Alla ricerca del leader


Tra gli effetti della vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia c’è anche la riapertura ufficiale della partita sulla leadership del centrosinistra, in vista delle prossime elezioni politiche, che dovrebbero tenersi nell’autunno del prossimo anno, ma che potrebbero pure essere anticipate.

Secondo tre istituti demoscopici diversi, Giuseppe Conte viene indicato come il candidato più forte in un’eventuale competizione primaria nel campo progressista, nonostante la questione del simbolo del Movimento 5 Stelle sollevata dal fondatore Beppe Grillo addirittura in tribunale, ma c’è quello di Alessandra Ghisleri che vede Elly Schlein appaiata all’ex presidente del Consiglio.

Il sondaggio condotto dall’istituto Izi per Domani, su un campione di elettori dell’area progressista, illustra che, se si votasse oggi per le primarie del centrosinistra, il leader del M5S vincerebbe contro ogni avversario. Infatti, il 36,1% degli intervistati indica Conte come prima scelta, percentuale che sale addirittura al 42,6% se la rosa dei candidati viene ristretta ai soli tre nomi di Conte, Schlein e Salis. In entrambi gli scenari, Silvia Salis supererebbe Elly Schlein al secondo posto.

Il sondaggio Noto per Porta a Porta conferma la tendenza, ma con numeri diversi: infatti Conte raccoglierebbe il 43% dei consensi, contro il 37% di Schlein e il 12% di Bonelli, con un ulteriore 8% di indecisi.

Il dato interno al movimento, nonostante la presa di posizione di Grillo, è eloquente: vale a dire il 95% degli elettori del movimento sceglierebbe Conte, mentre Schlein otterrebbe il 70% del consenso del Partito Democratico, ma solo il 3% tra i pentastellati e il 9% tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra.

L’istituto Piepoli per RaiNews24, prima del referendum, indicava Schlein prima nei sondaggi con il 32%, seguita da Conte al 27% e da Salis al 18% tra gli elettori di centrosinistra.

La vittoria del No al referendum costituzionale sembra aver spostato gli equilibri a favore di Conte, ma il suo vantaggio non sarebbe lo stesso in tutta la coalizione. L’ex premier gialloverde e poi giallorosso riuscirebbe a intercettare il 12% degli elettori del Partito Democratico e addirittura quasi un terzo, il 29%, di quelli di AVS, mentre Schlein avrebbe più difficoltà ad andare oltre l’elettorato del suo partito.

Il 55% degli elettori del centrosinistra ritiene che la scelta del leader debba avvenire attraverso le primarie, mentre il 29% preferirebbe che fosse il PD, in quanto primo partito della coalizione, a indicare il candidato. Il sondaggio Piepoli di inizio marzo segnalava, però, una diffidenza più ampia nell’intero elettorato italiano, perché solo il 29% sceglierebbe il metodo delle primarie di coalizione, mentre il 26% punterebbe sul criterio del leader del partito più votato.

Nuovi movimenti

Vanno segnalati tra i possibili candidati delle primarie del campo largo del centrosinistra anche alcuni rappresentanti di alcune associazioni culturali e politiche nate negli ultimi tempi, come Primavera dell’ex ministro Spadafora, Progetto civico dell’assessore al turismo di Roma Onorato e Più Uno di Ruffini.

Il Progetto civico di Onorato potrebbe prevedere la discesa in campo dei sindaci di città importanti come Genova e Napoli, mentre Più Uno è un movimento politico, non ancora partito, fondato appunto dall’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

L’obiettivo è quello di promuovere la partecipazione politica dei cittadini, dopo una serie di insoddisfazioni e ostilità nei confronti della classe politica, verso la quale il cittadino comune non riesce più a riconoscersi.

Le diverse posizioni che ha preso il movimento di Ruffini lasciano presumere che esso si collochi tra il centro e il centro-sinistra, secondo la vecchia ispirazione legata addirittura al primo Ulivo.

