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C’era uno stadio, un Romano ed un Napoletano, che detta così farebbe presagire ad una barzelletta di quelle da bar. La questione Stadio San Paolo rispecchia a pieno i criteri di una barzelletta in tutti i sensi, una querelle che sembra non finire mai in cui le parti in causa si attaccano a colpi di comunicati stampa disertando riunioni ed incontri.

E’ nota a tutti la volontà del presidente De Laurentiis di creare una nuova casa per i tifosi del Napoli che faccia anche lievitare il fatturato, ma le difficoltà incontrate sembrano insormontabili. I progetti sbandierati a firma di prestigiosi ingegneri ed architetti, messi in bella mostra persino sul web, hanno fatto impazzire i tifosi che, seppur affezionati al San Paolo di Fuorigrotta, desiderano oltre modo una struttura che avvicini il tifo alla squadra, senza piste d’atletica e fossati che tengano, uno stile completamente British.

Ma da palazzo San Giacomo non giungono buone nuove, il sindaco De Magistris e tutto il consiglio comunale, sembrano remare contro o quanto meno pare che pretendano emolumenti che non sono ancora stati pagati, come da accordi dell’attuale convenzione.

Percentuali sui tagliandi e percentuale sugli sponsor a bordo campo sembrerebbero essere pomi della discordia sulla quale si scontrano i due protagonisti della vicenda. De Laurentiis dal canto suo vorrebbe a tutti costi acquistare lo Stadio San Paolo, ma non pagarlo come una struttura all’avanguardia ma per quello che è, una struttura che andrebbe se non rasa al suolo, profondamente restaurata mantenendo solo lo scheletro (come da precedente progetto), da fare in modo modulare senza necessità di trasferirsi in altre strutture come la paventata Palermo, a cui al solo pensiero il tifoso rabbrividisce. De Magistris replica asserendo che lo Stadio San Paolo è un bene pubblico in cui confluiscono oltre 30 attività sportive, ribadendo a gran voce che non è solo il calcio che conta a Napoli.

Una lotta a colpi di sequestri preventivi, sventati solo dal fatto che si sta per stilare una nuova convenzione di durata semestrale o biennale, senza stravolgimenti. La vecchia convenzione non stava bene al presidente del Napoli ma ora sembra accondiscendere a quanto chiede il comune. La nuova convenzione dovrebbe prevedere oltre alle quote sui biglietti e percentuali sugli sponsor, che prima facevano storcere il naso a De Laurentiis, anche l’introduzione di un canone fisso annuale, del pagamento del canone idrico e di tutta una serie d’interventi di manutenzione straordinaria.

Nessuno stravolgimento quindi, c’è solo da capire la durata della convenzione e la sua effettiva fattibilità e la resa nel campo.

Una casa per il Napoli è il bene primario per aumentare i fatturati ed essere in linea col grande cambiamento del calcio italiano che ha avuto come pre-cursore la Juventus prima ed il Sassuolo poi, ora che anche la Roma ed il Milan sembrano attrezzarsi a riguardo, non dimenticando lo stadio delle aquile di Lotito e la cittadella dello sport dei Della Valle, creare una struttura che sia in linea con gli obiettivi del Napoli sembra un dovere e non un mero capriccio.

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