Marco Rizzo è figlio di Armando, operaio di Fiat Mirafiori, e di Maria Angelica Mosconi. È di origini venete, ma piemontese d’adozione. Dopo il diploma di perito capotecnico in elettronica industriale e dopo aver svolto il servizio militare tra gli alpini, prima a Cuneo e poi a Bolzano, nel 1981 decise di tesserarsi a Torino al PCI, Partito Comunista Italiano, seppure critico verso alcuni aspetti della formazione politica.
Rizzo svolse una grande attività presso il centro culturale marxista “Mondo Nuovo” di Torino, un luogo di riunioni e seminari politici e culturali che riuniva membri del PCI, ma anche di Democrazia Proletaria e altri esponenti provenienti dall’estrema sinistra.
Nel 1982 entrò in contatto con Armando Cossutta, allora dirigente del partito, e conobbe anche gli ex comandanti partigiani Giovanni Pesce e Alessandro Vaia. La sua adesione all’area cossuttiana del partito fu per lui un percorso naturale, fino allo scioglimento del PCI.
Fu nominato componente della Direzione Provinciale del Partito Comunista Italiano di Torino dal 1986 al 1991 e fu eletto consigliere provinciale di Torino nel primo quadriennio degli anni Novanta. Si laureò da studente lavoratore in Scienze politiche presso l’Università di Torino nel 1988, con una tesi sull’innovazione tecnologica in FIAT.
Ha lavorato come magazziniere e giornalista pubblicista, divenendo successivamente docente presso il Centro Orientamento Scolastico Professionale di Torino, rimanendovi sino al 1994.
Da Rifondazione al PdCI
È stato tra i fondatori di Rifondazione Comunista, sempre legato all’area cossuttiana, e dal 1994 è diventato il primo coordinatore nazionale dell’organizzazione giovanile di Rifondazione. Poi, dal 1995 al 1998, ha ricoperto il ruolo di coordinatore della segreteria nazionale.
Nel 1998, durante la rottura definitiva fra Armando Cossutta e Fausto Bertinotti, Rizzo ha sostenuto la linea contraria al ritiro del sostegno del PRC al Governo Prodi I, propugnata da Cossutta, e ha contribuito a fondare il Partito dei Comunisti Italiani, di cui ha ottenuto subito la carica di coordinatore della segreteria nazionale, mantenendola fino al 2004.
È stato eletto più volte alla Camera, diventando nel 2001 anche presidente del gruppo parlamentare.
Durante il primo Governo D’Alema, Rizzo ha sostenuto la linea ufficiale del PdCI, pur rifiutando di ritirare la fiducia allo stesso governo e opponendosi all’intervento militare italiano nella guerra del Kosovo, deciso dalla NATO.
L’esperienza al Parlamento europeo
Nel 2004 viene eletto deputato del Parlamento europeo nella circoscrizione Nord-Ovest, ricevendo oltre diecimila preferenze, nonostante le indicazioni di voto del partito fossero orientate all’elezione di Armando Cossutta e Iacopo Venier come europarlamentari.
Le preferenze degli elettori lo videro invece piazzarsi davanti a Cossutta, che finì secondo nel Nord-Ovest, e a Venier, addirittura terzo nel Centro.
Rizzo non rinunciò al seggio guadagnato per favorire il presidente del partito, cosa che fece invece Oliviero Diliberto, lasciando il seggio al secondo, Umberto Guidoni, per disciplina di partito. Rizzo decise piuttosto di dimettersi come parlamentare italiano e scelse di aderire al gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica nel Parlamento europeo.
A questo punto Marco Rizzo diventò la voce critica nei confronti del secondo Governo Prodi, rivendicando la necessità di rivedere il rapporto con il centrosinistra e di lavorare per l’unità delle forze comuniste e anticapitaliste. Criticò, tra l’altro, il referendum sul protocollo del welfare svoltosi fra l’8 e il 10 ottobre 2007, parlando di “referendum finto”.
