Registrati
Ti sarà inviata una password per E-mail

Gli ultimi dati dell’Istat svelano che il tasso di disoccupazione in Italia è in diminuzione, ma pur sempre a livelli alti rispetto al resto d’Europa. Intanto, le imprese studiano soluzioni per incentivare le assunzioni.

Buone notizie dal mercato del lavoro in Italia: a guardare i dati dell’Istat, sembrerebbe questa l’interpretazione più “semplice” del calo nel tasso di disoccupazione sia globale che giovanile grazie a un buon trend riscontrato nel mese di febbraio. Eppure, scendendo più nei dettagli si deve evidenziare come la diminuzione percentuale vada incrociata con l’aumento delle persone scoraggiate, che non cercano più il lavoro e sono inattive a tutti gli effetti.

La disoccupazione in Italia

Ma partiamo con ordine dai numeri rivelati dall’ultimo report dell’Istat: a febbraio il tasso di disoccupazione generale nel nostro Paese si è portato all’11,5%, con una lieve variazione di 0,3 punti percentuali in meno rispetto all’analisi precedente e tornando, così, sui livelli di agosto 2016. Per la precisione, soltanto tra gennaio e febbraio scorso è calato di 83 mila unità il numero di persone in cerca di occupazione, più accentuato nelle fasce d’età 15/24 anni e tra gli over 50.

Analizzare i dati

In totale, l’ultima stima sulla disoccupazione in Italia parla di un “esercito” di 2 milioni 984mila persone, in larga parte giovani: il tasso giovanile, infatti, è ancora superiore al 35%, anche se continua a diminuire. A febbraio, ad esempio, è sceso di altri 1,7 punti, ritornando ai minimi dall’agosto del 2012. Prima di parlare di “miracolo”, però, bisogna prendere in considerazione alcuni aspetti, a cominciare appunto dall’elevato livello dei giovani che in Italia non trovano lavoro.

Paragone sconfortante

A livello europeo, infatti, il nostro Paese è al terzultimo posto assoluto in questo ambito, superando solo le prestazioni di Grecia e Spagna (dove la disoccupazione giovanile è rispettivamente al 45,2 e al 41,5%), ben lontana dalla media sia della Ue a 28 (17,3%) sia da quella dell’intera Eurozona (19,4%). Inoltre, è lo stesso istituto di ricerca che spiega che dall’analisi sono esclusi i giovani inattivi, cioè le persone che non sono occupate e non cercano lavoro: questo significa che, capovolgendo la prospettiva, nella fascia di popolazione più giovane è occupato solo il 16,4% del totale, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo scorso anno.

Italia poco virtuosa

Non vanno meglio le comparative con gli altri Paesi europei sul tasso di disoccupazione generale: gli ultimi dati infatti portano l’Italia appena al quintultimo posto tra i 28 Stati della Ue a 28 (in cui è ancora considerata la Gran Bretagna), precedendo solo Grecia, Spagna, Cipro e Croazia, in cui il livello di inoccupati supera l’11,5%; vicine al 10% invece Francia e Portogallo, mentre tra le nazioni più virtuose d’Europa ci sono Repubblica Ceca e Germania, dove i senza lavoro sono meno del 4% della popolazione.

Nuove opportunità

Insomma, a voler esser realistici la situazione del mercato del lavoro in Italia resta quanto meno complicata; una mano al Paese sembra arrivare però dalle imprese, che stanno sperimentando formule alle volte innovative per incentivare l’occupazione. L’ultima notizia arriva dal Nord e per la precisione da Busto Arsizio, dove la Eolo, azienda specializzata nelle telecomunicazioni e nella connessione ultraveloce per Internet casa, ha avviato un progetto di inserimento professionale di personale over 45.

Un progetto dalla duplice valenza

Come spiegato al Corriere della Sera, l’impresa varesina ha deciso di assumere tecnici “maturi” per reinserirli nel mondo del lavoro, puntando sia sul valore sociale dell’iniziativa sia sull’importanza dell’esperienza: come spiegato dai responsabili, in queste figure sarà possibile trovare doti come maturità, saggezza e affidabilità, di cui inevitabilmente i più giovani difettano.

Restare giovani e veloci

Questo non significa penalizzare i giovani, perché i manager di Eolo tengono a sottolineare come il brand sia “giovane e veloce“, grazie anche all’apporto dei dipendenti di età più bassa che hanno creduto nel nostro progetto sin dai suoi esordi, nel 1999.

Print Friendly, PDF & Email

Scrivi