I DINAMICI SFIGATI DI BAGNOLI
“LE INDAGINI DELL’1 VARRIALE”

un’opera di AMEDEO CARAMANICA
distribuita da Magazine Pragma

UN OMAGGIO AGLI INFATICABILI POLIZIOTTI DI PERIFERIA – GIALLI POLIZIESCHI

I casi e i personaggi sono completamente inventati, ogni riferimento a persone o cose è del tutto casuale.
Riproduzione Vietata, ogni abuso sarà perseguito a norma di legge

Le puntate precedenti: 1 – 2 – 34

QUINTA PUNTATA

Il caso Sarno e il rompicapo degli “incauti debiti”.

Proseguono le indagini sulla “Donna di Coroglio”.

I due ispettori si avviarono verso l’ufficio della vice ispettrice Manna e il vice ispettore Ruotolo, ma ad un tratto l’ispettore Calopreso guardò l’orologio, nientemeno si erano fatte le due. Allora fermò l’ispettore superiore di botto:

<<Gennà, so’ le due, che dici, facciamo una capatina alla tavola calda?>>

<<Alla tavola calda per il pranzo, Andrè?! Qua se il ferro non si batte a caldo, si raffredda e addio indagini!>>

<<Solo un pezzo di pizza in piedi … Penso che il caso possa pure aspettare per una mezz’ora, o no?>>

<<E vada pe’ sta pizza in piedi! Aspetta, però, fammi chiedere alla Manna del caso Sarno.>>

«D’accordo, Gennà …», e si affacciarono alla porta dell’ufficio della Manna.

<<Manuela, è trapelato tra le carte o al computer qualcosa di nuovo sul caso dell’imprenditore di Bagnoli?>>

<<Niente, Gennà … Solo che, come sai già, dalle prime indagini svolte da me e da Franco, negli ultimi mesi l’imprenditore navigava sempre più in brutte acque. Aveva dei grossi debiti da pagare, in banca aveva il conto in rosso e aveva chiesto un prestito che gli era stato negato, come risulta, ma continuava l’attività come se avesse dei fondi in nero, come hai detto già tu. Non è trapelato altro.>>

<< Come se avesse? Sicuramente aveva dei fondi in nero ma sostenuti da chi? Qua sta il rebus … Ti ricordi? “Incauti e terribili debiti”, ha scritto nella lettera alla moglie e alla figlia … Poi improvvisamente anche quei fondi potrebbero essergli venuti meno o addirittura chi glieli passava gli ha comunicato che li saldasse, senza nessuna via di scampo, e allora gli è caduto il mondo addosso e si sarebbe buttato… >>

«Si sarebbe buttato … Si è buttato … Tu continui ad usare il condizionale …», sottolineò la vice ispettrice.

«Cara Manuela, a me pure il suicidio mi continua a puzzare.>>

«Però, Gennà, so che ha lasciato una lettera di addio alla famiglia, dove chiariva le sue intenzioni>>, controbatté la Manna.

«E chi te lo dice che non l’abbia scritta in un altro momento, sotto dettatura, con una pistola alla tempia? Mi ha detto Sandri del 113 che gliel’hanno trovata addosso, ma la figlia l’ha pretesa come ultime volontà del padre indirizzate a lei e alla madre.>>

«Ah! Infatti manca tra i reperti. Come mai? Allora bisognerebbe farsela dare, esaminarla e metterla agli atti. Magari troviamo delle impronte. Che ne dici?>>

<<Mi ha detto Sandri che quelli della scientifica l’hanno esaminata al momento del ritrovamento sul cadavere e non hanno trovato tracce. La figlia, poi, a casa, durante l’interrogatorio, mi ha assicurato che quella era la calligrafia del padre senza ombra di dubbio, e, quindi, gliel’ho lasciata, perché ho pensato che il padre se l’è messa in tasca proprio per farla recapitare subito ai familiari.»

