Massa Lubrense, ordinanza shock: stop ai lavori e rischio esproprio per un noto ristorante


Il Comune di Massa Lubrense ha emesso l’ordinanza n. 3 del 5 gennaio 2026, pubblicata sul portale istituzionale, che dispone la sospensione immediata di qualsiasi attività edilizia e la demolizione delle opere realizzate nell’ambito di quella che viene definita come una lottizzazione abusiva. Destinatario del provvedimento è il celebre ristorante “Quattro Passi”, tre stelle Michelin e simbolo dell’eccellenza gastronomica del Mezzogiorno.

Le contestazioni

Nella lunga ordinanza, il Comune descrive un intervento definito “complesso, imponente e devastante”, che avrebbe trasformato radicalmente un’area agricola in un complesso ricettivo di lusso con suite, ristorante, residenze, cantina, cunicoli ipogei, percorsi, piscina e ampliamenti volumetrici significativi. Per l’ente, tutto ciò integra pienamente la fattispecie prevista dall’art. 30 del D.P.R. 380/01, alterando la programmazione territoriale e incrementando in modo illecito la densità edilizia.

Nessuna trattativa possibile

Il Comune respinge qualsiasi ipotesi di mediazione: il prestigio internazionale della struttura, si legge, non può costituire deroga ai vincoli di tutela. L’attività, pur di eccellenza, non può superare i limiti di inedificabilità della zona 1b del PUT, e il grado di offensività della presunta lottizzazione renderebbe necessario un provvedimento “rigoroso e non negoziabile”.

Rischio esproprio totale

L’ordinanza impone un vincolo di inalienabilità sui beni interessati e fissa 90 giorni per il ripristino dei luoghi. In caso di mancata demolizione, scatterà automaticamente l’acquisizione gratuita al patrimonio del Comune dell’intera area lottizzata, non solo delle opere contestate. Il provvedimento, insieme al verbale di eventuale inottemperanza, costituirà titolo definitivo per immissione nel possesso e trascrizione nei Registri Immobiliari.

Possibili ricorsi

Il ristorante, attualmente chiuso per la pausa stagionale, non ha diffuso dichiarazioni. La famiglia Mellino potrà comunque impugnare l’ordinanza presentando ricorso al TAR entro 60 giorni o al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica.

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