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Il taglio della Mezzaluna segna l’esordio letterario di un giovane archeologo gragnanese, Angelo Mascolo,  nato nel 1987 a Castellammare di Stabia, che nella periferia della “Città della Pasta” trova la sua prolifica vena ispirativa.

Il romanzo è ambientato in una immaginaria località cilentana dove una serie di delitti sconvolge la tranquilla vita della piccola comunità locale, spezzando così la monotonia del paesino. Al commissario  Ferruccio Cammarota il compito di indagare sui misteriosi delitti e di svelare l’identità dell’assassino.

Magazine Pragma ospita il giovane e brillante autore Angelo Mascolo.

Lo stupendo paesaggio del Cilento fa da sfondo alla tua opera prima, pubblicata nell’Ottobre del 2014 dalla casa editrice David and Matthaus, che sta riscuotendo un ottimo successo. Come nasce la tua passione per la scrittura e come è nato il connubio tra te e questi tranquilli luoghi del salernitano?

L’incontro con la scrittura creativa è avvenuto in un momento delicato della mia vita, un periodo in cui mi sono trovato a gestire le difficoltà legale all’inserimento nel mondo del lavoro. La scrittura in toto è stata la mia scialuppa di salvataggio, il legno al quale mi sono aggrappato per non andare alla deriva. Il taglio della mezzaluna è un giallo nato dalla mia passione viscerale per il Cilento. Un Cilento che in questo romanzo assomiglia un po’ a un’onda di marea che appare e scompare sublimandosi, più che in una concreta posizione geografica, in un luogo della mente, in una terra selvaggia e di confine. Una terra liminale che, a mio avviso, si prestava meglio delle altre a far da cornice ai fatti di sangue raccontati nel libro e soprattutto a sbrogliare quella matassa di complessi e contraddizioni che danno forma all’anima nera presente in ognuno di noi.

Il prossimo 23 aprile ci sarà la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, l’evento è stato lo spunto per te di impegnarti in una “tournèe” letteraria di presentazione del tuo libro. Quali  sensazioni stai riscontrando?

Portare il libro tra la gente credo rappresenti la parte più affascinante dell’essere scrittore, dato che per una storia esistono diversi momenti: quello che vive l’autore e soprattutto quello che vive il lettore, che sovrappone al racconto le proprie emozioni, il quotidiano, le gioie, i dolori. Stando tra le persone mi sono sempre più convinto che sia proprio della nostra condizione essere legati a una storia. Forse perché è un modo, il più bello, per sentirsi legati a questa vita.

Il commissario Cammarota, protagonista del tuo racconto è un personaggio burbero, dai modi a tratti sgarbati, condizionati peraltro dalla gastrite che lo tormenta, tenace nel suo voler scoprire la serie di omicidi che sconvolge la tranquilla cittadina cilentana, fedele al principio di legalità. Ti rivedi caratterialmente nel protagonista?

Ferruccio Cammarota è un poliziotto vecchio stampo, all’inglese direi. Un personaggio che ha una concezione manichea della giustizia: da un lato il bene, l’ordine; dall’altro chi delinque violando l’ordine costituito. Una filosofia essenziale, che si fonda sul rispetto delle regole. Apparentemente una logica semplicistica, eppure i valori di Cammarota sono proprio quelli che mancano al nostro tessuto sociale, nel quale regna il disordine, l’arbitrio ed inevitabilmente la corruzione.

Nazim Hikmet scriveva che “Il libro deve essere vento e aprire le tende”, credi che le tue opere possano far provare ai lettori il brivido della raffica di vento che consenta di spalancarle?

E’ proprio di questo genere letterario il brivido, la suspance finale. Tuttavia, però, ritengo che l’aspetto essenziale stia nella cura dell’intreccio, delle storie, dei personaggi. Paradossalmente l’anima noir non risiede nel sangue, ma nella comprensione delle dinamiche che hanno condotto al fatto delittuoso. E’ un esercizio di logica, di sfumature, di psicologia. Se si riesce a fare questo, si riesce a conquistare il lettore ancor prima della fine del racconto.

E’ in lavorazione un tuo secondo romanzo ambientato nella Castellammare degli anni ’40, quanto tempo dovrà attendere il pubblico per l’uscita del tuo secondo e attesissimo lavoro?

Quello legato alla città di Castellammare di Stabia è un progetto narrativo di ampio respiro. Un’idea partita grazie alla collaborazione con alcuni studiosi e storici locali, riuniti intorno all’associazione “Libero Ricercatore”. Nelle mie intenzioni è prevista la stesura di una tetralogia, quattro storie che partiranno dall’anno 1947. Attualmente è in fase di ultimazione il primo capitolo di questa serie. Circa i tempi di uscita, ci stiamo lavorando. Ma il tutto dovrebbe avvenire entro la fine di quest’anno.

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