«E allora, Gennà, perché queste tue perplessità per il suicidio?>>

«Chiedo scusa, Ispettore, – s’intromise Ruotolo – ma stavolta pure io sono d’accordo con Manuela.>>

«Però, se quei disgraziati, che l’hanno buttato giù, gli avessero messa in tasca quella maledetta lettera – alibi”, scritta, come dicevo, sotto dettatura di una pistola, immediatamente prima del delittuoso gesto, manovrando con dei guanti, avrebbero ottenuto proprio quello che noi ci siamo ammoccati? Non vi pare?>>

«Gennà, scusami, gli rintuzzò con garbo la vice ispettrice, non te la prendere, ma certe volte fai come facevi al corso, volevi avere ragione sempre tu …»

«Perché voi avete fatto il corso per ispettori insieme?>> chiese meravigliato Ruotolo.

«Il primo corso. Lui, però, lo vinse, mentre io fui bocciata e ci perdemmo di vista…»

«Lei però si è rifatta due anni dopo, riuscendo brillantemente come una delle prime vincitrici del corso.>>

«Già. Poi ci siamo ritrovati qui al commissariato di Bagnoli. Ho avuto modo di conoscere la moglie, la professoressa Fimiani, e siamo diventate amiche.>>

«Ecco perché vi date del tu?>>

«Già. Perciò mi posso permettere stavolta di dire al caro ispettore superiore, mio amico, con molta franchezza, che ritengo la sua tesi dell’omicidio un po’ artefatta, e continuo a sostenere la tesi del suicidio.>>

<<E pure io, mi scusi Ispettore, mi sono fatta questa convinzione», precisò Ruotolo.

«Scusami, Gennà, ho l’impressione che pure tu stavolta ti stia “arrampicando sugli specchi”, come spesso dici a me …» concluse l’ispettore Calopreso, che aveva assistito impassibile alla diatriba.

<<E va bene.  Forse avete ragione voi. Certe volte “sta capa mia si fissa e me fa sbandà”. Divento veramente il “Bastian contrario” che tutti conoscete.

«Dai, adesso! Non fare il permaloso, che non sei …» lo rincuorò la vice ispettrice.

«Permaloso?! Certe volte mi sembro un fissato. Comunque, se è suicidio, per me è sempre suicidio, indotto, procurato, istigato, bisogna, quindi, cercare chi glieli passava sti soldi in nero, cioè l’usuraio o anche gli usurai o addirittura la malavita per estrometterlo dalle imprese legali, tanto da costringerlo a togliersi la vita. … »

<<Di questo siamo convinti pure noi, è vero, Franco?>>

«Certo. Qualcuno che l’abbia costretto a suicidarsi c’è stato senz’altro.>>

«Bene. Allora, Ruotolo, scusami se te lo chiedo, ma si potrebbero ricavare dal computer delle foto di usurai della zona, magari allargando anche il giro nelle zone limitrofe, in modo che, poi, si potrebbe chiedere a qualcuno degli operai se ne abbiano visto mai qualcuno avere contatti con il Sarno?>>

<<Certo, Ispettò. Li abbiamo tutti schedati. Faccio subito una ricerca, una stampa e poi io e la vice ispettrice Manna ci mettiamo all’opera.>>

<<Certo tu e la vice ispettrice Manna! Dopo, però … Ora andiamo tutti a rifocillarci, come ci ricorda la pancia di Andrea, e poi ci rimettiamo all’opera.>>

<< E che diavolo, Gennà!  Io credo che una pausa pranzo non faccia svanire i “casi”, o no?>> chiosò, ridendo, il Calopreso.

<<Ha ragione, Andrea …>>, disse la Manna. E tutti almeno per una mezz’ora misero da parte le indagini.

Dopo la veloce sosta, la vice ispettrice Manna e il vice ispettore Ruotolo tornarono in ufficio a fare le loro ricerche, mentre l’ispettore superiore Varriale e Calopreso si portarono in Via Ascanio a interrogare la signora Alvise.

La signora li accolse con gentilezza e per poco non svenne quando l’ispettore le comunicò la ferale notizia. Cinque minuti dopo, calmatasi, la povera donna cercò di rispondere a qualche domanda dei poliziotti.