Ernesto Maria Ruffini

Ernesto Maria Ruffini è un avvocato ed ex dirigente pubblico, conosciuto soprattutto per il ruolo alla guida dell’amministrazione fiscale italiana. È nato il 19 agosto 1969 a Palermo e proviene da una famiglia molto conosciuta nel mondo della politica.

Il padre, Attilio Ruffini, è stato uno storico esponente della Democrazia Cristiana, ricoprendo il ruolo di ministro della Difesa e degli Affari Esteri negli anni Settanta e Ottanta.

Dopo la laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, Ernesto Ruffini ha cominciato a occuparsi delle politiche fiscali, ricoprendo un grande ruolo nella digitalizzazione del sistema contributivo italiano, con il merito di essere riuscito a facilitare notevolmente le operazioni fiscali.

Ha lavorato, durante il governo Renzi, nel Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale italiana. È stato poi direttore di Equitalia dal 2015 al 2017.

Nel 2017 viene nominato anche direttore dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che nel frattempo aveva preso il posto di Equitalia.

Dal 2012 fino al 2025 ha scritto diversi libri e manuali, che hanno l’obiettivo di rendere più comprensibile il diritto, soprattutto quello tributario, mentre altri hanno una natura più politica.

In particolare, nel 2025 Ruffini pubblica il libro “Più uno. La politica dell’uguaglianza”, con un’impronta decisamente più politica, che invita le persone a essere più partecipi alla vita pubblica, con un “più uno” alla volta.

Il progetto Più Uno

Dopo essere stato riconfermato più volte come direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel governo giallorosso di Conte e poi in quello di Draghi e anche di Meloni nel 2024, spinto dal successo editoriale e dalla richiesta da parte dei suoi lettori di mettere in pratica gli obiettivi che vi erano prefissati, Ruffini, da amministratore pubblico, decide di entrare nel campo della vita politica, fondando appunto il movimento Più Uno.

Quando scende in politica, non è un funzionario qualsiasi, ma l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate per più di dieci anni: il fatto diventa assai rilevante.

In effetti, Ruffini, da dirigente pubblico, ha avuto modo di osservare da vicino gli effetti delle disuguaglianze economiche e quelli messi in atto per verificare chi paghi di più di tasse rispetto al reddito e chi di meno, in riferimento alla reale situazione tributaria italiana.

Insomma, Ruffini possiede sicuramente solide basi per creare un partito politico, ma al momento Più Uno è solo un’associazione, un movimento culturale. Infatti Più Uno non risulta iscritto nel registro nazionale dei partiti politici, dove sono raccolti tutti i partiti riconosciuti in Italia e, quindi, non è formalmente ancora un partito.

Ruffini ha parlato del suo impegno politico e del suo libro assieme a Fabio Fazio, dichiarando testualmente: “Il mio desiderio è quello di entrare in un dibattito, di poter accogliere e ascoltare le domande”.

Secondo Ruffini, attualmente la politica si fa le domande e si dà le risposte da sola, scoraggiando la gente persino dall’andare a votare.

Il fondatore di Più Uno, intervistato da Fabio Fazio nel suo programma Che tempo che fa, accenna pure alla possibilità di costruire una comunità politica con persone che abbiano caratteristiche sociali differenti.

Idee e criticità

A questo proposito, in un convegno organizzato dalla fondazione Mirafiore, Ruffini si esprime sul principio di uguaglianza, rivendicando il diritto di essere diversi gli uni dagli altri, perché evidenziando la propria diversità è possibile arricchire un patrimonio comune.

La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato, che sancisce anche il principio di uguaglianza, che rappresenta proprio il diritto a essere diversi dagli altri.

La sua idea non sembra molto distante da quella promossa da Beppe Grillo con il Movimento 5 Stelle, ma il movimento grillino non era nato come un partito politico e lo è diventato solo successivamente, mentre per quanto riguarda Più Uno Ruffini non esclude del tutto la possibilità che il suo movimento diventi subito partito.

