In questa geniale parodia firmata da Carlo Vanzina, la storia non si ripete… si fotocopia. Nel 71 a.C., Roma non è solo la capitale dell’Impero, ma il centro di un intreccio di mazzette, favori e scambi di poltrone che ricorda terribilmente la cronaca moderna.
L’Incontro tra Nord e Sud
Tutto ha inizio sulla Via Appia, dove il destino fa scontrare due mondi opposti:
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Cesare Atticus: un senatore romano corrotto fino al midollo, che vive nel lusso grazie ai soldi della moglie e ai capricci dell’amante.
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Antonio Servilio: un magistrato integerrimo (e un po’ bacchettone) appena arrivato da Mediolanum per ripulire la capitale.
L’odio tra i due esplode subito, alimentato da una serie di coincidenze fantozziane: Servilio scopre di aver affittato “in nero” un appartamento proprio da Atticus e i due finiscono quasi alle mani durante un’accesa partita di Coppa della Repubblica tra Roma e Mediolanum al Colosseo.
Intrighi, Bordelli e Avvisi di Garanzia
La vendetta di un’amante delusa, Ottavia, fornisce a Servilio le prove per incastrare Atticus. Inizia così un duello legale fatto di pedinamenti e tentata corruzione. Per salvarsi, Atticus gioca sporco: sotto consiglio del potente senatore Cinico, organizza una trappola a luci rosse. Grazie alla complicità della prostituta Poppea, Servilio viene sorpreso in un bordello, screditato pubblicamente e spedito al confino in Sicilia.
La Riscossa e l’Inaspettata Alleanza
Ma Servilio non si arrende. Sull’isola scopre i legami tra Atticus e la criminalità locale guidata da Don Varrone. Torna a Roma più agguerrito che mai, pronto a dare il colpo di grazia al suo nemico.
Tuttavia, quando il gioco si fa duro e il senatore Cinico ordina l’eliminazione fisica del magistrato, Atticus ha un sussulto di coscienza. I due nemici giurati capiscono di essere entrambi pedine di un sistema più grande e decidono di allearsi. In una sequenza esilarante, si travestono da cuoche (Lella e Nella) per sottrarre il “libro nero” della contabilità di Cinico.
Un Epilogo… Eterno
Il processo finale è un trionfo di amara ironia. Nonostante le prove, il senatore Cinico incanta la giuria con una retorica populista, convincendo tutti che rubare sia stato un “bene comune”. Il risultato?
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Cinico trionfa.
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Atticus e Servilio finiscono ai lavori forzati, coinvolti nella rivolta di Spartaco e infine crocifissi sulla Via Appia.
Mentre esala l’ultimo respiro, Servilio sogna un futuro senza corruzione… ma un salto temporale di duemila anni ci mostra i loro discendenti moderni pronti a ricominciare daccapo lo stesso, identico scontro.
Curiosità: Il Cast e il Messaggio
Il film brilla grazie alla chimica tra Christian De Sica (l’arrogante Atticus) e Massimo Boldi (il pignolo Servilio), con un monumentale Leslie Nielsen nei panni di Cinico. È una satira pungente che suggerisce come, nonostante passino i millenni e cambino i vestiti, i vizi del potere restino scolpiti nel marmo.


