Intervista a Francesco Mangiacapra: da avvocato ad escort

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Francesco Mangiacapra, autore di Il Numero Uno – Storia Di Un Marchettaro, la biografia di un giovane escort.

Francesco Mangiacapra, 30 anni, ex avvocato, oggi escort

Francesco Mangiacapra oggi ha 30 anni ed è un ex avvocato che ha abbandonato la sua carriera forense, per una carriera da escort. Già famoso per fatti di cronaca, come il caso di Don Luca Morini, in arte Don Euro, che usufruiva dei soldi della chiesa per festini privati con droga e prostituzione, Francesco fu il testimone chiave nel  processo ecclesiastico.
Oggi torna sulla scena con la pubblicazione di “Il  Numero Uno – Confessioni di un marchettaro”, un libro autobiografico dove si racconta e ci racconta i retroscena più segreti della vita di un ragazzo Escort.
Conosciamo dunque meglio l’uomo dietro il preconcetto.

Quale molla è scattata in te per farti abbandonare il lavoro di avvocato e diventare gigolò?

Ero laureato in giurisprudenza e senza una indipendenza economica né prospettive lavorative, come tanti della mia generazione. Un giorno in cui mi sentivo niente in confronto a quello che sono dentro, una persona -con cui non sarei mai andato gratis- mi propose di pagarmi per fare sesso e io mi incuriosii. Accettai, non perché volessi prostituirmi né perché avessi impellente bisogno di denaro, piuttosto per nutrire la mia autostima. Non sarebbe stata l’idea di prostituirmi a privarmi della dignità, lo era piuttosto l’assenza di emancipazione, per cui avevo tutto da guadagnare e nulla da perdere.

Di cosa parla il tuo libro?

E’ una personale rivendicazione di dignità e trasparenza, perché restituisce in maniera inusuale ma concreta il senso più profondo della precarietà. La dignità delle puttane che col denaro si tengono lontane dalle sozzure dell’anima altrui, e la trasparenza di un santo, perché pochi come me sanno essere onesti con se stessi nel realismo della vita.

Perché hai sentito il bisogno di scrivere un libro?

Della prostituzione maschile è stato detto e scritto poco.
Sono poche le persone disposte a raccontarsi e capaci di farlo con trasparenza e lealtà, senza temere il giudizio e lo stigma.
E pochi come me hanno la capacità di mostrarsi per quello che si è, senza tentare di negoziare con la società la propria dignità; “per essere padroni della propria vita non occorre la sola intelligenza, ci vuole coraggio”. Il mio libro è uno squarcio sull’ingiustizia del precariato italiano, creato da una classe politica miope ed egoista. Non è un riscatto per le mie giornate passate a lavorare 8 ore al giorno, compresi sabato e festivi, per poche centinaia di euro al mese, quanto piuttosto una denuncia sull’immoralità e sull’ipocrisia. Un modo per affrancarsi dalla schiavitù intellettuale che oggi ci impone la società. Una schiavitù percepita come “normale” solo perché “normalizzata”, “normata”. Non è il tentativo di cercare l’assoluzione o la comprensione di chi legge ma, casomai, solo un ulteriore mezzo per rivendicare la mia identità ideologica. Non un invito a prostituirsi né un manifesto di categoria, “Il Numero Uno – Confessioni di un marchettaro” nasce dalla solitudine, dalla rabbia, dall’orrore verso i lati più beceri dell’ipocrisia umana ma soprattutto dall’inaccettazione dell’ordine costituito delle cose, dalla vulnerabile sensibilità di sapere che dietro al velo c’è la verità. Nasce dall’impegno a conseguire quella vita, che se non fosse costellata di orrori, non ci permetterebbe di contemplare le bellezze che le cadute ci offrono.

Il cliente più particolare che hai avuto?

La rosa della clientela è talmente ampia e diversificata per sesso, estrazione sociale, età, stato civile, professione, orientamento sessuale, provenienza geografica che di fatto non esiste nessun prototipo di cliente. Le persone più insospettabili, però, sono sovente quelle che più vivono un rapporto conflittuale con le proprie fantasie sessuali, che inevitabilmente finiscono per salire a galla tanto più prorompenti quanto più è veemente la loro fatica nel reprimerle invano. Le richieste più strane paradossalmente non sono legate al sesso: persone che pagano per farsi insultare, percuotere, torturare. Persone che pagano per venire a pulirmi casa. Una volta una persona si presentò con un pannolino. Un altro ci teneva a conservare il preservativo con il mio sperma.

Quanta prudenza c’è nel mondo dei gigolò per prevenire malattie sessualmente trasmissibili?

