La notizia è stata rilanciata dalle principali testate locali e nazionali, tra cui il Corriere del Mezzogiorno: in Campania è alto sia il livello di malasanità che di violenza nei confronti dei professionisti che prestano assistenza in corsia, in particolare infermieri e medici.
Si tratta per molti versi di due facce della stessa medaglia. Incentiva infatti a porsi domande come quelle che seguono: come può un contesto di questo tipo dimostrarsi attrattivo per i professionisti? Come può metterli nelle condizioni di lavorare con maggiore serenità in un ambiente già di per sé critico, alla luce dei tagli costanti a cui è sottoposto il SSN e dei conseguenti (intensi) carichi di lavoro?
A farne le spese sono soprattutto i pazienti, che vivono anch’essi in uno scenario di violenza e inefficienza, poiché si trovano a fare i conti con variabili che mettono a rischio il bene più prezioso per la persona: la salute.
Un modo per tutelarsi oggi c’è: rivolgersi alle associazioni che si occupano di malasanità, prestando un servizio gratuito che interviene a livello sia medico che legale. Una consulenza che parte dalla ricostruzione di quanto accaduto e da un’analisi professionale della documentazione sanitaria, fornendo gli estremi per valutare il modo in cui è più opportuno agire.
Una cosa è certamente da condannare: la violenza in corsia. Non può essere la strada nel rispetto prima di tutto di chi presta assistenza e della vivibilità delle strutture sanitarie, anch’esse danneggiate. Una condizione che genera amarezza, disagio, inefficienza per tutti, esasperando una situazione di suo alquanto complessa nella sua criticità.
Malasanità: una panoramica della situazione alla luce dei dati
Ammontano a quasi 300 milioni di euro i risarcimenti per malasanità in Campania tra il 2019 e il 2023 (286,8 milioni di euro per la precisione): un dato che vede la regione all’ultimo posto in Italia rispetto al rapporto tra danni e risarcimenti. Una cifra a cui occorre aggiungerne un’altra: quella inerente i costi aggiuntivi connessi alle complicanze per “eventi avversi”, pari a circa 16 milioni di euro.
I casi di malasanità interessano soprattutto le infezioni ospedaliere: una condizione che per essere prevenuta richiederebbe una riorganizzazione a livello procedurale, a fronte di precauzioni piuttosto elementari, contemplate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il quadro campano è in linea con quello nazionale, che vede incriminati soprattutto diagnosi e interventi chirurgici, oltre appunto alle infezioni contratte nelle strutture.
Violenza in corsia: l’altro volto della sanità in Campania
Per medici, infermieri e professionisti dell’ambito sanitario prestare assistenza nelle strutture campane non è semplice. Secondo le stime ufficiali, nel 2025 sono stati 119 i medici e 319 gli infermieri vittime di violenza, a fronte di un aumento del 22% nell’ultimo anno delle situazioni di questo tipo.
Aggressioni che sono state non solo verbali, ma anche fisiche, in linea, tristemente, con quanto sta avvenendo, stando alle stime dell’OMS, in Europa. Come si evince dai dati, anche in questo caso in linea con quelli nazionali, la categoria più esposta è quella degli infermieri, più colpiti di medici e OSS.
Si tratta, per la precisione, delle infermiere: su scala nazionale le donne rappresentano il 60% dei casi totali (fonte: Mondosanità).
Numeri che raccontano di un quadro complesso, in cui per i pazienti è importante, quando necessario, sapere come tutelarsi, approfittando di una rete associativa quanto mai attiva.