<< Da quando tempo è qui da voi a lavorare?>>

<<Da più di un anno, signore ispettore, ma con regolare permesso: è stata la prima cosa che mi ha mostrato. >>

<<Proveniva dalla Tunisia? >> << Sì, da Tunisi … Mi diceva che era scappata perché il padre l’aveva promessa in sposa a un tunisino …>>

<<In sposa a un tunisino, avete detto?!>>

<< Sì, un tunisino molto più grande di lei e che lei non amava, ma per la legge e religione del suo paese l’avrebbe dovuto sposare per forza, per contratto. Allora aveva pensato di scappare ed è venuta in Italia.>>

La mente dell’ispettore superiore cominciò subito, come al solito, a eccitarsi, a congetturare, a macinare ipotesi …  <<E non si è mai fatto vivo a casa vostra questo tunisino-fidanzato molto più grande di lei? Non l’avete mai conosciuto di persona?>> chiese.

<<Veramente di persona no! E si sarebbe dovuto permettere! L’avrei preso a scopate e l’avrei fatto “ruciuliare” pe tutte ‘e scale”, per quanto è vero che mi chiamo donna Luisa Alvise!! Una volta mi ha solo mostrato la foto di quest’uomo, e francamente aveva ragione: era troppo brutto e molto più grande di lei. Sarina, dottò, è una bella ragazza …>>

<<Purtroppo, era una bella ragazza! Comunque sapreste fare un identikit di quest’uomo?>>

<<Ma come l’ho visto in fotografia? E come no! Era così brutto che mi è rimasto impresso!>>

<<Bene allora venite con noi in caserma, traccerete con il responsabile l’identikit di quest’uomo e poi l’ispettore vi riaccompagnerà a casa … Caro Andrea, che strano indizio mi frulla per la testa!>>

<< Quale?>>

<<Mai vendere prima la pelle dell’orso … A tempo debito lo saprai …>>

Dopo non più di una mezz’ora, che erano giunti in ufficio, nelle mani dell’ispettore superiore era la figura del volto del tunisino. La sottoposero a Marco Lo Presti, il quale subito in quell’uomo riconobbe uno degli individui che al Circolo dell’Italsider la sera precedente era tra quelli che se la spassavano con la ragazza. Era anche quello, però, sostenne il ragazzo, che pareva che la ragazza tenesse più a bada e respingesse ogni volta che le si avvicinava per parlarle o per invitava a ballare.

<< Se il fiuto non m’inganna – aggiunse l’ispettore –  la ragazza forse già“fatta”, cioè sotto l’effetto della droga …>>

<<Ma il dottore non ha parlato affatto di droga, Gennà …>>

<<Certo senza autopsia come poteva parlarne?>>    << Già …>>

Proprio in quel momento, però, trillò il cellulare dell’ispettore superiore.

<<Pronto? Il dottore Lo Versi? E che miracolo è questo! Ah, è il miracolo del compleanno! Auguri, dottore!>>

<<Esimio Simenon, fa meno il buffone e prenditi queste notizie …»

«Un attimo, dottò» e mise il viva voce richiamando l’attenzione di Calopreso. «Prego, dottò …»

«Ce l’avete fatto a darmi udienza, caro ispettore? Ecco: sul suicida di Bagnoli nessun elemento che faccia pensare a qualcosa di strano, s’è “vuttato abbascio e basta”, invece la donna di Coroglio era drogata e poi è stata avvelenata … Ho trovato tracce di cianuro nell’organismo …>>

<<Dottore, e non mi potevate dare una notizia più splendida!>>

<< Mo’ le notizie sulla droga e sul cianuro sono splendide?>>

<< Certo forse ci fa risolvere il caso in men che non si dica …>>

<< E già, mi ero dimenticato che il figlio del sovrintendente si “faceva” …>>

<< Si faceva una volta, ma da un paio di anni mi risulta che è completamente pulito, anzi pare che l’assassino sia una persona molto diversa da lui …>>

<< Lo so, tu faresti di tutto per salvare uno della famiglia …>>

<<Io farei di tutto per consegnare alla giustizia il vero, non il presunto assassino. Grazie, caro dottore, e ancora tanti auguri!>>

«E già, auguri al “sisco”!» e il dottore chiuse bruscamente la comunicazione.

