Da ex rugbista congedato con disonore a parlamentare della Repubblica: la parabola di Pietro Bosco (Guido Caprino) è il simbolo dell’irruzione della Lega Nord nei palazzi del potere romano.
1992: L’irruzione nella Storia
All’inizio della saga, Pietro Bosco è un uomo alla deriva. Un ex soldato e rugbista con problemi di alcol e un carattere violento, che si ritrova quasi per caso a salvare la vita a un anziano senatore della Lega Nord durante un’aggressione. Questo gesto lo catapulta nel mondo della politica di Umberto Bossi. Pietro è il “pesce fuor d’acqua”: non capisce le logiche parlamentari, parla un linguaggio crudo e diretto, ma incarna perfettamente la rabbia della base leghista di quegli anni. La sua ascesa è travolgente: viene eletto alla Camera dei Deputati, ma deve subito scontrarsi con il cinismo della capitale e con l’ossessione per Veronica Castello, la showgirl di cui si innamora perdutamente e che cercherà, invano, di “comprare” con il potere.
1993: La perdita dell’innocenza
In 1993, Pietro non è più l’ingenuo dei primi giorni. Ha imparato che a Roma tutto ha un prezzo. Diventa un membro della Commissione Difesa e inizia a muoversi con destrezza tra emendamenti e giochi di palazzo. Tuttavia, la sua vita è segnata dal dolore e dal tradimento.
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Il rapporto col padre: Un legame conflittuale che rivela le radici della sua fragilità.
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La disillusione amorosa: Il legame con Veronica si trasforma in un rapporto tossico di possesso e umiliazione, che lo porterà a compiere scelte eticamente discutibili per proteggere la propria posizione.
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Il braccio di ferro con il Pool: Si ritrova a dover gestire le tensioni tra il suo partito, che cavalca la protesta di piazza, e la realtà di una politica che deve scendere a patti per sopravvivere.
1994: Il potere e il declino del “Puro”
Nella stagione finale, Pietro Bosco è ormai un veterano. È diventato Sottosegretario al Ministero dell’Interno nel primo governo Berlusconi. Non è più l’uomo in canottiera che beveva birra, ma un politico in doppiopetto che siede nelle stanze dove si decide il destino del Paese. Ma il potere ha un costo altissimo. Pietro si ritrova schiacciato tra la fedeltà a Bossi e le lusinghe del nuovo sistema creato da Leonardo Notte. Il suo scontro con la magistratura e il coinvolgimento in affari poco chiari segnano la fine della sua “purezza” da guerriero. Il finale di 1994 ci restituisce un uomo profondamente solo, che ha ottenuto tutto ciò che voleva (soldi, fama, potere) ma ha perso l’unica cosa che contava: la propria identità.
Il Ritratto di un’Epoca
L’interpretazione di Guido Caprino è fisica, viscerale. Pietro Bosco non è un cattivo, ma un uomo mediocre a cui la storia ha offerto un’occasione straordinaria. È il riflesso di un’Italia che, stanca dei vecchi partiti, si è affidata a volti nuovi, scoprendo però che il “palazzo” è in grado di corrompere anche le intenzioni più genuine.
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Punto di forza: L’onestà brutale nel mostrare la sua inadeguatezza.
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Momento chiave: Il discorso in aula dove, con la sua rozzezza, riesce a essere più vero dei politici di professione.


