Politica: I socialisti tornano in partita

La destra estremista di Vox, alleati di Fratelli d’Italia, e i conservatori di centrodestra del Partito popolare (Pp) non hanno ottenuto i numeri necessari alle ultime elezioni generali della Spagna per formare un governo. La sconfitta elettorale di Vox è molto evidente perché ha perso 20 seggi rispetto a quelli ottenuti alle elezioni del 2019, ma la sconfitta del centro destra spagnolo è dovuta probabilmente anche ai commenti sessisti e alle altre esternazioni imbarazzanti di Alberto Nunez Feijoo, leader del Pp.

Quelli che si aspettavano una vittoria schiacciante sono rimasti delusi, perché le formazioni di destra si sono trovate addirittura a dover affrontare un testa a testa con i partiti di sinistra, in particolare con il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), che ha ottenuto più voti e seggi rispetto al 2019. Comunque il Pp è riuscito a crescere, arrivando a essere il primo partito in termini di voti e di seggi, ottenendo un poco oltre il 33% e 136 seggi, ma  è cresciuto anche il Psoe, conquistando 122 seggi e il 31,70% dei voti, miglior risultato dal 2008. Ad essere crollata è invece l’estrema destra di Vox, con soli 33 seggi rispetto ai 52 raggiunti nel 2019 e la percentuale di appena il 12,4%. La sinistra di Sumar, dove è confluito Podemos, ha ottenuto 31 seggi, 5 in più del 2019, ma sono diversi partiti che si sono messi assieme e se si considerano anche gli altri partiti minori, nessuno dei due schieramenti è in grado di raggiungere la maggioranza assoluta, fissata a 176 seggi sui 350, previsti dal Congresso, la Camera dei deputati spagnola. Infatti Pp, Vox e le altre formazioni di destra ed estrema destra raggiungono insieme solo 171 seggi, mentre la sinistra arriva a 172. In questa situazione molto equilibrata, quasi di empasse, potrebbero essere decisivi i 7 deputati eletti del Partito indipendentista della Catalogna, guidato da Carles Puidgemont, che potrebbero riportare al potere il leader del Psoe e primo ministro uscente, Pedro Sanchez, se dovessero decidere di schierarsi con la sinistra, un’ipotesi che però appare remota dopo i fatti degli ultimi anni che hanno messo fuorilegge gli indipendentisti catalani.

Lo scenario insomma appare molto incerto dopo quelle che erano state definite “le elezioni spagnole più importanti dalla morte del dittatore Francisco Franco”, avvenuta il 20 novembre 1975, dopo 36 anni di governo, perché per la prima volta dalla fine del franchismo c’era la  possibilità che una formazione di estrema destra potesse formare il nuovo governo. Ma forse il ritorno alla destra estrema è solo rimandato per la Spagna perché il leader di Vox, dopo aver sbollito la rabbia per la sconfitta, ha attaccato tutti, a partire dal leader del Partito Popolare, accusato di aver preso un’eccessiva distanza da Vox su temi sensibili come l’aborto.

«Vedo molti festeggiamenti nelle sedi degli altri partiti», ha dichiarato Abascal, «sembra che abbiano vinto tutti e per questo colgo l’occasione per congratularmi con Feijóo come vincitore delle elezioni. Lo ha fatto non dipendendo da Vox, come voleva».

Il leader neofranchista ha poi sostenuto che «…è una pessima notizia che Pedro Sanchez, anche se ha perso le elezioni, possa non soltanto bloccare l’investitura di un governo di destra, ma persino governare con l’appoggio del comunismo, del terrorismo e dell’indipendentismo. Ma siamo assolutamente pronti sia a fare opposizione che a ripetere le elezioni», ha concluso Abascal. E, in caso di nuove elezioni, «Vox alzerà le stesse bandiere e le stesse convinzioni» che li hanno portati a ottenere comunque più di tre milioni di voti, anche se ne hanno persi 627mila, e a confermarsi come terza forza politica al Congreso de los Diputados, la camera bassa delle Cortes Generales.

Il leader dell’ultradestra non si arrende e lancia già le sfide ai suoi avversari, dichiarando di ave ricevuto una telefonata d’incoraggiamento da Giorgia Meloni .”Il nostro progetto comune continuerà” ha dichiarato la presidente del Consiglio Italiana, che però non ha nascosto la delusione per «non aver un governo amico nel Mediterraneo», vista l’assoluta sintonia, tra Vox e FdI, sul tema dei migranti Re Felipe VI offrirà l’incarico a Feijóo.

Le prossime settimane saranno perciò dense di incontri e di trattative, anche se a destra s’è aperta una crepa che difficilmente potrà essere rimarginata in pochi giorni. Mentre a sinistra sembra mancare proprio il tessuto per immaginare un ulteriore allargamento della coalizione. I negoziati, formalmente, cominceranno dopo la prima seduta del nuovo Parlamento, il prossimo 17 agosto (il 22 saranno costituiti i gruppi parlamentari). Re Felipe VI offrirà al leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, che ha ottenuto il maggior numero di voti, l’incarico per formare il nuovo governo. Qualora Feijóo dovesse rinunciare, anche per mancanza dei numeri necessari, il Re offrirebbe l’incarico al secondo classificato, l’attuale primo ministro Pedro Sánchez.