Il referendum sarebbe stato vinto dai favorevoli all’accordo, con l’81,6% dei circa cinque milioni di voti validi.
Rizzo si dichiarò pure contrario alla costruzione della Sinistra l’Arcobaleno, l’alleanza nata nel 2007 tra i partiti di sinistra e sinistra radicale, esprimendo nettamente la propria contrarietà alla scelta di presentare un simbolo elettorale privo della falce e martello.
Il 19 dicembre 2007, con una lettera aperta a Diliberto, scritta insieme ad altri dirigenti locali, chiese di ritirare la delegazione del PdCI dal Governo Prodi.
La nascita del Partito Comunista
Alle elezioni politiche del 2008, con il mancato superamento della soglia di sbarramento del 4% della lista elettorale della Sinistra l’Arcobaleno, Rizzo decise di fondare un nuovo partito comunista fortemente alternativo al Partito Democratico, nato poco prima.
Il 3 luglio 2009 Rizzo ha annunciato la fondazione del movimento politico Comunisti Sinistra Popolare, rifacendosi ai principi del marxismo-leninismo, che diventerà poi, nel gennaio 2012, Comunisti Sinistra Popolare – Partito Comunista e, infine, dal gennaio 2014, semplicemente Partito Comunista.
Alle elezioni amministrative del 2016, come candidato sindaco di Torino, appoggiato solo dal suo partito, ha ottenuto 3.323 voti, pari allo 0,86%.
Alle elezioni politiche del 2018 Rizzo si ricandida alla Camera nel collegio uninominale Toscana – 02 di Firenze-Scandicci, raccogliendo lo 0,99% dei voti, senza quindi essere eletto.
Le candidature elettorali
Alle elezioni europee del 2019 è candidato come capolista per il suo partito in tutte le circoscrizioni, ma non è eletto a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento. È riuscito nell’occasione, comunque, a ottenere complessivamente ben 22.406 preferenze personali.
Nel 2020 si candida alle elezioni suppletive per il Collegio uninominale Lazio 1 – 01 della Camera dei Deputati, ottenendo 855 voti, pari al 2,62%.
L’anno seguente ci riprova, candidandosi nel Collegio Toscana – 12 e ottenendo il 4,69% dei consensi, pari a 3.135 voti, giungendo terzo dietro a Enrico Letta e Tommaso Marrocchesi Marzi.
Durante la pandemia di COVID-19, Rizzo si schiera contro l’obbligo vaccinale e il Green Pass.
Dopo la pandemia, il leader comunista si fa promotore della lista Italia Sovrana e Popolare insieme ad altri movimenti come Ancora Italia di Francesco Toscano, Riconquistare l’Italia di Stefano D’Andrea, Azione Civile di Antonio Ingroia, Italia Unita di Francesco Nappi, Patria Socialista di Igor Camilli e Rinascita Repubblicana di Francesca Donato, che sarebbe uscita presto dall’alleanza.
Rizzo si candida per la Camera dei Deputati come capolista nei collegi plurinominali Toscana – 02 ed Emilia-Romagna – 02 e in quello delle Marche, ma non viene eletto a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento da parte della lista.
Democrazia Sovrana Popolare
Il 21 gennaio 2023 il comitato generale del Partito Comunista elegge come suo nuovo segretario Alberto Lombardo, mentre a Rizzo viene affidato l’incarico di presidente onorario.
Due giorni dopo il Partito Comunista, Azione Civile, Fronte per la Sovranità Popolare e Ancora Italia Sovrana e Popolare fondano Democrazia Sovrana Popolare, per proseguire l’esperienza, ma nel luglio dello stesso 2023 vengono espulsi dalla coalizione sia Azione Civile sia il Fronte per la Sovranità Popolare.
Marco Rizzo si candida poi per Democrazia Sovrana Popolare alla presidenza della Provincia Autonoma di Trento alle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige del 2023, prendendo poco più del 2% con oltre cinquemila voti, che però non bastano nemmeno per l’elezione a consigliere.
