bugia che ci raccontiamo ogni estate. La ripetiamo con convinzione, la difendiamo davanti agli amici e la pronunciamo con gli occhi lucidi: “Quest’anno vado in vacanza per rilassarmi”. Poi, arriva il countdown e capiamo che il vero viaggio è quello verso l’esaurimento nervoso.

Vacanze: Ogni anno punto e a capo

Countdown: – 6 e si parte. La prima impresa consiste nel recuperare le valigie che finiscono sempre per essere sepolte in fondo al ripostiglio, dietro scatoloni, ventilatori, l’albero di Natale, la scala, il deumidificatore e oggetti vari mai utilizzati.

Ma eccole apparire. La grande, la media, la piccola. I borsoni.  Solo allora sopraggiungono i ricordi: Una delle valigie aveva la ruota rotta e l’altra, durante l’ultma vacanza, aveva perso il gancio della cerniera.

Missione impossibile

Dopo aver recuperato le valigie inizia la missione impossibile: lavare tutto quello che potrebbe servire. Anzi, tutto quello che forse potrebbe servire. Anzi, tutto quello che sicuramente non servirà mai, ma “non si sa mai!”.

Nel frattempo si lancia un accorato appello ai familiari: “Per favore, da oggi non indossate più i vestiti che volete portare in vacanza”.

Così, per una settimana, tutta la famiglia sfoggerà “Il peggio di…”. Magliette con la pubblicità di una sagra del 2012, pantaloncini sopravvissuti a tre traslochi, canottiere che nessuno ricordava di possedere. Capi che durante l’anno vengono rinnegati con la classica domanda: “Ma io questa cosa l’ho comprata davvero?”

Il capitolo frigorifero e quello dei rifiuti

Occorre mangiare tutto, ma proprio tutto. Pure quella mela con il verme incorporato che oramai si era convinta di trascorrere il resto della propria esistenza in ibernazione. Yogurt in scadenza, mezzo limone fossilizzato, tre olive rimaste sole nella vaschetta. Si organizzano cene improbabili dove nello stesso piatto convivono parmigiana, würstel, ceci, anguria e gelato. Più che svuotare il frigorifero sembra una prova di “MasterChef Survival”.

E quando pensi di avercela fatta, arrivano loro: i rifiuti.

La plastica l’hai buttata ieri. Il prossimo ritiro è tra una settimana. E tu inizi a girare per casa con una bottiglietta di Coca-Cola vuota come se fosse una bomba inesplosa. La guardi. Lei guarda te. Nessuno dei due sa come finirà.

Operazione Pollice Verde

Poi ci sono le piante. Sai già che moriranno. Per evitarlo realizzi impianti d’irrigazione degni della NASA con bottiglie capovolte, tubicini, fili, bicchieri e sistemi che sfidano le leggi della fisica. Contemporaneamente chiudi ogni persiana per paura dei ladri, ma lasci una fessura millimetrica perché “un po’ di luce deve entrare”. Praticamente condanni i gerani a scegliere tra la sete e la depressione.

E già che ci sei controlli l’antifurto, le telecamere, i sensori, le notifiche sul telefono, ma davanti al balcone campeggia l’impalcatura dei lavori condominiali rimasta abbandonata perché la signora del piano di sopra da tempo non paga più le rate dei lavori e l’impresa ha deciso di sospendere tutto.

Perfetto! I ladri hanno anche l’ascensore!

In vacanza si fa sport

La sera prima della partenza arriva il momento più romantico: montare il baule sul tetto dell’auto. Dentro finirà quella tavola da surf che trascorre undici mesi all’anno in garage a meditare sul senso della propria esistenza. E naturalmente le biciclette. Perché in vacanza “si fa sport”.

Partenze intelligenti

Si parte! Alle cinque del mattino seguendo l’operazione “orario intelligente”. Peccato che tutti gli italiani abbiano avuto la stessa identica intuizione! Chilometri di coda. Automobilisti inferociti che si chiedono: “Ma la gente non dorme a quest’ora?” Seguito dall’immancabile: “E meno male che dicono che non ci sono soldi…”

Nel frattempo, dal sedile posteriore, parte il primo: “Quanto manca?”

Ripetuto poi dopo dodici minuti. E poi di nuovo. E ancora. E ancora. Finché finalmente il traffico si sblocca.

Duecento metri dopo: “Papà, mi viene da vomitare”.

Se invece i pargoli sono più piccoli, la situazione è già degenerata. L’aria nell’abitacolo è stata già conquistata dagli effluvi del pannolino dal contenuto sapientemente pressato dal seggiolino.

E questo senza considerare gli eventi speciali: una foratura, la spia del motore, il navigatore che decide improvvisamente di farti attraversare un pascolo in mezzo agli Appennini.

Finalmente! Ecco il il mare!

Non è ancora finita! Occorre conquistare la prima fila. Si studia il vicino come un investigatore privato perché c’è sempre quello che va a correre all’alba e, casualmente, “appoggia” il telo proprio sulla sdraio migliore.

Ops… non me ne ero accorto!” – dirà per giustificarsi.

Certo! Come no!

Il sottofondo delle vacanze: non solo cicale

Poi arriva il sottofondo della vacanza: Il commercialista che parla al telefono con il vivavoce affinché l’intero stabilimento balneare venga informato che il suo studio è richiestissimo.

Senza dimenticare i bambini che piangono perché hanno paura dell’acqua, quelli che piangono perché odiano la sabbia, quelli che piangono perché non vogliono uscire dall’acqua, quelli che piangono perchè qualcuno gli ha rubato il secchiello, quelli che piangono perchè sono caduti, quelli che piangono perchè hanno sonno. Insomma, in spiaggia piangono tutti.

E mentre finalmente pensi di esserti rilassato…arriva l’eritema, oppure la candida per via del costume bagnato, o la scottatura sulla parte del corpo che avevi accuratamente dimenticato di spalmare con la crema.

La grande verità

C’è un dettaglio per niente trascurabile: per tutto questo si paga. Eccome se si paga. E neanche poco!

Si paga il viaggio, il pedaggio, il carburante, l’ombrellone, i lettini, il parcheggio, il caffè, il gelato, la granita, la cena vista mare, il doposole, i giochi dei bambini che perderanno dopo cinque minuti, il materassino che si sgonfierà al primo tuffo e persino la doccia per togliersi il sale di dosso.

Allora capisci una grande verità. La vacanza non è quel periodo in cui ci rilassiamo. È quel periodo in cui affrontiamo una quantità impressionante di piccoli disastri con il sottofondo delle cicale, convincendoci che il rumore del mare basti a cancellare tutto.

Poi torniamo a casa stanchi, sfiniti, con sei lavatrici da fare, il portabagagli da smontare, le piante mezze vive e una montagna di sabbia che continuerà a uscire dalle scarpe fino a Natale.

Eppure, l’anno successivo, guardando il calendario, pronunceremo di nuovo quella frase. Con la stessa ingenuità: “Non vedo l’ora di andare in vacanza. Ho proprio bisogno di rilassarmi.”

Perché la vacanza è un po’ come un parto: il cervello, per istinto di sopravvivenza, cancella i traumi.

 

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