Nannina Munzurrò. Una storia vesuviana di Carlo Avvisati (recensione)


Nel romanzo Nannina Munzurrò. Una storia vesuviana, pubblicato da MEA Edizioni, Carlo Avvisati racconta un secolo di storia vesuviana attraverso la vita di una donna che, pagina dopo pagina, sembra fondersi con la terra nella quale è nata: è forte come la pietra lavica, fertile come la terra vesuviana, imprevedibile come il vulcano.

Nannina Munzurrò: Una donna nata con “la doppia camicia”

Nannina, detta Palommella, è figlia di Carmela Tramontano e Domenico Munzurrò, eredi di una famiglia che, fin dal Settecento, aveva costruito la propria fortuna intorno alla coltivazione della vite e alla produzione del vino.

C’è qualcosa di predestinato nella nascita di Nannina. Viene al mondo “con la camicia”, segno che nella tradizione popolare porta fortuna e protegge dalle avversità.

Quella di Nannina però è addirittura una “doppia camicia”. A Palazzo Munzurrò non manca davvero nulla e il vero patrimonio della famiglia non è soltanto economico: è un sapere tramandato di generazione in generazione; è l’arte del vino che si custodisce nelle mani, nella memoria e nella fatica quotidiana.

Seguendo il padre, Nannina impara a conoscere la terra, la vite, i tempi della coltivazione e i segreti della vinificazione. Il vino diventa progressivamente una parte della sua identità, quasi una seconda lingua attraverso la quale comprendere il mondo.

Io sono la figlia vostra e tutto quello che sapite vuie’o saccio pure io, papà. Quanno me faccio grossa voglio addeventare quella che sape fare il vino meglio di tutti quanti al mondo”

La vita, a Nannina, sottrae affetti importanti, ma non la determinazione. Attraverso scelte epocali la Ditta Munzurrò, nelle sue mani, cambia volto. La cantina familiare si modernizza, si dota di macchinari e persino di un mezzo di trasporto motorizzato che sostituisce la vecchia carretta trainata dai cavalli.

Nannina diventa così, non una sposa, non una madre, ma un’imprenditrice. Una donna d’affari capace di amministrare, investire, innovare e difendere il proprio patrimonio.

Matalena, l’altra grande donna del romanzo

Accanto a Nannina si muove un’altra figura femminile memorabile: Matalena. Vestale del focolare, custode e protettrice della padrona, Matalena accompagna Nannina per tutta la vita.

Matalena è una brigantessa, una zingara, una strega. Matalena è la figlia del noto Pilone. È una donna capace di muoversi tra superstizione e realtà, tra il quotidiano e il magico. Combatte contro un esercito di janare e contro chiunque tenti di ostacolare la vita e  gli affari della sua padrona.

“Accussì – disse, piano, la zingara – “Palummella nun tenarrà de panza mai dolore e bella se farà comme a nu fiore.”

Le due donne rappresentano due facce della stessa forza femminile: Nannina quella concreta, imprenditoriale e razionale; Matalena quella istintiva, popolare e quasi mitologica.

Un secolo di storia all’ombra del Vesuvio

Quella di Nannina Munzurrò non è soltanto la storia di una donna; è anche il racconto di un territorio e di un’epoca. La vicenda attraversa circa un secolo, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, accompagnando il lettore dal Regno delle Due Sicilie al Risorgimento, dall’Unità d’Italia alle due guerre mondiali, dal fascismo al dopoguerra.

Sul fondo c’è sempre il Vesuvio, presenza fisica e metaforica, capace di condizionare l’esistenza di chi vive alle sue pendici. Boscoreale diventa così molto più di un’ambientazione: è un personaggio del romanzo. La terra, le vigne, le eruzioni, i terremoti, le epidemie, la guerra, il lavoro agricolo e quello nelle cantine compongono un grande affresco della società vesuviana.

Avvisati racconta persino le grandi tragedie collettive, dal colera alla spagnola, fino agli sconvolgimenti provocati dalla guerra; lo fa senza trasformare la storia in una lezione scolastica. Sono gli avvenimenti a entrare nella vita dei personaggi e a modificarne il destino.

Nel romanzo trova spazio anche la vicenda degli scavi della Villa della Pisanella, uno dei siti archeologici che hanno contribuito a rendere Boscoreale celebre nel mondo. Il ritrovamento del tesoro della villa, con la sua straordinaria raccolta di argenteria e monete (oggi esposta al Louvre di Parigi), diventa parte di quel grande patrimonio storico che lega il territorio vesuviano alla memoria romana.

Carlo Avvisati, la sua scrittura lascia parlare la storia

Uno dei meriti maggiori del romanzo è nella capacità dell’autore di tenere insieme dimensione narrativa e documentaria.

Avvisati non trasforma la storia in un semplice elenco di fatti. La fa vivere attraverso i sentimenti: la gioia delle nascite, il dolore dei lutti, la paura delle epidemie, la devastazione delle guerre, le speranze e le sconfitte di uomini e donne che cercano, nonostante tutto, di andare avanti.

Con il racconto della vita di Nannina Munzurrò, l’autore consegna alla memoria dei lettori il mondo delle famiglie vesuviane, delle cantine, delle vigne, delle donne che tenevano in piedi le case e le aziende, dei mestieri, delle tradizioni e dei saperi che rischiano di scomparire per sempre, anche dalla memoria.

“Papà – suggerì Palommella – qua ci vuole la scienza del nonno. Papà dobbiamo salvare il vino nostro. Tu sulamente lo può ffà…papà!”

E Mimì corse in casa, rivoltò sottosopra il vecchio cassone di ciliegio, trovòil quaderno sul quale il padre, don Antonio, si segnava tutto quello che riguardava il vino: esperimenti, percentuali di mescola e misture di Sali e carbonati che servivano per “guarirlo dalle malattie”.

Anche la lingua adottata contribuisce in maniera decisiva al fascino del romanzo; una lingua capace di far convivere la forza arcaica del dialetto con un italiano fluido, ma di grande eleganza. Una lingua viva, concreta, che non si limita a raccontare la realtà, ma riesce a renderla tangibile, tenendo insieme corpo, memoria e pensiero.

“Nannina Munzurrò. Una storia vesuviana” è dunque un romanzo storico, ma anche sociale, antropologico e territoriale. È una storia di famiglia e insieme una storia collettiva ed è, soprattutto, la storia di una donna che non ha avuto bisogno di aspettare che il suo tempo cambiasse per diventare ciò che voleva essere.

Concludo rivolgendo un’attenzione particolare alla bellissima copertina nata da un’opera dell’artista Nello Collaro. Non si tratta di un semplice elemento grafico, ma di un’immagine che entra in perfetta sintonia con la storia che il libro custodisce, restituendone visivamente l’atmosfera, le suggestioni e il legame profondo con la terra vesuviana.

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