Secondo Ruffini, il Movimento 5 Stelle ha portato alcune domande costruttive all’interno del dibattito pubblico, in particolare sulla questione della corruzione e delle disuguaglianze, accusando la classe politica di quel tempo di non essere in grado di dare risposte efficaci.

Successivamente, quando il M5S è diventato partito, vincendo persino le elezioni del 2018, le politiche adottate sono state però molto poco convincenti nella loro efficacia. Anzi, le scelte politiche del movimento hanno portato a un forte aumento del deficit pubblico, come nel caso del superbonus nel campo dell’edilizia.

Secondo Ruffini, la discesa in campo del Movimento 5 Stelle nell’area progressista ha messo ancora più in crisi, di quanto già non lo fosse, la sinistra in Italia.

Anche la nascita di un eventuale nuovo partito come Più Uno potrebbe stravolgere nuovamente tutto il sistema politico, perché il cosiddetto “campo largo” non riesce ancora, dopo il referendum, a trovare dei punti di incontro su diversi temi, soprattutto in politica estera; quindi, un altro partito potrebbe persino rischiare di peggiorare la situazione.

Ma per Ruffini, essenzialmente, lo scopo di Più Uno deve essere quello di mobilitare i cittadini alla partecipazione politica, per far fronte agli attacchi che sta subendo la democrazia e la stessa idea d’Europa, che non sarà possibile fronteggiare senza una vera e propria grande alleanza costituzionale.

Questa alleanza deve essere contraria a tutti i tipi di sovranismo, ma anche di populismo, per contrastare la polarizzazione che sta corrodendo il Paese italiano.

È necessaria una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica, compiendo un passo alla volta, e da qui nasce il nome “Più Uno”. In questo modo, tutti gli italiani devono avere la possibilità di prendersi cura, ciascuno come può, del proprio Paese.

Conclusioni

Il compito di Più Uno, secondo il suo fondatore, è decisamente arduo, con la preoccupazione ulteriore che possa nuovamente stravolgere il sistema dei partiti.

Infatti, l’istaurazione di un nuovo partito renderebbe ancora più difficile la creazione di nuove coalizioni, soprattutto a sinistra, e più difficile la governabilità.

Questo tema non coinvolge solo l’Italia, ma tutti i Paesi in Europa, perché è in atto da tempo il declino dei partiti socialdemocratici, acuito dalla nascita di tanti partiti di destra radicale.

In Europa, il fatto dirompente di una nuova destra dilagante è noto ai politologi e vi sono numerosi studi sui suoi possibili effetti.

La preoccupazione di Più Uno, per cui le democrazie siano in pericolo, non è infondata, in considerazione soprattutto dei fatti di guerra che da anni stanno coinvolgendo pure il vecchio continente.

Da diverso tempo in Europa si stanno formando partiti populisti di destra radicale, che stanno portando in crisi i sistemi parlamentari e le democrazie, perché usano una retorica di tipo populista come principale strategia per ottenere voti, ingannando i propri elettori.

Il rischio più grande è che si possano addirittura cambiare quegli assetti istituzionali che hanno mantenuto saldamente un sistema di tripartizione dei poteri, che deve essere sacrosanto in una democrazia liberale, conquistato con molta fatica nei decenni passati.

L’esempio più eclatante del cambiamento degli assetti è quello dell’Ungheria di Orban.

Dunque c’è grande attesa, soprattutto da parte delle forze politiche minori del campo largo di centrosinistra, come Più Europa, Partito Socialista Italiano e Partito Repubblicano Italiano, sulle proposte e sulle attività di questa nuova organizzazione associativa.

Il fatto più importante, oltre alla possibile candidatura di Ernesto Ruffini alle primarie del centrosinistra, è proprio l’affermazione della necessità ormai ineluttabile di praticare, o tornare a fare, attivamente politica da parte di ciascun cittadino residente in Italia.

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