La politica c’è pure a Sanremo


Il Festival di Sanremo non è solo un grande spettacolo canoro, ma anche un fenomeno di costume, entrato a fare parte ormai della cultura italiana, come i campionati di calcio e gli internazionali di tennis. Da quando è iniziato dopo la seconda guerra mondiale, precisamente nel 1951, è stato pure il palcoscenico adatto, per fare cassa di risonanza a temi politici e civili, portati all’attenzione del pubblico da presentatori, ospiti e soprattutto dagli stessi cantanti.

Infatti sin dagli esordi, i testi delle canzoni in gara sono stati uno specchio della società, per esempio le colombe, i paperi e i papaveri.

Il primo Festival di Sanremo si svolse al Salone delle feste del Casinò di Sanremo dal 29 al 31 gennaio del 1951 con inizio semi notturno alle ore 22 e la conduzione di Nunzio Filogamo. Furono in gara 20 canzoni, ma a concorrere furono solamente tre interpreti : Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano. Vinse la canzone Grazie dei fiori, interpretata da Nilla Pizzi e il testo e la musica composta dal maestro Saverio Seracini, divenuto cieco poco prima del festival.

Nella seconda edizione, quella del 1952, Vola colomba di Carlo Concina e Bruno Cherubini, interpretata da Nilla Pizzi, si classificò al primo posto. Il testo si riferiva alla questione di Trieste, che non era stata risolta alla fine della Seconda guerra mondiale, perché la Venezia Giulia era contesa fra la Jugoslavia di Tito e l’Italia.

In via provvisoria furono tracciate due zone: la zona B, che comprendeva Koper e Capodistria, attribuita a Vuja, un governo militare jugoslavo e la Zona A con Trieste, che venne posta sotto il controllo di GMA, un governo militare angloamericano. La Conferenza di pace di Parigi nel 1947 fece diventare Trieste uno stato cuscinetto, contro le mire sovietiche nel mare Adriatico, trasformandola nel TLT, il cosiddetto Territorio Libero di Trieste, uno stato libero solo dal punto di vista formale, ma in realtà sottoposto al controllo delle Nazioni Unite. La città giuliana tornò all’Italia solamente nel 1954, divenendo nel frattempo oggetto della retorica patriottica, che si evince nel testo di Vola colomba, dove Trieste è rappresentata in ginocchio e con l’animo mesto, che prega ai piedi del campanile di San Giusto.

La seconda classificata dello stesso anno fu “Papaveri e papere”, una canzonetta orecchiabile il cui testo contiene parole come papaveri, papere, insalate, giocar, e piccolina, che solo in apparenza sono adatte ad un pubblico infantile. In realtà ci furono diverse ipotesi interpretative del testo in chiave politica. perché gli autori della canzone, Nino Rastelli, Vittorio Mascheroni e soprattutto Mario Panzeri, amavano effettuare doppi sensi, che rappresentavano una satira di regime, velata, ma ben affilata.

In epoca fascista alcune loro canzoni, come Ma Pippo Pippo non lo sa, Maramao perché sei morto, e Bombolo incapparono nelle maglie della censura. Nella prima strofa della canzone del 1952 una paperina resta affascinata dai papaveri, ma il padre la riporta con i piedi per terra. Nella seconda strofa un papavero s’invaghisce della papera, ma sua madre gli ricorda che appartengono a mondi diversi, e quindi tenta di sviarlo. Nell’ultima strofa i due convolano a nozze, ma ben presto il papavero viene falciato, facendo una brutta fine.

Qualcuno vi lesse un riferimento alla falce del comunismo, pronta a falciar via i potenti papaveri democristiani, mentre altri fecero riferimento al ruolo subalterno della donna. Per altri ancora invece nella canzone vi era la rappresentazione del disfattismo e della rassegnazione, davanti allo strapotere dei notabili intoccabili della DC, che in effetti dopo il festival di Sanremo iniziarono ad essere chiamati “alti papaveri”.

Dalla seconda metà degli anni sessanta i testi fecero riferimento alle questioni politiche e civili in modo palese, perché in Italia stavano cominciando l’autunno caldo degli operai e le contestazioni studentesche, e si stavano radicando i fenomeni del femminismo e delle lotte sociali, soprattutto fra le giovani generazioni.

