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L‘Auditorium Bianca d’Aponte ospita sempre musica di qualità e domenica sette febbraio le musiche erano un caleidoscopio di colori, grazie a Barbara Eramo e Stefano Saletti che hanno condotto gli spettatori in un viaggio che ha percorso chilometri, attraversato mari, culture e lingue nel live concert “Canti e corde tra le correnti”.

Lei, ha una voce che appartiene al mondo, in qualsiasi lingua canti, che sia un verso arabo, greco, romanì – spaziando tra il rebetiko greco, world e open indi pop – dà sempre l’idea che non ci sarebbe voce più adatta per cantare quella melodia.

Sembra di passeggiare per le vie di Beirut quando canta “Atinì”  successo di Fayrouz cantante libanese, una dei massimi esponenti della voce araba o di essere nel mezzo di un matrimonio Rom quando interpreta “Ederlezi”, affascinati quando canta in sabir – antica lingua franca dei marinai del Mediterraneo – sconosciuta ormai, nei versi di “Ampalagan”.

E’ solo un attimo Barbara e Stefano non ci lasciano smarriti, lei con la sua voce e Stefano con la sua chitarra lasciando l’oud,ci trasportano a dimensioni più familiari nei testi italiani e in inglesi di canzoni tratte dal suo ultimo lavoro discografico “Emily” arrangiato da Stefano Saletti.

La duttilità della sua voce si unisce felicemente alla sua curiosità e mista alle ricerche del musicista – sperimentatore Stefano Saletti porta sui palchi italiani ed esteri gioielli preziosi dalle culture più lontane.

Questi viaggi musicali hanno intrecciato collaborazioni importanti con artisti stranieri del calibro di Hector Zazou, compositore franco algerino e al quale rendono omaggio durante la serata con una versione acustica di “I feel love” tratto dal famosissimo “Disco Inferno ” successo dance degli anni settanta, che in questa collaborazione reinterpretarono in chiave etnica. Le collaborazioni di questi due artisti sono tante e importanti, qui nello specifico ci piace parlare di questa serata, dei loro progetti futuri come ci raccontano nell’intervista.

Intervista a Barbara Eramo e Stefano Saletti

– Barbara Eramo, ha un percorso eterogeneo dagli inizi sanremesi a collaborazioni che spaziano dal canto, al cinema, alla televisione, al teatro, come avviene questo processo e come si solidarizza in te?

Dettato dalla curiosità soprattutto. Quando cominci a fare musica parti con un’idea di cose che ti piacciono, poi pian piano incontri musicisti, viaggi e l’orizzonte si allarga.

– Canti popolari arabi, jazz, rebetiko, collaborazioni con Nicola Piovani per citarne uno, come misceli questi generi?

Essendo nata come interprete ho sviluppato una serie di caratteristiche anche vocali che poi sono state importanti per alcuni autori in certi ambiti musicali,  come in “I dieci comandamenti” per esempio. Questa facilità, duttilità a certi melismi arabi mi ha portato a essere l’unica per quel ruolo.

– Come nasce l’incontro con la world music?

Con la world music ,ho cominciato giovanissima nel ’92-93 con un gruppo che avevo allora, composto da violino, percussioni e chitarra e  facevamo molte cover di Noa,  da lì ho cominciato a interessarmi a quel tipo di vocalità e suoni.Dopo ho cominciato a collaborare con Pivio e Aldo de Scalzi che sono autori di colonne sonore e allo stesso tempo avevano un progetto con una casa di musica etnica ed io ero la cantante di questo gruppo “Trancendental” ed ancora  continuo a collaborare con loro.

– Quando avviene l’incontro artistico con Stefano Saletti?

Il grosso della mia esperienza sulla world music è partito con la Piccola Banda Ikona di cui sono la cantante da dieci anni e con Stefano si fa proprio la musica del bacino del Mediterraneo.

– Cosa ci presentate stasera?

Stasera è un incrocio tra quello che è la nostra esperienza nell’ambito della world music e il mio seguito come cantautrice con quest’album che ho prodotto nel 2014 dal titolo “Emily” che ha sonorità più rock e dove ho scritto brani ispirati alle poesie di Emily Dickinson. Album prodotto con Stefano e che stiamo portando in giro.

– Dove vi esibite di più?

Soprattutto all’estero, Spagna e Portogallo, perché c’è più mercato per la world music. Fuori dall’Europa abbiamo fatto dei festival bellissimi in Canada a Vancouver, mentre io da sola sono stata due mesi tra New York e California cercando di far conoscere il mio album “Emily”.

Stefano Saletti, Piccola Banda Ikona presenta il nuovo disco che si chiama?

Si chiama “Soundcity – suoni dalle città di frontiera”, perché in questi anni di tour nel Mediterraneo abbiamo catturato voci, suoni, radio, ritmi, cantanti di strada e questo mi hanno portato a scrivere questi brani ispirandomi a Istanbul, Tangeri, Lisbona, Lampedusa, Sarajevo. Tutto questo è reso unico da questa lingua che è il sabir, lingua antica del Mediterraneo che si è parlata per secoli nei porti,unendo italiano, francese, spagnolo e arabo ed è poi la caratteristica del nostro gruppo. Ci piace l’idea che esistesse una lingua che unisse il Mediterraneo ed il 16 aprile lo presenteremo a Roma all’Auditorium parco della Musica.

– Ci sono ospiti in quest’album?

Oltre a Mario Rivera, Carlo Cossu, Barbara Eramo e me, ci sono tanti amici da Lucilla Galeazzi, Nando Citarella, Riccardo Tesi che in questi anni hanno collaborato con noi.

Il pubblico ha molto gradito una serata dai sapori mediterranei, l’aria era pregna e fumosa dei cafè  moreschi, echeggiavano le voci dei bazar arabi sulle note dell’oud, sapientemente suonato da Stefano Saletti e la voce di Barbara Eramo profumava di cedri e arance.

foto: Gabriella Ciaramella
video :Angela Garofalo

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