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Dieci minuti di applausi e battimani a scena aperta per Aida che al Teatro Carlo Felice di Genova. 

E’ andato in scena sabato 15 dicembre, alle ore 15.30 al Teatro Carlo Felice di Genova la quinta replica dell’Aida di Giuseppe Verdi.  Un successo di pubblico quello genovese ampiamente annunciato, non soltanto per la celeberrima marcia trionfale che indiscutibilmente costituisce già di per sé un invincibile richiamo.

Applausi convinti del pubblico: teatro esaurito.  Un’Aida apprezzata soprattutto dal punto di vista musicale, con l’accuratissima direzione del maestro  Andrea Battistoni che si è confrontato con una delle partiture verdiane più complesse e difficili, armonizzando con grande efficacia i protagonisti e il coro, e senza trascurare i momenti lirici e intimi con quelli fastosi e celebrativi.

 

La voce di Svetla Vassileva (Aida) incanta sin da subito: perfezione vocale per la messinscena del personaggio e buone capacità sceniche. Vocalità precisa sin dall’Atto I che ne fanno apprezzare l’intera interpretazione. E se il tenore Marco Berti (Radamès) pare calante, dalla seconda metà dell’Atto I recupera perfettamente. Infine, applausi per il mezzosoprano rivale Judit Kutasi (Amneris) che da principio a conclusione si presenta impeccabile. Una messinscena nel complesso riuscita grazie alla direzione di Alfonso Antoniozzi che porta sul palco il grande tema dello scontro di civiltà, oggi più che mai attuale: a venire incontro al verosimile, la scelta di scritturare quindici ragazzi, con lo status di profughi, per il coro degli etiopi.. Aida, figlia del re Etiope, fedele al suo popolo e alla patria, e ancora Aida, innamorata di Radamés, l’eroe egiziano che ha vinto gli etiopi e li ha condotti in catene. Il cast è comunque tutto di buon livello.

Nel complesso un allestimento che, grazie alluso delle masse (essenziali per quest’opera), lo sfruttamento dei palchi mobili che caratterizzano il teatro genovese e le luci attente pensate da Luciano Novelli, merita uno sguardo o meglio merita di essere vista per provare ad immaginare un modo nuovo (da migliorare come ogni prototipo) per la messinscena del melodramma in tutte le sue forme.

Si tratta, comunque, di un “Aida” dei nostri tempi, senza sprechi e che a tratti taglia anche l’essenziale. Un’attenzione particolare al risparmio che in questo momento, visti i costi del teatro lirico, è senz’altro necessario, anche quando, come in questo caso, fa sparire sfingi, piramidi e tutta la magnificenza che Verdi aveva progettato.

Un balletto ben preparato da Luisa Baldinetti.

Pubblico numeroso, applausi prolungati.

 

 

Aida
Regia, Alfonso Antoniozzi
Videoscenografie, Monica Manganelli
Direttore d’Orchestra, Andrea Battistoni
Con
Svetla Vassileva – Aida
Judit Kutasi – Amneris
Marco Berti – Radamès
Angelo Veccia – Amonasro
Fabrizio Beggi – Ramfis
Seung Pil Choi – Il Re d’Egitto
Manuel Pierattelli – Un messaggero
Marta Calcaterra – Una sacerdotessa
Danzatori: Kevin Bhoyroo, Gioele Calorio, Gianpaolo Candelaria, Alessio Corallo, Nicola Marrapodi, Andrea Morelli, Carmelo Pitino, Mirand Pulaj, Alessandro Sollima, Michele Storto
Costumi, Anna Biagiotti
Coreografie, Luisa Baldinetti
Luci, Luciano Novelli
Assistente alla regia, Marco Castagnoli
Assistente alla regia, Gualtiero Ristori
Assistente ai costumi, Sara Micarelli
Collaboratori alle videoscenografie, Antonio Padovani, Stefano Benatti, Luisa Barbero
Nuovo Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro, Francesco Aliberti

 

 

Durata dello spettacolo:

-Prima parte  ( atto I ) 40 minuti
-Intervallo 25 minuti
-Seconda parte ( atto II ) 45 minuti
-Intervallo 25 minuti
-Terza parte  ( atti III e IV ) 70 minuti
Totale 3 ore e 25 minuti circa

Radamès e Aida. Lui è il capitano delle guardie egizie, lei una schiava etiope. Un uomo e una donna uniti dall’amore ma divisi dalla rispettiva appartenenza a due popoli in lotta. Il potere cerca di soffocare e manipolare il loro sentimento, loro resistono con fedeltà, onore e sincerità, ma al prezzo di una fine tra le più crudeli dell’intera storia dell’opera lirica. E tra le più commoventi. Il canto dei due innamorati condannati a morire sepolti vivi si spegne, morbido e dolcissimo, nel nulla, mentre chi resta (Amneris, figlia del Faraone, la rivale in amore di Aida) sussurra la parola che, nel mondo feroce di Aida, può essere solo una speranza: «pace».

Tutti conoscono la “marcia trionfale”, i baldanzosi squilli di fanfara che, nel secondo atto, celebrano la vittoria degli egiziani sugli etiopi. Ma lo sfarzo scenografico, i cori e le danze da grand-opéra sono solo la facciata di Aida. Dietro la maschera dell’esotismo, della passione egittologica diffusa in Europa alla fine dell’800, c’è un’opera sulla fragilità dell’amore, destinato a soccombere davanti alla forza bruta del potere.

Il Teatro Carlo Felice presenta il terz’ultimo titolo di Verdi, che nel 1871 inaugurò il Teatro dell’Opera del Cairo, in un nuovo allestimento con la regia di Alfonso Antoniozzi, reduce, come regista, dal successo riscosso nelle scorse stagioni genovesi con il dittico donizettiano Roberto Devereux e Maria Stuarda.

 

 

Patrizia Gallina

(Foto di Marcello Orselli)

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