<< E ora che facciamo, Gennà?>>

<<Una cosa semplicissima, Andrè, cercheremo di avvicinare gli extracomunitari e di sapere se conoscono questo tunisino o se per caso l’hanno visto in giro.>>

<<Perché pensi che sia arrivato con uno dei barconi dei tanti derelitti che attraversano il Mediterraneo con lo scopo di ripigliarsi la sua promessa sposa? Qui l’ha incontrata, la ragazza si è rifiutata, e lui l’ha tolta di mezzo? Non credi che un’accusa del genere possa reggere?>>

<<Certo che potrebbe reggere … Anzi mi convinco, per la miseria, che sia andata proprio così …>>

<<A me, invece, dà solo un input, non un convincimento pieno …>>

<<E perché, scusa?>>

<<Andrea, ma tu dimentichi il biglietto del “fringuellino” con il nome di Marco Lo Presti? Un tunisino, arrivato qui in Italia e a Napoli chissà come, incontra il fidanzatino della ragazza, riesce a sapere che si chiama Marco Lo Presti, che ha il nomignolo di “fringuellino” e lo mette in mezzo per farlo accusare e stornare le indagini su di lui? Mi pare troppo campato in aria per la verità …>>

<<Hai ragione. Per arrivare alla verità, non bisogna mai fermarsi al primo impatto!>>

<<Perché credi che sia facile arrivare alla verità?>>

<< Ci hai proprio ragione. Mai fermarsi al primo impatto.>>

<<Già. Questa la dote del vero poliziotto.>>

E i due poliziotti cominciarono a “spron battuto” le loro ricerche. Misero sotto sopra gli archivi della polizia: niente. Passarono in rassegna tutti i “vu cumprà” che erano nella loro zona e gli extracomunitari ai semafori. Nessun risultato. Poi passarono l’identikit alle altre caserme della polizia di Pianura, Pozzuoli, Quarto, Monteruscello, Bacoli. Niente.

<<Forse non pensi, Gennà, che sarebbe il caso di far trasmettere l’identikit in televisione da Tony Talpa?>>

<<Ah! E vorresti ancora una volta dare spago alla sua burbanza mediatica in contrapposizione ai nostri sistemi? Nel caso potrebbe essere un buon passo trasmettere l’identikit alla polizia tunisina>>

<< Ma se non è schedato, non sarebbe un buco nell’acqua?>>

<<Andrè, ricordati che il nostro lavoro consiste nell’indagare ai quattro venti … Si va per esclusione …>>

<< Quindi, scusa, ma anche Tony Talpa dovrebbe essere inserito nei “quattro venti”, non ti pare?>>

<<Ho capito: “mass media contro intuito”,” tecnica contro fiuto”. E va bene, passa pure la palla a Tony Talpa.>>

L’ispettore Calopreso non se lo fece dire due volte e cinque minuti dopo l’identikit era già nelle mani del “giornalista mediatico” di Telesensational, il quale, ridendosela sotto i baffi, accolse l’immagine dell’uomo come un trofeo.

Meno male, però, perché alcune ore dopo, la polizia tunisina rispose:” Non identificato, sconosciuto …”, mentre, proprio in seguito ad una telefonata anonima alla redazione di Tony Talpa, si venne a sapere che un tipo simile era stato notato qualche volta nella zona tra Lago Patria, il Villaggio Coppola e Castel Volturno.

La sera stessa le indagini furono spostate in quelle zone, ma non diedero nessun risultato, tanto che il Vice Questore De Blasi, dopo aver sbuffato per quella testardaggine del suo sottoposto, e la stessa dottoressa Nappi, il p.m., consigliarono per il momento di abbandonare le ricerche in quella zona.

E, per quella sera, anche l’ispettore superiore Varriale si fece convincere ad abbandonare la pista della zona di Lago Patria – Castel Volturno.

Così mentre l’ispettore Calopreso dava un passaggio più che interessato alla dottoressa Nappi, con la quale gli approcci dell’ispettore di prima nomina erano sempre più frequenti, anche se finivano sempre con una certa resistenza della donna, che sembrava nascondere un misterioso segreto, l’ispettore Varriale tornò pure lui a casa, ma era spossato, tanto che, dopo aver salutato velocemente e in silenzio i componenti della famiglia, sotto lo sguardo indagatore e silenzioso della moglie, si portò nel bagno a darsi una sciacquata al viso. E qui ebbe modo di guardarsi nello specchio: aveva una faccia stanca e stralunata, lui che aveva sempre un viso schietto e allegro; si stropicciò gli occhi stanchi e smarriti irriconoscibili al suo sguardo sempre vivace; addirittura pure i suoi capelli, di solito in ordine e pettinati, erano scarmigliati. Altro che “sfigato”! Le difficoltà dei due casi e l’arroganza del superiore l’avevano sfinito.  Allora cercò di ricomporsi, si pettinò alla meglio, abbozzò il suo solito sorriso e raggiunse la famiglia, che l’aspettava, stranamente in silenzio, già a tavola.