Personalmente ho sempre fatto sesso protetto. Per fortuna, non ho mai contratto nessuna infezione sessualmente trasmissibile, a differenza di tante persone che non fanno il mio lavoro! Quando qualcuno, solo per l’attività che svolgo, dubita del mio perfetto stato di salute mi piace rammentargli che i casi peggiori di persone che fanno sesso non protetto non li ho visti né tra i miei “colleghi” né tra i miei clienti ma, paradossalmente, proprio tra le persone “insospettabili”, le stesse che stigmatizzano e additano me.
Molti casi di contagio avvengono proprio tra persone poco avvezze al sesso occasionale, che si fidano delle poche persone con cui vanno. Per beccarsi l’HIV non bastano cento scopate con il preservativo, ne serve appena una senza! L’errore più grave che si possa fare è quello di ritenere che esistano categorie di soggetti più a rischio rispetto ad altre: oggi le malattie si diffondono proprio a causa dell’ingiusta fiducia che si attribuisce a determinati partner che erroneamente non si ritiene a rischio. Anche quest’anno, in occasione della giornata mondiale della lotta all’AIDS ho scelto di pubblicare il mio test HIV perché da persona sana cerco di dare il mio contributo mantenendo alta l’attenzione sull’utilizzo del preservativo affinché la mia battaglia personale, sociale e politica contro i contagi sia un esempio concreto.

Ti sei mai pentito della tua scelta?

Quando i miei colleghi di università che hanno optato per la carriera forense si lamentano di non poter arrivare a fine mese, di non potersi permettere di andare a vivere da soli o di comprarsi la macchina, quando si lamentano di non riuscire a coprire le spese con i guadagni perché il mondo dell’avvocatura è inflazionatissimo, mi convinco sempre di più che non c’è davvero nessun motivo per non poter condividere la mia scelta di appendere al chiodo il titolo di avvocato, conseguito con sacrificio e senza raccomandazioni. L’attività di un escort è certamente meno longeva di altre, ma più fruttuosa. Senza dubbio, mi lascerà una sicurezza economica su cui poter contare anche in futuro. E il mio futuro non è più incerto di quello di qualunque mio coetaneo laureato che lavora in un call center con un contratto a tempo determinato. E poi perché mai dovremmo negoziare con la società, continuamente, cosa poter fare e cosa non poter fare con il nostro corpo e sul nostro corpo?
Io ho sempre vietato al prossimo di rendersi padrone della mia vita e se provassi timore per l’altrui giudizio, allora sarei di fronte al mio padrone o a chi tenta di esserlo.

Hai mai avuto problemi con un cliente?

Nella prostituzione di un certo livello c’è molto rispetto verso chi si prostituisce: il mio è l’unico lavoro dove non è il cliente ad avere sempre ragione. Nel mio lavoro il capo sono io e i miei clienti non si sentono mai in diritto di avere ragione ma, al contrario, mi rispettano e mi ammirano, mi desiderano, mi bramano. Talvolta mi temono, sperano di non irritarmi, manifestano riverenza.
E forse questo privilegio mi ha reso incompatibile ad altri lavori.

Quali sono i rischi del tuo mestiere?

Chi si prostituisce trova il modo di vendersi ma non sempre trova più gli stimoli per darsi. La mia pazienza è sempre più inversamente proporzionale al mio conto in banca. Ed a differenza dell’impiegato che fa le sue 6/8 ore, o del libero professionista che fa le sue 12/18 ore e che torna a casa e si spoglia della sua attività diventando ‘persona’ io, agli occhi del mondo, resto sempre quello che si prostituisce, l’escort.

Di solito il lavoro condiziona gran parte della vita di una persona, dai rapporti umani, alla famiglia, all’amore. Come fai a conciliare il tuo lavoro con tutto questo?

Nei rapporti sociali il marchio delle mie scelte mi preclude spesso occasioni di relazione e di incontro. Il mio guadagno è anche frutto delle mie rinunce sociali, della condanna che le persone mi impongono. È questo che vorrei si tenesse presente in primo luogo quando si pensa a quanto incasso per venti minuti di lavoro.
Terminati quei venti minuti io continuo a portare una macchia indelebile che non nascondo, perché non mi vergogno delle mie scelte, le rivendico in quanto facenti parte della mia libertà, della mia autonomia, della facoltà di disporre del mio corpo come del mio intelletto. La mia attività mi ha dato modo di capire quanto spesso le persone reprimano non soltanto le proprie pulsioni, ma addirittura le proprie esigenze, i propri diritti, il tutto per inseguire un modello di famiglia e di società che in molti casi è solamente apparenza. Ecco perché mi reputo un vero militante. Un testimone dei miei tempi. Un uomo libero che critica, con il proprio modo di essere e di vivere, il contesto politico e umano in cui porto avanti la mia esistenza.

Sei mai stato discriminato per il tuo lavoro?

In circolazione c’è più gente che per salvarsi la faccia non ammette di prostituirsi per mestiere e poi alla fine per opportunismo vende corpo, intimità e attenzioni in cambio di speranze, favori, raccomandazioni e occasioni, ma con la pretesa di salvare la facciata per restare le persone integerrime che vorrebbero apparire ma che non sono. Il coraggio delle proprie idee è un lusso che pochi sono in grado di potersi permettere e che molti morbosamente sanno soltanto condannare perché intimamente desidererebbero conseguire. Chi si prostituisce per mestiere non svende la dignità, perché conserva l’onore dell’onestà di essere se stesso fino in fondo e di arrivare a ottenere ciò a cui ambisce solo ed esclusivamente con i propri mezzi e non tramite l’altrui intercessione. E se qualcuno pensa che la mia sia una scelta di comodo gli cedo il mio posto, anche se dubito che altri saprebbero occuparlo come lo occupo io.

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