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Per il Maggio D’Arte l’anteprima nazionale di A-medeo scritto da Marina Cioppa con la regia di Michele Brazilio.

Per la rassegna Maggio D’Arte al Nuovo Teatro Sancarluccio il 20 maggio ha debuttato in anteprima nazionale lo spettacolo ‘A-medeo’ scritto da Marina Cioppa con la regia di Michele Brazilio, una produzione Vulìe Teatro.

In scena Stefania Remino e Antimo Navarra che impersonano in parentesi consecutive i personaggi tratti dai figli delle opere eduardiane, con inserimenti di sonoro tra musiche e recitato  tratto dalle opere scelte.

I figli della drammaturgia di Eduardo sono stati estrapolati e posti in scena dalla drammaturgia di Marina Cioppa che ne pone in risalto il carattere, dando voce a loro soltanto, lasciando in sospeso le battute del genitore di turno.

Le opere selezionate sono ‘Mia famiglia’,  Filumena Marturano’, ‘Bene mio core mio’, ‘Gennareniello’ , ‘Sabato, domenica e Lunedì’, ‘L’abito nuovo’, ‘Napoli milionaria’, ‘Natale in casa Cupiello’ in cui la presenza dei figli è determinante per lo svolgimento dell’opera stessa e il riconoscimento degli altri personaggi.

Le sequenze sceniche si sono succedute attraverso la scelta registica di Brazilio, che ha sfruttato lo scritto di Eduardo che ha fornito l’aggancio tra l’una e l’altra scena, come il botto finale di ‘Bene mio core mio’ che ben si abbinava allo scoppio della guerra di ‘Napoli milionaria’ intruducendola.

Stefania Remino e Antimo Navarra hanno dimostrato di saper tenere alto il ritmo recitativo, ben spedendosi nell’interpretazione che li ha visti molto inquadrati nei personaggi, che hanno richiesto una velocità di passaggio dall’uno all’altro, avendo caratteristiche diverse a seconda dell’opera scelta.

L’unico personaggio che parla pur non essendo figlio ma madre è Filumena Marturano, per il quale abbiamo chiesto a Marina Cioppa la motivazione di questa scelta: ‘E’ l’unica che parla laddove non ci sono i figli. Noi partiamo da un concetto, dal fatto che Eduardo diceva di sapere quale fosse il figlio di Domenico Soriano, di fatto però non glielo fa dire. Lei ad un certo punto lo dice: ‘chist t’è figlio’ e si accende un faro vuoto senza nessuno sotto. E’ per questo che abbiamo fatto parlare la mamma, quella che ha fatto i figli. Fondamentalmente in quella circostanza il padre non solo non sapeva che esistessero questi figli, ma non ha portato nulla a questi figli, al punto che voleva a tutti i costi distinguerli, quando nell’opera completa chiede a Filumena :’ ora me lo puoi dire’ e lei risponde dicendo il nome del più bisognoso’.

Da sottolineare la parentesi dove vengono citati tutti i nomi e cognomi dei personaggi dei figli eduardiani scelti per questa rappresentazione, in stile presentazione del varietà, al termine della quale  c’è un bell’intervento drammatico di Antimo Navarra che cita sé stesso, come un personaggio:  ‘morto il primo giorno di prove’, chiedendo ad Eduardo di essere ammischiato in mezzo ai personaggi citati, chiedendo solo  di essere guardato.

Per il finale lasciato un audio di Eduardo che parla del Teatro e del sacrificio speso per esso, con una frase che parla del figlio Luca:  “il teatro è gelo, così si fa e così l’ho fatto: è cresciuto mio figlio e non me ne sono accorto, per fortuna è cresciuto bene”.

‘A-medeo’ è un testo particolare, introspettivo, dal finale aperto per lasciare lo spettatore libero di immedesimarsi o meno nella figura di un genitore quanto di un figlio, e di odiare quanto comprendere certe scelte che inevitabilmente rientrano in una soggettività e una sfera intima in cui l’autore non vuole, non può entrare fino in fondo.

Fonte foto e video : Pasquale Fabrizio Amodeo

 

 

 

 

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