Cenò velocemente, ma a tavola ebbe modo di “fare anche il padre di famiglia”: si occupò della “giornata” dei figli, chiese se avessero fatto i compiti, se a scuola tutto filava liscio, accompagnò a letto il figlio più piccolo, si concesse qualche sporadica coccola con la moglie davanti al televisore, ma poi non ce la fece più e andò a letto. Lei capì subito che aveva un caso ingarbugliato per le mani e che, quando capitava, aveva bisogno in sogno dell’assistenza paterna dall’aldilà, come le diceva lui. Tanto che spesso lo prendeva in giro, senza ovviamente propalare la cosa. Stranamente, però, ogni volta che le riferiva che il padre gli era apparso in sogno, dopo poco il caso, anche quello più ingarbugliato, giungeva a soluzione.

Anche quella notte, allo spossato ispettore capo, tra veglia e sonno, sembrò che il sovrintendente, Peppino Varriale, il padre, gli apparisse e gli sussurrasse: <<Guagliò, mio caro “Scioccolm”, – così per prenderlo in giro storpiava il nome di “Sherlock Holmes”, il famoso personaggio di Arthur Conan Doyle – apri gli occhi … Marco Lo Presti non c’entra … Cerca altrove …>>

<< Ma dove, papà? Devo seguire le tracce del tunisino, che per il momento sembra si sia volatilizzato?>>

<<Ah! Questo non sono autorizzato a dirtelo. Affidati al tuo intuito …>> E cercò di scomparire.

<<Ma aspetta, dimmi qualche cosa in più … Non fare come al solito …>>

<<E no, caro il mio ispettore, la carriera si fa con la bravura, l’intuito, le indagini e il lavoro continuo … Così vuoi fare carriera? Così vuoi diventare commissario a pieno titolo e non solo sostituto, e magari vice questore aggiunto?>>

<<Lo so, come hai fatto tu …>>

<<Come ho fatto io? Purtroppo io avevo la stoffa, ma non i titoli, e dovevo piegarmi all’arrampicamento sugli specchi dei miei superiori, fino a quando non arrivavano ai miei suggerimenti.  Alla fine, però, i meriti erano tutti i loro …>>

<<Ho capito. Tu, insomma, tramite me, ti vuoi prendere la rivincita …>>

<<La rivincita? Affatto, solo i meriti che mi spettavano e loro mi toglievano …>>

<<Non ti preoccupare … Ti prometto, tramite me, di farti arrivare a commissario e magari a Vice Questore Aggiunto … >>

<<Speriamo … Ma datti da fare, ormai hai quarant’anni! Aguzza il cervello e procedi! Ciao, quando prima ti vengo a controllare …>> E sparì, mentre l’ispettore si svegliava madido di sudore. Guardò la moglie. Continuava a dormire tranquilla. Allora si alzò senza far rumore, andò in bagno, si asciugò il sudore e tornò a dormire, pensando che lui l’avanzamento di carriera purtroppo se lo doveva guadagnare con il “sudore della fronte” e con la “perspicacia dell’intuito”.

Intanto nei due giorni successivi le indagini dei due casi proseguirono, senza raggiungere nessun esito di rilievo. Sul “caso Sarno” le indagini erano state indirizzate in particolare sugli usurai, che avrebbero potuto avere contatti con l’imprenditore. Tutte le foto, però, degli indiziati, mostrate ai dieci operai che lavoravano con l’imprenditore Sarno, non avevano dato nessun risultato. Anche sul “caso della Donna di Coroglio” si continuava a fare “un passo in avanti e due indietro”, soprattutto perché, mentre l’ispettore Varriale continuava a sostenere che Marco Lo Presti non c’entrava per niente, il Vice Questore Aggiunto, la dottoressa Nappi e anche gli altri poliziotti protendevano, invece, per la sua incriminazione, nonostante il ragazzo continuasse a dichiararsi innocente.