Il primo ministro socialista Sanchez aveva voluto le elezioni anticipate dopo la sconfitta delle ultime amministrative, ma se nessuno dei due leader riuscisse a mettere in piedi una maggioranza, saranno indette ancora altre  elezioni politiche, addirittura entro la fine dell’anno. Insomma per la Spagna si prospetta uno stallo, che ovviamente i mercati finanziari non hanno accolto affatto bene. L’indice IBEX 35 di Madrid infatti ha chiuso in negativo e si apre un periodo di grande incertezza, che secondo la maggior parte degli economisti e analisti finanziari è proprio il peggior scenario possibile per i mercati.

Dall’analisi del voto si può provare a tracciare un bilancio dell’attuale stato di salute della politica spagnola e si possono evidenziare alcuni aspetti. Uno riguarda il bipartitismo, che si sta sempre più affermando in Spagna, nonostante la presenza di diverse forze politiche minori, perché la somma dei voti dei due partiti più importanti, il Partito Popolare (Pp) e quello dei Socialisti (Psoe) arriva a coprire circa i due terzi dell’elettorato spagnolo, il 65% dei voti, mentre nel 2019 era addirittura inferiore alla maggioranza assoluta con appena il 49%. Questa somma potrebbe ancora aumentare, soprattutto se, come al momento sembra probabile, nessuno dei due blocchi riuscirà a formare un nuovo governo e si dovrà tornare nuovamente al voto. Poi un altro aspetto riguarda Alberto Feijóo, il volto emergente della destra moderata spagnola, che esce certamente vincitore di questa tornata elettorale, ma che nello stesso tempo non può assolutamente festeggiare, perché è sfumata la possibilità di una vittoria nettissima, che era apparsa ad un certo punto concreta, secondo tutti gli istituti sondaggisti. E invece alla fine si sono ritrovati a sette passi dal traguardo, perché sette sono i seggi che mancano al Pp, soprattutto per colpa di Vox, per arrivare alla maggioranza assoluta della Camera dei deputati. Insomma per il partito popolare è stata la classica “vittoria di Pirro”, come l’ha definita anche il sindaco di Malaga, Francisco de la Torre, anche lui del Partito Popolare, che ha poi fatto intravedere l’ipotesi  suggestiva, anche se improbabile di una maggioranza formata dai due principali partiti. Il sindaco di Malaga infatti ha dichiarato testualmente:”È tutto aperto, ovviamente. Ma mi piace essere costruttivo, lanciare un messaggio di tranquillità all’opinione pubblica spagnola e immaginare che una soluzione politica possa essere ricercata anche tra le due principali formazioni politiche, Pp e Psoe. Abbiamo almeno il dovere di esplorare anche quel percorso, poi vedremo cosa succede nei primi contatti che avranno». In effetti i due leader Feijóo e Sánchez hanno già annunciato che si “parleranno” per definire gli scenari futuri.

Altro aspetto molto importante delle elezioni spagnole  è sicuramente la sconfitta di Vox, che in ridimensiona, almeno per il momento, la preoccupazione di parte dell’opinione pubblica europea di un’onda nera in grado di cambiare i destini non solo della Spagna, ma di tutto il vecchio continente. La bocciatura dell’estrema destra spagnola in queste elezioni è evidente, anche se il leader Abascal annuncia di non arrendersi e di voler alzare anche in futuro le stesse bandiere. Ad esempio  i neofranchisti dichiarano ancora di voler abrogare le leggi sulla violenza di genere, sull’aborto, sull’eutanasia, sui diritti LGTB, oltre a teorizzare la fine di quello che il partito Vox definisce un vero e proprio fanatismo climatico. Intanto però il partito della destra spagnola ha dimostrato di essere piuttosto fragile, perché dopo la sconfitta elettorale non ha voluto cimentarsi in nessuna analisi, che possa giustificare il crollo dei suoi consensi. In questa elezione peraltro hanno votato per la prima volta ben 1,6 milioni di giovani spagnoli, che hanno fatto fallire la strategia di Vox. Una spiegazione di questo dato potrebbe essere il timore, che molti elettori provano nel possibile ritorno dell’estrema destra al potere in Spagna. Forse Vox li riporta all’epoca del dittatore  Franco, con il rischio di trasformare il 2023 nel 1973 e questo salto indietro di 50 anni, evidentemente, non trasmette grande entusiasmo.

È spietato il commento di Cristina Fallarás giornalista, scrittrice e attivista, sul quotidiano online spagnolo Publico: “La campagna di Vox è consistita nel picchiare, imbavagliare, maltrattare e spaventare le donne. Hanno costantemente minacciato, quotidianamente, in ogni loro apparizione, di eliminare i meccanismi istituzionali che lottano per l’uguaglianza. E quando Santiago Abascal, dopo il voto, è uscito davanti al suo popolo, è improvvisamente apparso come un uomo in bianco e nero, antico, che ha perso tutta la ferocia mostrata per quattro anni. È un po’ nessuno”.

A questo punto la paura, all’interno di Vox, è proprio il fatto che dopo il sogno della vicepresidenza, le prossime elezioni condannino il partito della  destra a un ruolo marginale o addirittura irrisorio

 

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