Nel 1966 Caterina Caselli si espresse artisticamente nella canzone “Nessuno mi può giudicare“, con un testo che rivendicava l’autonomia delle giovani donne, ottenendo il secondo posto.

Lo stesso anno Adriano Celentano non riusci’ nemmeno ad andare in finale con una canzone, che però sarebbe diventata un vero e proprio manifesto ecologista, intitolata “Il ragazzo della via Gluck”. La canzone fu un esempio di canzone “urbana”, nella quale il senso d’intimità e fiducia di un’infanzia campestre viene travolto dal trascorrere del tempo e dalla cementificazione selvaggia. Poi lo stesso Celentano, in un’intervista rilasciata nel 2016 a Repubblica, si sarebbe espresso però nel modo seguente: “Questa canzone non è mai stata nostalgica, ma una denuncia sociale in un momento in cui nessuno parlava di ecologia e ambiente”.

Per quanto riguarda il filone urbano va ricordato che anche Luigi Tenco venne eliminato, nel 1967 alla prima serata, con la canzone “Ciao amore ciao”, che non era come avevano pensato gli ascoltatori

Nell’attuale Sanremo c’è stato un video messaggio del Papa sull’importanza della musica come veicolo per la pace e due grandi artiste, l’israeliana Noa e la palestinese Mira Awad, hanno cantato insieme “Imagine” di John Lennon, mescolando inglese, ebraico e arabo, per lanciare un messaggio di speranza e unità.

Sul palco dell’Ariston, insomma è stato portato il sogno di un dialogo possibile tra due popoli, che potrebbero stare in due stati. Invece per quanto riguarda i diritti Lgbtqia+ la storia di Sanremo comincia nel 1972, con il movimento FUORI!, che organizzò la prima manifestazione pubblica, per protestare contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” al Casinò. Lo stesso anno, a vincere la kermesse, fu la “profetica” canzone “I giorni dell’arcobaleno” di Nicola di Bari.

A distanza di più di mezzo secolo, l’edizione attuale, numero 75 del Festival, non sembra seguire la stessa direzione, nonostante la presenza del quasi ottantenne  Cristiano Malgioglio.

Infatti il famoso autore, che nella conduzione della seconda serata ha affiancato il direttore artistico Carlo Conti, insieme a Nino Frassica e a Bianca Balti, esempio invece di lotta contro il tumore, non ha fatto alcun riferimento ai fenomeni dell’identità di genere, della libertà sessuale e dei diritti. messi in discussione dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Dopo le polemiche della gestione di Amadeus su diversi temi politici e l’intervento dello stesso presidente della Repubblica, in questa edizione Carlo Conti ha cercato di fare restare la politica, fuori dalla kermesse canora. In ogni caso il Festival continua a raccontare l’Italia come sempre è avvenuto in precedenza.

Ma nelle conferenze stampa i giornalisti cercano di inserire sempre gli argomenti politici, e così ad esempio Elodie, ad una domanda su un suo possibile voto alla premier Giorgia Meloni, ha dichiarato senza mezze misure le testuali parole : “Mai, nemmeno se mi tagliassero una mano”.

La cantante romana in questi ultimi anni è diventata una paladina del progressismo e dei diritti civili, scegliendo di esporsi sempre sulle questioni più delicate. La domanda del famoso giornalista di striscia la notizia Lucci arriva a poche settimane dalle parole altrettanto pesanti e decise di Elodie sulla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

La bella cantante romana ha definito la leader attuale del PD sostanzialmente una politica debole e lontana da quell’identificazione necessaria per un elettore di sinistra. Elodie ha detto testualmente: “Non voterei per Elly Schlein, che pure conosco e con la quale qualche volta ho parlato, perché è senza carisma ed è complicato farsi ascoltare. Quando le sento dire che considera il suo compito passeggero e sogna di fare la regista perde forza e credibilità“.

Insomma Elodie, quasi sicuramente non vincerà Sanremo, ma potrebbe candidarsi a rappresentare una fetta di elettorato addirittura più ampia di quella che in un recente passato era stata accostata a Fedez e la Ferragni e precedentemente ad altri artisti e cantanti, tutti protagonisti del festival di Sanremo, dove la politica se pure esce dalla porta principale comunque finisce per entrare poi dalla finestra, posta dietro le quinte.

 

 

 

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