I figli di Berlusconi non riescono a liberarsi ancora completamente delle passioni calcistiche e politiche del padre, perché risultano ancora presenti nella proprietà del Monza e soprattutto in quella di Forza Italia.
Ma non c’è stato nessun intervento dei figli più grandi, Marina, Pierluigi e Barbara, nelle questioni del Monza, che, dopo aver superato lo Stabia con molta fatica e scelte opinabili, si stanno comportando con molta cautela anche nel movimento politico fondato dal padre nel 1994.
Infatti, nonostante da più parti si parli di una forte ingerenza nelle dinamiche interne di Forza Italia, la primogenita Marina Berlusconi non intende scendere in campo e neanche vuole imporre una sua linea politica nel partito, anche perché nutre rispetto nei confronti del segretario nazionale Antonio Tajani, che ricopre pure un delicato doppio ruolo nel governo Meloni, quello di vicepremier e ministro degli Esteri.
Marina è consapevole del legame sentimentale e di stima che il padre Silvio aveva nei confronti di Antonio Tajani, il quale ha preso le redini del movimento azzurro dopo la scomparsa del Cavaliere e, di conseguenza, con lui c’è stato e c’è ancora un confronto franco, aperto, costante e leale.
Più che di ingerenza si potrebbe parlare piuttosto solo di moral suasion sui principali temi di attualità politica, avendo come riferimento la massima unità possibile di Forza Italia, mettendo da parte divisioni correntizie, interessi personali e polemiche che possano danneggiare l’immagine del partito.
La lettera di Roscioli
Ci sarebbe stata, in questo senso, una lettera, definita come “riservata personale”, che l’avvocato romano Fabio Roscioli, tesoriere del partito azzurro dal 2023 e anche uomo di fiducia dei figli del Cavaliere, avrebbe scritto per rispondere al documento politico critico nei confronti della gestione di Fulvio Martusciello di Forza Italia in Campania.
In effetti quattro parlamentari e tre consiglieri regionali campani hanno chiesto il “commissariamento o, in alternativa, la nomina di un comitato di reggenza in Campania”, ma l’avvocato di fiducia dei figli di Berlusconi, Roscioli, ha auspicato che si possa trovare un equilibrio tra tutte le componenti campane, perché la dialettica nel partito deve essere serena, costruttiva e fondata esclusivamente su tematiche politiche e non su interessi personali.
L’avvocato Roscioli, nella lettera, ha scritto testualmente: “Mi preme sottolineare che tali iniziative non debbono trascendere dalla grammatica istituzionale che deve necessariamente appartenerci e distinguerci. Mi chiedo quale scopo possa avere l’indirizzo della missiva a Marina Berlusconi, definita presidente, riservando a Tajani la veste di onorevole e non di segretario nazionale”.
Queste parole sono un monito rivolto ai parlamentari campani Annarita Patriarca, Pino Bicchielli e Franco Silvestro, affinché le problematiche relative a Forza Italia siano opportunamente affrontate nel rispetto di tutti i ruoli istituzionali.
La lettera, di cui sono stati informati sia Marina Berlusconi che Tajani, si conclude con un appello all’unità e i parlamentari chiamati in causa hanno risposto garantendo, da parte loro, il rispetto dovuto all’attuale segretario nazionale e precisando che il ruolo di presidente per Marina Berlusconi non era riferito al partito, bensì alla Fininvest.
Stefania Craxi e il richiamo al passato
Va però detto che, nei mesi scorsi, nella scelta di fare eleggere Stefania Craxi presidente del gruppo di Forza Italia al Senato c’è stato qualcosa di non casuale e profondamente simbolico.
In effetti si potrebbe dire, con cognizione di causa, che ci sia stato almeno l’avallo, se non addirittura l’impronta decisiva, di Marina Berlusconi.
Il senso di questa scelta bisogna farlo risalire alla vecchia amicizia tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, un rapporto che ha lasciato un segno nella storia italiana.
Benedetto Craxi, detto Bettino, e Silvio Berlusconi sono stati due uomini molto importanti, che hanno fatto nella vita percorsi completamente diversi, ma che hanno condiviso l’importanza della modernizzazione dell’Italia.
Non avevano le stesse idee sulla politica, ma entrambi erano convinti della necessità di garantire la libertà economica nel Paese e la centralità dell’Italia nello scenario internazionale.
Il rapporto tra Craxi e Berlusconi
Bettino Craxi, prima come leader politico e poi come capo di governo, comprese il ruolo fondamentalmente strategico della comunicazione, dell’impresa e dell’innovazione nella realtà italiana.
Silvio Berlusconi, come imprenditore, ha saputo interpretare e sviluppare la comunicazione, trasformandola in sistema, ma anche in linguaggio e, alla fine, in una vera e propria egemonia culturale.
