Questa pellicola è il ritratto perfetto dell’arte di arrangiarsi. Divisa tra la fame atavica della prima parte e l’esilarante messinscena della seconda, resta una delle vette della comicità italiana.
La fame e il colpo di fortuna
A Napoli, sotto i portici del San Carlo, vive Felice Sciosciammocca, uno scrivano pubblico perennemente al verde. Condivide un misero appartamento con il figlio Peppeniello, la compagna Luisella e la famiglia dell’amico Pasquale, fotografo ambulante. La loro esistenza è una lotta quotidiana contro i morsi della fame e le pretese del padrone di casa.
La svolta arriva con il marchesino Eugenio: innamorato della bellissima ballerina Gemma, deve convincere il futuro suocero — il ricchissimo ma ingenuo ex cuoco Don Gaetano Semmolone — che la sua famiglia approva l’unione. Poiché i veri parenti nobili si oppongono, Eugenio assolda Felice, Pasquale e le loro donne per interpretare la sua aristocratica famiglia in cambio di un lauto banchetto.
La recita a casa Semmolone
Trasformati in “Principi” e “Conti” grazie ad abiti presi a noleggio, i poveracci si ritrovano immersi nel lusso di casa Semmolone. Qui la trama si infittisce in un gioco di equivoci:
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Peppeniello, fuggito di casa, è stato assunto da Don Gaetano come cameriere sotto falso nome.
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Bettina, la vera moglie di Felice, lavora lì come dama di compagnia di Gemma.
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Felice deve destreggiarsi tra la fame mai saziata (indimenticabile la scena degli spaghetti in tasca) e il rischio di essere smascherato dalla moglie legittima.
Il caos finale e il lieto fine
L’equilibrio precario crolla quando irrompe Luisella, la compagna di Felice esclusa dal piano, che per vendetta rivela la verità a Don Gaetano. Contemporaneamente, compare il vero padre di Eugenio, il Marchese Ottavio, che si era introdotto in casa sotto mentite spoglie per mettere alla prova la moralità di Gemma.
Nonostante il trucco svelato, l’amore trionfa:
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Il Marchese Ottavio, colpito dalla virtù di Gemma, dà il suo consenso alle nozze.
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Felice e Bettina si riconciliano, pronti a ricostruire la famiglia con il piccolo Peppeniello.
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Anche i giovani Luigino (figlio di Don Gaetano) e Pupella possono coronare il loro sogno d’amore.
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La dispotica Luisella, rimasta sola, riceve la giusta lezione per la sua cattiveria.
Miseria e nobiltà è un film del 1954 diretto da Mario Mattoli, tratto dall’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta
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