Al congresso fondativo del gennaio 2024 di Democrazia Sovrana Popolare, Rizzo viene eletto coordinatore nazionale e, nello stesso periodo, escono le pubblicazioni “Le ragioni di una scelta” e “Per una democrazia sovrana e popolare”, libro scritto con Francesco Toscano.
Non si concretizza, alle ultime europee del 2024, l’ipotesi di aderire alla lista Libertà, promossa da Cateno De Luca di Sud chiama Nord, e DSP, Democrazia Sovrana Popolare, non riesce a raccogliere le firme necessarie per presentare le liste in tutte le circoscrizioni, riuscendo, grazie al supporto di Gianni Alemanno, a presentarsi solo in quella dell’Italia centrale, dove Rizzo, da capolista, riesce a raccogliere oltre 6.500 preferenze, contribuendo allo 0,15% totale della lista.
Il 6 luglio 2024 il Comitato centrale del Partito Comunista rende noto che Rizzo si è dimesso dalla carica di presidente onorario del partito e che, da quel momento in avanti, gli iscritti del Partito Comunista non potranno più essere contemporaneamente iscritti anche a Democrazia Sovrana Popolare.
Rizzo si candida poi alla presidenza dell’Umbria alle elezioni regionali del 17 e 18 novembre 2024, presentandosi con il sostegno di due liste. Rizzo raccoglie l’1,11% e si piazza terzo dietro ai due candidati delle coalizioni di centro-sinistra e centro-destra, ma non è eletto consigliere.
Nell’ottobre 2025 Rizzo annuncia la candidatura anche alle regionali in Veneto di fine novembre, dove si piazza al quarto posto con l’1,09%.
L’Italia del Domani
Finalmente si arriva ai tempi attuali e, dopo settimane di aspri confronti con il presidente di Democrazia Sovrana e Popolare Francesco Toscano, Marco Rizzo ha deciso di lasciare il partito DSP e di costituire un nuovo progetto politico, denominato “L’Italia del Domani”.
Assieme a lui sono usciti da Democrazia Sovrana e Popolare molti altri militanti in tutta Italia, tra cui Andrea Loccioni, che ha subito aderito al nuovo partito di Rizzo.
Secondo un comunicato dello stesso Loccioni, la decisione di lasciare Democrazia Sovrana e Popolare per Rizzo e i suoi adepti giunge al termine di un percorso politico che, pur avendo conseguito significativi risultati sul piano dell’organizzazione territoriale e della mobilitazione, ha registrato negli ultimi mesi un progressivo allontanamento dall’impianto originario del partito.
Le dinamiche interne intervenute hanno reso evidente una divergenza di linea non più componibile, imponendo una verifica degli assetti e l’apertura di una nuova fase, che sta portando alla nascita di una nuova formazione politica.
In particolare, il gruppo dirigente marchigiano ha individuato in Marco Rizzo e nel suo progetto “L’Italia del Domani” il riferimento politico più coerente per proseguire l’azione avviata negli anni scorsi con Democrazia Sovrana e Popolare.
Nella difficile situazione politica attuale, “L’Italia del Domani” può rappresentare l’iniziativa più credibile per ricomporre il fronte delle forze popolari, sovraniste e patriottiche, offrendo uno strumento organizzativo e programmatico alternativo alle logiche che hanno determinato il declino del Paese e la compressione della sovranità popolare.
Dunque, nelle Marche si costituisce il Comitato costituente regionale, chiamato a coinvolgere amministratori locali, espressioni della società civile organizzata e realtà civiche disponibili a concorrere alla definizione della piattaforma politica e al radicamento territoriale del nuovo soggetto politico.
Loccioni e i militanti del nuovo soggetto politico scommettono sulle scelte, sui programmi e sulla capacità di tradurli in azione di Marco Rizzo, con il quale intendono lavorare per un’Italia che, in un momento di grave crisi economica, democratica e sociale, possa finalmente tornare a decidere autonomamente del proprio futuro, restituendo centralità al lavoro, alla produzione e alla giustizia sociale.