Il rapporto tra Craxi e Berlusconi ha riguardato soprattutto la parte finale della Prima Repubblica, prima del crollo di Tangentopoli, che ha lasciato nel nostro Paese diverse macerie e soprattutto un vuoto politico e anche culturale.
Silvio Berlusconi fu abile a inserirsi in questo vuoto con la sua discesa nel campo della politica, esprimendosi come l’innovatore di una visione che Craxi aveva in precedenza anticipato, seppure sempre nel solco degli schemi tradizionali italiani.
Forza Italia non aveva niente in comune con il Partito Socialista, ma Berlusconi seppe convincere l’elettorato italiano che il suo movimento nasceva anche per garantire l’esigenza di salvare e rilanciare la cultura politica del cosiddetto pentapartito, che per diverso tempo aveva costituito la maggioranza che sosteneva i governi nel nostro Paese.
La mediazione di Gianni Letta
Le ultime vicende di Forza Italia dimostrano ancora il protagonismo del novantunenne Gianni Letta, che è intervenuto come mediatore di alto livello per appianare le tensioni interne ai vertici tra i fratelli Berlusconi e il segretario nazionale e vicepremier Antonio Tajani.
Infatti, per trovare l’intesa sulla gestione del partito e sui congressi territoriali, è stato ancora una volta necessario il suo intervento in una riunione che si può ritenere decisiva.
A Cologno Monzese c’è stato un incontro tra i vertici del partito e la famiglia Berlusconi, al quale Letta ha partecipato in qualità di saggio e consigliere del movimento politico fondato nel 1994.
La sua mediazione ha permesso di superare le resistenze interne, portando al nome di Enrico Costa come figura di sintesi e punto di incontro per la presidenza dei deputati forzisti, dopo la nomina del precedente presidente Paolo Barelli a sottosegretario di Stato del governo Meloni per i rapporti con il Parlamento.
Il profilo di Gianni Letta
Gianni Letta può essere definito uno dei simboli della storia repubblicana italiana degli ultimi cinquant’anni.
Giovanni Letta, detto Gianni, è nato ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, il 15 aprile 1935 e nel corso della sua vita è diventato giornalista, editore, consigliere fidato, mediatore e uomo delle istituzioni, ma è stato soprattutto un protagonista silenzioso e, nello stesso tempo, determinante nella storia della Repubblica italiana.
La sua capacità di attraversare le varie e complicate stagioni politiche è davvero proverbiale e, nel corso di questi lunghi anni, è sempre riuscito a mantenere credibilità, equilibrio e una rara capacità di ascolto che lo hanno reso, nel tempo, un punto di riferimento rispettato da ogni parte politica.
Questa capacità probabilmente si è consolidata grazie al suo precedente lavoro di giornalista e poi di direttore del quotidiano romano “Il Tempo”, tra i giornali più influenti degli anni Settanta e Ottanta, diventando una figura di riferimento nel panorama editoriale italiano.
Alla fine degli anni Ottanta Gianni Letta ha lasciato il mondo del giornalismo per dedicarsi alla politica, ma la vera svolta della sua carriera arrivò nel 1994, quando strinse un forte legame con Silvio Berlusconi, diventando uno dei suoi più stretti collaboratori, pur rimanendo sempre lontano dai riflettori.
Gianni Letta ha sempre preferito lavorare dietro le quinte, come consigliere, mediatore e uomo di fiducia. In realtà proprio questa sua capacità di mantenere un profilo bassissimo gli ha permesso di svolgere un ruolo fondamentale per la creazione del centrodestra guidato da Berlusconi.
In effetti si può ritenere decisiva l’influenza che esercitò nei confronti del Cavaliere per portare Forza Italia verso il centro, nel solco della Democrazia Cristiana e di Alcide De Gasperi.
Con Berlusconi premier ha ricoperto il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio praticamente in tutti i suoi mandati, tra il 2001 e il 2011.
Può essere definito come il vero “punto di equilibrio” dei vari governi Berlusconi, perché era ascoltato da tutti, rispettato da molti e soprattutto capace di dialogare con le forze di opposizione, le istituzioni, il Vaticano e il mondo economico in generale.
Va detto come Letta non sia mai stato parlamentare o ministro e non abbia nemmeno mai avuto una tessera di partito, pur essendo sempre stato impegnato e protagonista dentro il Palazzo.
Dunque la grandezza di Gianni Letta va ben oltre le appartenenze politiche, perché è stato l’uomo della mediazione nei momenti più critici della vita politica italiana.
Per molti era “l’uomo del Quirinale che non è mai salito al Colle”, svolgendo pure un ruolo fondamentale nei rapporti tra Stato e Vaticano.
Insomma, Letta ancora oggi è il simbolo dello stile italiano, sobrio, paziente e garbato e, in un periodo nel quale la politica è praticata sempre di più con toni esuberanti e parole grevi, può essere considerato una vera e propria icona per quelli che credono ancora nell’importanza del dialogo serio e del sano e costruttivo compromesso.