<<Varrià, e per piacere, ti prego, ti scongiuro, non fare il solito “Bastian contrario per la miseria!”, lo riprendeva il Vice Questore con voce imperiosa. Guarda che abbiamo indizi più che plausibili contro il giovane.>>

<<E quali sarebbero, questi indizi plausibili, dottò? Un messaggino del cellulare e un nomignolo, “fringuellino”, lasciato a bella posta dall’assassino, per farsi prendere in men che non si dica? Ma vogliamo scherzare?>>

<< E non scherziamo! … Ma tu capisci, Varrià, che ci massacrano come difensori ciechi e insensati della “famiglia della polizia”? E quel Tony Talpa, poi, che continua integerrimo a metterci in ridicolo!>>

<< Se il mio intuito non mi tradisce, caro Vice Questore, gli daremo veramente “scacco matto” a quel fottuto di giornalista televisivo nella prossima trasmissione …!>>

<< “Il mio intuito” …, “gli daremo scacco matto” …, “le solite prese di posizioni” …, “non vi preoccupate …, io risolvo “… Poche chiacchiere, Ispettò, e sbrighiamoci, invece! Ma hai capito che ormai sono passati due- tre giorni, mi pare, di intense ricerche e siamo su di un binario morto? Va a finire che, invece, del fatidico scacco matto, come dici tu, stavolta ce la pigliamo tutti nel sedere, altro che! >>

E la Nappi, che ora assentiva alle parole dell’uno, ora alle parole dell’altro, non potette che concludere alla fine che in fondo il Vice Questore aveva ragione e che Varriale, invece, si sbrigasse a imboccare la strada senza intoppi.

Allora l’ispettore capo capì il malanimo del padre, buon’anima, contro i superiori, che in genere vogliono la soluzione su di un piatto d’argento e subito …  E cercò, durante le due notti successive, di dormire quanto più a lungo fosse possibile, perché il padre gli venisse in sogno e lo aiutasse in qualche modo. Purtroppo non ebbe nessun segno, alcun flash né sull’uno né sull’altro caso. Neppure delle soffiate. Solo una notte, senza che gli venisse in sogno, mentre in pigiama andava a bere in cucina, gli parve di sentire la sola voce del padre che gli diceva:<<’E solde, i soldi, caro Scioccolm! E che mmerda del diavolo sono i soldi!>> Basta.

Parole, però, che lo frastornarono maggiormente, perché lo costrinsero ad arrampicarsi ancora una volta sui proverbiali specchi, per cercare di dare una possibile interpretazione alla frase. “A chi, infatti, potevano riferirsi quelle parole? Al “caso Sarno di Bagnoli” o al caso della “Donna di Coroglio”? “E che volevano significare?” In fondo – pensava – che i soldi avrebbero potuto essere sia la causa del suicidio dell’imprenditore di Bagnoli, movente più probabile, sia anche causa dell’assassinio della donna di Coroglio, magari – e perché no? – per un semplice furto subito dalla donna, venuta sulla spiaggia a smaltire la sbornia, e finito male.

Cosa, però, che avrebbe portato il caso della donna di Coroglio su un binario completamente nuovo, finora inesplorato. Apriti cielo per i superiori!

Sì, perché il Vice Questore continuava a rompere e lui era sempre più sulla fatidica graticola. Senza contare che a ogni novità, Pasquale Scimone, il piantone, come metteva piede negli uffici, lo assillava con una nuova “smorfia” e con nuovi numeri: <<Duttò, allora le indagini portano a un nuovo terno: 46-‘e denare; 78-‘a femmena; e 79 -‘o ladro … Non vi pare?>>

E lui non poteva che rispondergli a tono: <<E 18 -‘o sanghe ca te faccio ascì io, Pascà, se non la smetti di rincretinirti appresso ai maledetti numeri del lotto! Non c’è niente da fare! Sei proprio un napoletano, nato, crisciuto e pasciuto!>>

(Insomma per il “caso della donna di Coroglio” chi aveva veramente ragione i Capi della polizia o il consueto “Bastian contrario”, com’era apostrofato l’ispettore Varriale? E per il “caso della morte dell’imprenditore di Bagnoli” è acclarato il suicidio o il lettore si deve aspettare un colpo di scena? Alla prossima puntata.)

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