“Mala fede”di Giovanni Taranto, terzo capitolo della saga del Capitano Mariani, recensione

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Con la pubblicazione di Mala fede (Avagliano Editore), il Capitano Giulio Mariani, romano de Roma, amato protagonista dei romanzi di Giovanni Taranto, ha “tozzoliato” alla mia porta. Non conoscevo prima Taranto, nè il Capitano Mariani, nonostante Mala fede sia già il terzo capitolo di un’intrigante saga ambientata alle falde del Vesuvio.

Mala fede di Giovanni Taranto, recensione

Ad incuriosirmi è stata la trama. La vicenda si svolge a Pompei dove viene commesso il furto d’arte del secolo. Un crimine che sembra non avere soluzioni, tanto da far pensare che ad agire siano state forze soprannaturali. Un’indagine niente affatto semplice per il Capitano Mariani e i suoi uomini che oltretutto si ritrovano a fronteggiare una lunga serie di omicidi. A rendere tutto più complesso alcuni criptici messaggi lanciati da chi ha commesso il furto e finanche l’intervento dell’intelligence del Vaticano.

Storia, arte, religione, fanatismo, sono tanti gli ingredienti che compongono Mala fede così come tanti sono i personaggi nati dalla penna di Taranto che, con la giusta dose di ironia, racconta i luoghi e la cultura dell’hinterland vesuviano anche attraverso lo sguardo “forestiero”  come quello di Emiddio, ascolano trasferito al comando di San Gioacchino dove viene “rusticamente” accolto dal Brigadiere Luigi Soriano alias Giggino Goldrake.

Questo è Emiddio.” Soriano anticipò ogni domanda. “E’ arrivato mò mò da Ascoli. E’ un poco nordico, ma non è colpa sua” disse ridendo. “Ti pare fesso, però tène ‘na parlantina che fa paura. Dopo lo devo portare dal capitano a presentarsi.”

Un “noir vesuviano” così come è stato già definito il genere ideato da Taranto, abile nell’architettare trame che, pagina dopo pagina, si ricompongono offrendo al lettore inaspettati colpi di scena.

Un sottile ed insidioso intreccio tra mafia e religione, tra criminalità organizzata e sette sataniche, quello che in Mala fede viene raccontato attraverso personaggi molto umani.

“Claudio Crociani era il ragazzino del Nucleo Operativo, il più giovane del gruppo. Ma come cervello, era molto più avanti della sua età. Una perla di ragazzo. Palermitano, e siculo dentro. Non aveva lasciato da tanto la Scuola Allievi Carabinieri. Arrivato a San Gioacchino, era stato assegnato alla stazione di un comune periferico. Mariani ne aveva notato acume, intelligenza vivace e attaccamento al lavoro. Stava sempre in caserma. Anche perchè tendeva a risparmiare: lo stipendio lo mandava quasi tutto alla madre, per le cure di un suo fratello maggiore malato di tumore ipofisiario. In servizio lealtà assoluta e coraggio, forse ancora un po’ troppo incosciente, ma avrebbe imparato la giusta prudenza. E non aveva parenti in zona. Il candidato ideale per dare una rinfrescata e un aiuto al “mucchio selvaggio”, così, “il capo” lo aveva voluto nel nucleo operativo.”

A rendere tutto più intrigante l’accurata narrazione di eventi reali come quelli relativi al tortuoso ed oscuro percorso di fede vissuto dal Beato Bartolo Longo.

“Un bel libro” – e a dirlo non sono solo io, ma una delle firme più prestigiose del genere giallo-noir, lo scrittore, sceneggiatore, conduttore televisivo e radiofonico, fumettista e giornalista Carlo Lucarelli, il quale, in quarta di copertina, testualmente scrive:

“Per fare un bel libro ci vuole una buona storia, e quella di Mala fede lo è, profonda, misteriosa e intrigante, di respiro internazionale. Ci vuole lo stile giusto, e questo, così teso, veloce e ricco, sorprendente, lo è di sicuro. Ma anzitutto ci vuole un grande personaggio che ce la racconti. Ecco, il capitano Mariani non è il solito detective da romanzo giallo, è un vero e proprio “uomo che cerca”: inquieto, appassionato e tenace. Ironico e acuto. Soprattutto umano. Il punto di vista giusto per far luce nella complessa metà oscura di una realtà contraddittoria, grottesca e feroce come la Napoli, il Vesuviano, l’Italia e il mondo, tanto degli anni Novanta, in cui è ambientato il romanzo, quanto di oggi. E il bello è che non è da solo. Qui ce ne sono tanti come lui, un bellissimo gruppo di personaggi, non solo tra gli investigatori, a cui affezionarsi. Da attendere e seguire ancora, con impazienza, nella prossima storia”.

Il “Progetto Mariani”

Mala fede, terzo capitolo della saga Mariani arriva dopo il successo di La fiamma spezzata e Requiem sull’ottava nota. L’intento di Taranto, per anni giornalista di cronaca nera, giudiziaria e investigativa, è quello di parlare al grande pubblico di legalità e lotta alla criminalità attraverso i suoi romanzi. Non a caso, il 15 Novembre scorso, quello che possiamo chiamare “Progetto Mariani” è stato ampiamente discusso a Palazzo Madama.

Inoltre, alcune copie di Requiem sull’ottava nota (libro vincitore del Premio Mysstery del Festival del Giallo di Napoli) che tratta del reclutamento dei minori da parte della criminalità organizzata, su iniziativa del Comune di Boscotrecase sono state donate al semiconvitto dell’istituto penitenziario minorile di Nisida affinchè, attraverso la lettura, si possa offrire ai ragazzi reclusi all’IPM un’opportunità di confronto e riflessione.

Requiem sull'otava nota
Consegna di “Requiem sull’ottava nota” di Giovanni Tarantyo al semiconvitto dell’IPM di Nisida

Una saga quella di Mariani consigliatissima che mi auguro possa avere presto una trasposizione cinematografica. Sono certa che i telespettatori non farebbero alcuna fatica ad amare i personaggi di Taranto: dagli uomini del comando di San Gioacchino alla pm Clara di Fiore, senza dimenticare il solerte giornalista Gianluigi Alfano ed il suo poco fantasioso guardaroba.

Buona lettura!

 

 

 

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