Intervista a Catello La Mura: Tenuta La Mura racconta l’esperienza a ProWein Düsseldorf


Nel cuore del territorio vesuviano, dove il suolo vulcanico incontra una tradizione vitivinicola tramandata da generazioni, nasce Tenuta La Mura, realtà che valorizza vitigni autoctoni e identità territoriale. ProWein Düsseldorf è stata l’occasione per portare questa visione oltre i confini locali, confrontandosi con il panorama enologico internazionale. Ne abbiamo parlato con Catello La Mura, protagonista di un progetto che unisce radici e ambizione. 

Prima volta a Dusseldorf per il ProWein, che sensazioni portate a casa? Che esperienza è stata?

“Portiamo a casa un’esperienza fantastica. Abbiamo conosciuto gente da tutto il mondo, realizzando oltre 70 appuntamenti e contatti: dal Texas al Brasile, dalla stessa Germania alla Danimarca, da Londra a tutto il mondo. Il primo giorno, quando siamo andati allo stand, non tirava una bella aria, perché diciamo che Parigi (Wine Paris, ndr) ha un po’ tolto una fetta di aziende al ProWein e quindi c’era un pò di scoramento. Noi, pur essendo alla prima esperienza internazionale, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato tanto”.

Cosa si aspetta da questa partecipazione?

“Stiamo già lavorando con i contatti della fiera, ci auguriamo di dare seguito al nostro lavoro”.

Qual è o quali sono stati i vini più apprezzati di Tenuta La Mura?

“Noi siamo andati con il nostro enologo Giovanni Piccirillo, che ha riunito 3 cantine da 3 aree differenti: la nostra e il Vesuvio, i Campi Flegrei, con Tenuta Loffredo e, infine, Caiazzo, Caserta, con la sua Masseria Piccirillo. Noi facevamo assaggiare sempre 3 vini: Volo 31, una Falanghina dei Campi Flegrei che ha vinto anche un premio al Mundus Vini, e, come rosso, il Pallagrello Rosso. Questi sono stati i 3 cavalli di battaglia delle 3 aziende rappresentate. In particolare, il momento più bello è stato quando le persone al nostro stand sentivano Vesuvio, vulcano, terra sabbiosa e Caprettone e si chiedevano cosa fosse il Caprettone, in quanto tanti ospiti non conoscevano il nostro vitigno autoctono del Vesuvio. I vini più apprezzati sono stati quelli del Vesuvio, ma in sincerità tutte le aziende allo stand abbiamo fatto un bel lavoro”.

C’è un Paese che vi ha maggiormente sorpreso o è rimasto particolarmente sorpreso dal vostro progetto?

“Tutte le persone sono state contente, se ne andavano sempre con il sorriso. Hanno apprezzato molto i vini, perché comunque sono 3 territori che danno degli ottimi prodotti. Abbiamo dovuto tra virgolette combattere con una maggioranza di persone che volevano vini più strong, dal tasso alcolico più alto, però ce la siamo cavati bene”.

Qual è la percezione dei vini vesuviani in una manifestazione così importante?

“La percezione dei vini vesuviani è stata interessante, perché noi avevamo anche due aziende che sono tutte e due di aree vulcaniche, di cui una, i Campi Flegrei, in attività e nei vini si sente molto la pietra focaia, a sembrare quasi una Falanghina. Il Vesuvio è il Vesuvio, sapidità spinta, sale marino, floreale. È piaciuto molto il bianco, è piaciuto molto il rosso, ma Volo 31 ha vinto su tutto. Possiamo dire che è piaciuto anche ai colleghi degli stand vicini al nostro, con cui poi abbiamo legato e creato un bel gruppo, anche oltre la fiera”.

Si ringrazia Catello La Mura per la disponibilità.

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