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Elezioni polacche Andrzej Duda riconfermato, vince le elezioni con il 51,2% delle preferenze contro il 48,8% dello sfidante

Elezioni polacche – Il presidente uscente Andrzej Duda ha sconfitto al ballottaggio lo sfidante Rafał Trzaskowski, vincendo di misura con il 51,2% delle preferenze contro il 48,8% dello sfidante.

La Commissione elettorale nazionale (PKW) ha reso noto di aver scrutinato il 99,7% dei voti e che un risultato definitivo si avrà solamente durante la giornata di domani anche se le sezioni mancanti difficilmente potranno ribaltare il voto. Uno scarto di circa 500 mila voti tra i due contendenti, ma ampio al punto giusto da non far temere ribaltoni da parte di Duda.

Nonostante molti polacchi all’estero abbiano lamentato di non aver ricevuto in tempo le schede elettorali e di non essere quindi riusciti a votare, le elezioni sono state tra le più partecipate del Paese con il 68,8% dell’affluenza, che le rendono tra le più sentite dal crollo del regime comunista nel 1989.

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Elezioni polacche – Un Paese diviso in due

Andrzej Duda, capo di Stato dal 2015, formalmente indipendente, ma in realtà appoggiato dal partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), fondato dai gemelli Kaczyński, è riuscito a convincere nuovamente gli elettori polacchi. La campagna elettorale è stata incentrata principalmente sulla difesa della famiglia tradizionale, prendendo di mira la comunità LGBTQ, la libertà di stampa e il diritto all’aborto.

In questo modo è riuscito a incassare il voto dell’elettorato più reazionario attirando anche le simpatie delle frange più conservatrici della Chiesa cattolica. Inoltre moltissimi consensi sono arrivati da famiglie e anziani grazie all’abile mossa dell’abbassamento dell’età pensionabile e soprattutto tramite il programma «500+», consistente in un bonus che assegna alle famiglie 500 zloty (pari a circa 110 euro) per ogni figlio fino al diciottesimo anno d’età indipendentemente dal reddito.

Nonostante ciò, la Polonia è risultata spaccata, come dimostra il 48,8% di consensi andati allo sfidante Rafał Trzaskowski, candidato liberale, filoeuropeista e progressista, il quale ha cercato di incarnare i valori della libertà concentrando la sua campagna elettorale sui temi della lotta al populismo e alla corruzione unitamente a un’apertura all’Europa e una linea dura contro la Russia di Putin.

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Una geografia del voto

La mappa del voto ricalca quella di un Paese profondamente diviso con caratteristiche storiche e socioeconomiche diverse tra Est e Ovest. L’ex presidente Duda si è imposto soprattutto nelle campagne e fra gli elettori con livelli di istruzione medio-bassi, conquistando oltre il 50% dei suoi voti nei centri abitati con meno di 50.000 abitanti, soprattutto con preferenze tra gli over 50.

Trzaskowski invece ha raccolto la maggior parte dei suoi consensi tra gli elettori con livelli di istruzione alti e medio-alti, vincendo nei grandi centri abitati come Cracovia, Danzica e la capitale Varsavia, con preferenze espresse soprattutto tra i le fasce d’età più giovani.

 

Le prossime mosse di Duda

Il successo incassato dai conservatori permetterà ora al partito Diritto e Giustizia (PiS) il libero controllo fino alle prossime elezioni presidenziali del 2023 con la possibilità di realizzare la sua agenda di governo.

L’ordinamento polacco assegna infatti al capo dello Stato un potere di veto forte e quindi l’esecutivo non avrà più timore di ostacoli alla realizzazione delle contestate riforme che nel corso degli ultimi anni avevano messo in rotta di collisione Varsavia e Bruxelles.

Le prossime mosse saranno quindi probabilmente in direzione di una sempre maggiore politicizzazione della giustizia, che ne minerà sempre di più l’indipendenza, ulteriori restrizioni ai diritti della comunità LGBTQ, un maggiore euroscetticismo e limitazioni per la libertà di stampa.

Nonostante il Paese non sia stato particolarmente colpito dalla pandemia per numero di vittime, la sua economia ne ha risentito profondamente.

Venerdì e sabato con l’apertura del Consiglio Europeo straordinario per discutere della proposta del Recovery Fund potrebbe esserci già un primo scontro con le istituzioni Ue, in quanto moltissimi avrebbero chiesto di collegare i fondi dell’Ue, di cui Varsavia è il principale beneficiario, al rispetto dello stato di diritto.

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