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Il nuovo presidente del consiglio ha chiesto di seguire l’esempio degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per imprimere una decisa accelerazione sul piano vaccinale perché è necessario combattere adeguatamente l’epidemia da corona virus, che sta affliggendo ormai da un anno il nostro paese.

Governo Draghi, altri vaccini fuori dall’Unione Europea

Il professore Mario Draghi ha chiesto nel suo primo consiglio europeo un approccio comune sui test e un coordinamento per l’autorizzazione all’export e di innalzare la trasparenza e la condivisione dei dati tra gli Stati dell’Unione europea. In attesa di un vaccino interamente europeo Draghi ha chiesto di esplorare opzioni, per acquistare altri vaccini fuori dall’Unione europea, per espandere più rapidamente la copertura vaccinale della popolazione, scongiurando i rischi di una perdita di credibilità verso i cittadini, sempre più esasperati per la lentezza della distribuzione dei vaccini anti Covid sul piano nazionale.

I colossi farmaceutici che producono i vaccini devono rispettare gli accordi di fornitura, presi nella distribuzione, e Draghi ha invitato a dare priorità alle prime dosi di vaccino, pur non negando la necessità di una doppia dose. Del resto le imprese Pfizer e BioNTech stanno valutando la necessità addirittura di una terza dose per combattere le varianti del virus, che si stanno diffondendo anche in Europa, da effettuare a distanza di sei mesi dalla seconda e di un anno dalla prima. Inoltre i colossi farmaceutici stanno già avviando uno studio per la valutazione di vaccini contro varianti specifiche con mRna modificati, che partendo da quella più resistente, la “variante sudafricana” dovrebbero essere efficaci anche in vista di possibili future mutazioni del Covid 19.

La Novartis di Torre Annunziata potrebbe collaborare alla produzione

Le agenzie di regolamentazioni per lo studio e la valutazione dei vaccini hanno un ruolo importante e quindi è necessaria una stretta collaborazione con le imprese farmaceutiche Pfizer e BioNTech. Le aziende oltre a rispettare gli accordi e i tempi previsti nei contratti devono collaborare nell’individuazione di nuovi impianti per aumentare la capacità produttiva dei vaccini e anche l’Italia ha dato la disponibilità con i siti di Anagni e Rosia, nel senese, per l’Infialamento delle dosi, ma in futuro potrebbe partecipare anche direttamente alla produzione del vaccino anti Covid 19.

Infatti la Novartis Italia con l’amministratore delegato, il salernitano Pasquale Frega ha confermato che lo stabilimento della Novartis di Torre Annunziata potrebbe collaborare alla produzione assieme al sito svizzero di Stein per accelerare la vaccinazione degli italiani, per il momento ferma agli operatori sanitari e agli anziani sopra gli ottanta anni. Per la multinazionale Novartis però questa operazione di produzione in Italia deve diventare una vera e propria scelta strategica dell’Italia, come già avvenuto in altri stati. Il colosso farmaceutico non vuole che tutto il peso finanziario sia poggiato sulle sue spalle, ma che faccia parte di un piano di sostegno pubblico alla ricerca e alla produzione del vaccino, che coinvolga l’Unione europea, gli stati nazionali e anche gli enti territoriali, a partire dalle Regioni.

Insomma come sempre prima di essere una questione organizzativa, per i macchinari necessari come il bioreattore e la formazione di specifiche competenze, si tratta di una questione di investimenti economici. Draghi comunque sembra convinto della necessità di una produzione italiana, anche se comporterà costi alti e tempi lunghi e quindi sarà probabilmente utile solo per i piani di vaccinazione dei prossimi anni.

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