“SEMENZELLA”, la terra non ne sa niente.


La terra dei fuochi in scena a Napoli

Nel chiostro del complesso di San Domenico Maggiore, la Rassegna “classico contemporaneo” dà vita a numerosi spettacoli che viaggiano su quel sottile filo  che collega il teatro classico come padre di quello contemporaneo. Il 24 agosto è andato in scena ” Semenzella”, titolo che prende il nome dalla protagonista; i genitori la chiamavano così perché era piccina come un seme da succhiare e da sputare poco dopo sul piattino di un caffè o per terra. Il racconto prende spunto da Euripide e verte sul disastro ecologico e biologico della terra dei fuochi, attraversando inevitabilmente l’ingente quantità di tumori che colpisce il popolo campano e la conseguente rabbia e la sofferenza nel veder morire i propri cari.
Tina Femiano sulla scena interpreta Semenzella, adottando una recitazione naturale sebbene il testo incida non poco sulla qualità. Carmen Femiano alza il livello della pièce con capacità notevoli, nonostante le difficoltà gratuite alle quali viene sottoposta siano importanti. Infine Francesca Fedeli correda lo spettacolo forse per bilanciare registicamente la scena.

 

“Non esistono grandi e piccole parti, ma grandi e piccoli attori”

Stanislavskij diceva così per spiegare che, anche con una sola battuta, un attore capace può dimostrare di essere all’altezza, quando riesce. Nel complesso il pubblico è parso molto silenzioso. La regia prende alla lettera la tematica “classico contemporaneo”. Nel “classico” rientrano i costumi e certamente l’utilizzo di maschere, quanto al “contemporaneo” la regia purtroppo fallisce a pieni voti, scivolando come su specchiere neanche tanto lucide, per capirci.
Da un regista pluripremiato come Dionisio ci si aspettava una regia più prestante, restano dubbi sulle scelte fatte, su cosa sia la sintesi registica, su cosa sia l’utilizzo delle “immagini” tipiche del teatro contemporaneo. “Semenzella” è durato un’ora, lasciandoci parte dell’amaro che il popolo napoletano porta in bocca, calpestando e coltivando una terra che da “terra di fuoco” è diventata “terra dei fuochi”.

articolo e foto a cura di Marina Cioppa

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