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I disturbi dell’alimentazione possono essere definiti come disturbi del comportamento alimentare, che danneggiano la salute fisica o il funzionamento psicologico .

I DCA  sono in netto aumento sia nel nostro paese che negli altri Paesi occidentali, tanto che anoressia, bulimia, il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating-BED) e i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (DA-NAS) e obesità vengono descritte come le malattie del ventesimo secolo.

Bulimia e anoressia in modo particolare interessano oggi molte donne che si sentono insoddisfatte del proprio aspetto e aspirano a una magrezza estrema, mettendo in atto comportamenti  restrittivi anche a rischio della vita. Uno tra i criteri per la diagnosi di anoressia e bulimia nervosa è la presenza di un disturbo della percezione del proprio corpo. Tale criterio assume particolare rilevanza perché costituisce un importane precursore della possibile comparsa di un DCA e la sua remissione è considerata un fattore fondamentale per la guarigione dalla patologia.

La prima ad ipotizzare una correlazione tra percezione dell’immagine corporea e DCA fu Hilde Brunch che, nel suo testo del 1977, Patologia del comportamento alimentare, descrisse la modalità distorta di percezione tipica dei soggetti con DCA.  Da allora ci sono stati svariati studi sia nazionali che internazionali, tesi a dimostrare la stretta  correlazione esistente tra DCA, insoddisfazione corporea e incapacità di dare al proprio corpo una valutazione oggettiva. I risultati degli studi condotti su pazienti affetti da DCA hanno permesso di dimostrare che l’immagine corporea, risulta  in questi casi distorta e distante da quello che è il corpo reale. La discrepanza tra corpo reale e ideale è fonte di profonde distorsioni che portano a mettere in atto contromisure sempre più drastiche per la riduzione del peso corporeo. D’altro  lato, tale distorsione è strettamente legata a un senso di frustrazione e insoddisfazione che porta a una diminuzione dell’autostima  e sovente alla comparsa di sintomi depressivi.

Oggi oltre alla bulimia e anoressia sembrano svilupparsi nuovi disturbi o meglio dire nuove tendenze alimentari, meno conosciute, ma non per questo meno pericolose, che trovano un picco di esordio tra e giovani e adolescenti. Si tratta di comportamenti nuovi, nella fattispecie parliamo di ortoressia dal greco orthos (dritto, corretto,) e orexia (appetito).

Il primo a ad  usare il termine ortoressia  nervosa è stato S. Bratman in un articolo apparso nel 1997 su un numero di Yoga Journal. L’ortoressia nervosa è caratterizzata dall’ossessione patologica per il cibo sano, biologicamente puro, generalmente vegetali crudi, cereali e cibi macrobiotici e comunque alimenti privi di pesticidi, conservanti ed altre sostanze artificiali ,che porta ad importanti restrizioni dietetiche. Nell’anoressia e bulimia il problema è la quantità, nell’ortoressia invece  è la qualità dei cibi introdotti nell’organismo. I pazienti ortoressici escludono dalla loro dieta gli alimenti che ritengono essere impuri e manifestano anche  una eccessiva preoccupazione sui materiali e le tecniche utilizzate per l’elaborazione del cibo. Molte ore al giorno sono dedicate alla ricerca del cibo giusto, allo studio delle sue reali o presunte proprietà nutritive e alla sua preparazione. Moltissimi alimenti vengono eliminati dalla dieta  creando una carenza di vitamine essenziali ed uno squilibrio  dello stato psicofisico.

Per l’ortoressico è essenziale per il mantenimento dell’autostima non trasgredire alle regole in quanto questo gli provoca ansia e vergogna. In alcuni casi, quelli  più gravi, gli ortoressici preferiscono morire di fame piuttosto che assumere qualcosa che considerano impuro o pericoloso per la propria salute. Sono molto soddisfatti del proprio stile di vita e si sentono superiori  rispetto a coloro che non mangiano responsabilmente. Le persone affette da ortoressia non hanno paura di ingrassare ma desiderano soltanto diventare più sani e puri. La percezione distorta è riguarda le proprietà del cibo, non è relativa alle proprie forme. Dedicano molte ore al giorno a programmare i pasti e hanno il desiderio continuo di depurarsi. E’ un tentativo di negare la morte con la speranza che attraverso le “buone regole” si possa raggiungere l’immortalità. Si arriva facilmente ad una compromissione delle relazioni sociali in quanto cambiando stile di vita, l’ortoressico  deve difendere le proprie regole da chi non le condivide. Egli è assolutamente convinto che la sua scelta sia la migliore.

Per affrontare l’ortoressia è necessario  un approccio multidisciplinare che includa l’intervento di uno psicologo psicoterapeuta e di un medico nutrizionista. Se la malattia è arrivata ad un livello grave è necessario rivolgersi a centri specializzati.  Ottimi risultati hanno dato i percorsi di psicoterapia basati su un approccio cognitivo comportamentale, volto a insegnare un nuovo modo di approcciarsi al cibo e per analizzare le cause profonde che stanno alla base del problema .Spesso il percorso psicoterapeutico coinvolge anche i familiari.

Oggi sicuramente si è arrivati alla consapevolezza che è’ importante non mangiare in modo errato, ma la sola alimentazione non può assicurare una buona salute.

 Non siamo solo “ciò che mangiamo” ma siamo anche “ciò che nasciamo”

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