Great Return March: 100 cecchini sulla Via Crucis di Gaza

Great Return March – 16 morti e 1500 feriti. Ieri “La Grande Marcia per il ritorno” che rivendica il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi si è snodata lungo la barriera di confine tra Israele e Palestina. Oggi lutto nazionale.

Per 6 settimane i palestinesi saranno impegnati nella commemorazione che inizia con la Giornata della Terra e che segna l’espropriazione di terre di proprietà araba in Galilea del 30 marzo 1976. La Grande Marcia per il ritorno di ieri ha visto una moltitudine di palestinesi, circa 20mila, uomini, donne e bambini, impegnati nella commemorazione iniziata con la ricorrenza della Giornata della Terra, nel ricordo di quel 30 marzo 1976, quando sei palestinesi disarmati che stavano contestando l’espropriazione di cospicue terre destinate alle comunità ebraiche, vennero centrati e mortalmente colpiti.
Ieri come allora la protesta ha avuto un tributo di sangue, l’ennesimo copione stragista: 16 morti palestinesi e oltre 1.400 i feriti negli scontri con l’esercito israeliano. Tutti giovanissimi, avevano tra i 18 e i 40 anni. Un bilancio drammatico che inizia  nel Land Day e proseguirà per sei settimane, fino al 15 maggio, data della ricorrenza della nascita dello stato di Israele ovvero la Nabka (Catastrofe) per i palestinesi.

Ancora vittime, ancora croci da mettere sul Golgota, corpi senza vita insieme a quelli di feriti, intossicati, ammassati, mentre riproponevano una giustizia contro omicidi più antichi.
La manifestazione, che cade all’inizio della Pasqua ebraica, è stata definita da Israele “una provocazione“,  ha avvisato più volte che non accetterà sconfinamenti.

cecchini

 

Il nostro popolo non concorderà mai nel considerare il ritorno solo come uno slogan” ha detto da Gaza il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, sottolineando che la marcia è anche un messaggio a Trump su Gerusalemme e che “non c’è soluzione senza il diritto al ritorno”. “Questo – ha aggiunto – è l’inizio“.

Il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen ha proclamato per oggi una giornata di lutto nazionale per i “martiri” morti “in difesa dei loro legittimi diritti nella creazione di uno Stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est, e in difesa dei luoghi sacri islamici e cristiani” e per “il loro diritto di tornare alle loro case e alla loro terra”. L’Anp ha chiesto “un intervento internazionale immediato e urgente per fermare il bagno di sangue”, mentre la Turchia ha condannato “l’uso sproporzionato della forza contro i palestinesi”.

Ahmed Wahid Samour – Via Crucis di Gaza

È stato un agricoltore di 27 anni la prima vittima: ucciso alle prime ore del mattino mentre lavorava nei campi di Khan Younis da schegge di un proiettile di artiglieria sparato da carri armati israeliani di stanza al confine orientale. Accusato di essersi avvicinato troppo alla linea di confine, era un contadino che coltivava la sua terra.

Mohammed Abu Amr – Via Crucis di Gaza

Uno dei 15 martiri uccisi ieri,30 marzo durante la manifestazione era Mohammed Abu Amr di 28 anni; artista. Uno scultore a cui piaceva realizzare sculture sulla spiaggia di Gaza e come tanti artisti palestinesi era un modo per denunciare pacificamente il loro status quo, la loro identità di palestinesi.
Il suo ultimo lavoro è stata la scritta “un sogno per tornare”, in precedenza frasi come: “Sii umano, sii ottimista, fissa un obiettivo nella tua vita e apriti agli altri” uno dei tanti a morire senza veder realizzare il suo sogno di una Palestina libera.

ANSA – NEW YORK,31 MAR – Il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres chiede “un’indagine indipendente e trasparente” sugli scontri mortali di ieri a Gaza tra palestinesi e truppe israeliane, mentre i membri del Consiglio di sicurezza Onu sollecitano moderazione e riduzione delle tensioni da entrambe le parti. Consiglio che non ha deciso alcuna azione dopo l’incontro d’emergenza di ieri sera.
L’ambasciatore palestinese Riyad Mansour dice di essere deluso dal fatto che il Consiglio di sicurezza Onu non abbia condannato quello che ha definito un “massacro orribile”. L’ambasciatore israeliano Danny Danon afferma che la comunità internazionale non dovrebbe essere coinvolta da ciò che ha definito “un raduno di terrore violento e ben organizzato“.

 

 


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