Entra in una fase cruciale l’inchiesta sulla tragedia della Funivia del Monte Faito, il drammatico incidente costato la vita a quattro persone il 17 aprile dello scorso anno.
Dopo l’ultima udienza dell’incidente probatorio davanti al gip del tribunale di Torre Annunziata, Luisa Crasta, sono stati fissati nuovi appuntamenti nei mesi di giugno e luglio per proseguire l’analisi tecnica sui reperti e sugli elementi raccolti dagli investigatori.
Via alla simulazione tecnica
Il passaggio più delicato dell’inchiesta inizierà però tra circa dieci giorni, quando prenderanno il via le attività di ricostruzione dinamica del crollo attraverso simulazioni al computer e test di laboratorio.
Le operazioni saranno svolte presso l’Università degli Studi di Bari e in un laboratorio specializzato, dove tecnici e consulenti proveranno a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto lungo la linea della funivia.
L’obiettivo è comprendere la sequenza esatta dei cedimenti e dei malfunzionamenti che portarono la cabina a precipitare.
Sotto esame freni e dispositivi di sicurezza
Gli esperti analizzeranno in particolare il sistema frenante, la tenuta delle cosiddette “teste fuse”, i cavi tranciati e il funzionamento dei dispositivi di emergenza che avrebbero dovuto bloccare la corsa della cabina.
I periti dovranno stabilire se ci siano stati cedimenti improvvisi oppure anomalie progressive legate a usura, manutenzione o controlli non adeguati.
Un passaggio considerato decisivo anche per l’accertamento delle eventuali responsabilità penali.
Venticinque indagati nell’inchiesta
L’indagine, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso, coinvolge attualmente 25 persone tra dirigenti, tecnici e figure legate alla gestione e manutenzione dell’impianto.
Parallelamente proseguono anche le analisi sui reperti recuperati dalla cabina precipitata: carrucole, componenti del sistema frenante, cavi, parti metalliche deformate e dispositivi di sicurezza vengono esaminati uno ad uno.
Il ricordo delle vittime
La tragedia costò la vita al macchinista Eav Carmine Parlato, 59 anni, ai turisti inglesi Graeme Derek Winn, 65 anni, e Margaret Elaine, 58 anni, oltre alla giovane israeliana Janan Suliman, di 26 anni.
Unico sopravvissuto il fratello Taheb, rimasto gravemente ferito e salvato dopo una lunga degenza all’Ospedale del Mare.
A oltre un anno dalla tragedia, le famiglie delle vittime continuano a chiedere verità e giustizia, mentre la macchina investigativa accelera per chiarire definitivamente le cause del disastro.


