Politica: La forza di Todde

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Alessandra Todde ha saputo coniugare la sua specificità antica sarda, in particolare della provincia di Nuoro, con una modernità pratica, intrisa di cultura scientifica, un misto di arguzia, femminilità e metodo, che fa ben sperare i suoi elettori per il futuro.

In Sardegna non vince la destra, ma una donna profondamente nuorese, una personalità prima ancora che una coalizione di centrosinistra o il movimento 5 stelle, di cui comunque Alessandra Todde è stata la vice presidente fino all’11 dicembre.

Questo legame con la terra d’origine ha contribuito alla sua vittoria, perché Todde è stata una sarda riconosciuta come tale dagli elettori sardi. La nuova presidente della giunta regionale della Sardegna ha un curriculum, sia personale che politico, davvero di grande rilievo. I suoi studi sono scientifici con una doppia laurea in Ingegneria e Informatica a Pisa e poi un lunga esperienza manageriale e imprenditoriale all’estero negli Stati Uniti e in Europa in diverse aziende di tecnologia e energia, con importanti funzioni e ruoli di comando, e poi c’è la politica, con il Movimento Cinque Stelle.

Dopo l’esperienza alle elezioni europee e l’elezione in Parlamento è diventata sottosegretaria all’economia nel governo Conte 2 e poi viceministro sempre all’economia con il governo Draghi, e negli ultimi tempi è stata la vicepresidente del partito pentastellato.

Oltre al fattore femminile nella sua vittoria ha pesato l’internazionalità, la conoscenza delle lingue, la cultura scientifica, un bagaglio di esperienze notevoli, che ha permesso ad Alessandra Todde di diventare Presidente della sua Sardegna.

La sua antica identità nuorese, unita ad una modernità pratica, è stato il binomio decisivo, per superare il suo avversario di centrodestra, dato per strafavorito alla vigilia delle elezioni.

La difficile campagna elettorale, chiaramente influenzata dalle vicende del governo nazionale, oltre che da quelle prettamente regionali, ha esaltato il suo modo di fare politica, limpido e diretto, nello stesso tempo duro e dolce, con una sottile ironia sarda, che tende a includere, piuttosto che a denigrare.

Alessandra Todde ha saputo coniugare la sua specificità antica sarda, in particolare della provincia di Nuoro, con una modernità pratica, intrisa di cultura scientifica, un misto di arguzia, femminilità e metodo, che fa ben sperare i suoi elettori per il futuro. Grazie a queste caratteristiche Alessandra Todde è riuscita a raccogliere tremila voti circa, in più del suo avversario, Triuzzu, del centrodestra, e addirittura quarantamila circa in più, rispetto alla somma dei voti raccolti dalle  liste, che la sostenevano. Questi numeri sono davvero significativi e spiegano una vittoria, che era considerata alla vigilia quasi impossibile.

Nello stesso tempo il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, sicuramente è andato oltre le peggiori aspettative, ed è la seconda volta consecutiva che alle elezioni regionali in Sardegna perda il primo cittadino del capoluogo dell’isola. Questo fatto particolare indica come il centrosinistra debba cercare di andare oltre i  suoi storici bacini elettorali, perché alle ultime elezioni del 2019, il sindaco di Cagliari vinse il capoluogo, ma perse la Regione.

Questa volta al sindaco di Cagliari è andata persino peggio, perché Alessandra Todde ha fatto un autentico exploit elettorale nella sua Nuoro e in provincia. Anche l’area cagliaritana questa volta ha cambiato colore politico, passando da destra a sinistra, dimostrando che il  Pd debba uscire dal guscio delle grandi città, per cercare i voti nelle altre realtà del territorio, allo scopo di ribaltare completamente i risultati. Paolo Truzzu ha pagato il dato politicamente chiaro, ma pessimo, di essere indietro di ben cinquemila voti rispetto al totale delle liste della sua coalizione.

Questo fatto clamoroso lo ha portato a perdere, seppure di pochissimo, le elezioni, ed è stato dimostrato anche il peso del voto disgiunto, che ha riguardato soprattutto due formazioni politiche, il Partito sardo d’azione e la Lega di Salvini.

Ma la cosa più importante per fare vincere le elezioni è sempre e comunque la forza del candidato, ed è per questo che si puo’ dire, che la scelta di Todde abbia premiato la coalizione del centro sinistra.

Il PD si conferma primo partito con quasi il 14 per cento dei voti e undici seggi, il movimento 5 stelle si attesta sull’otto con sette eletti, ma nella coalizione di centrosinistra si affermano e risultano decisive anche forze come l’Alleanza Verdi e Sinistra italiana, che sfiora il 5 per cento e ottiene ben 4 seggi, il partito socialista che con circa il 2 torna in consiglio regionale, con 1 seggio conteso tra l’esperto Cozzolino e il giovane Canu e le liste Sinistra Futura, i Progressisti di Massimo Zedda, Orizzonte Comune e la lista della Presidente denominata Uniti per Todde, che ottengono tre seggi a testa.

Si capisce quindi come non abbia pagato nella coalizione di centro destra l’imposizione della candidatura a presidente di Triuzzu, perché la premier Giorgia Meloni ha commesso l’errore di puntare su un candidato del suo partito, Fratelli d’Italia, molto centralista, in una Regione invece chiaramente e fortemente autonomista come la Sardegna.

Resta comunque il dato molto chiaro della forza delle liste di centrodestra, che prevalgono numericamente rispetto a quelle di centrosinistra, e questo dato importante fa capire come attualmente il centrosinistra possa vincere solo, se riesce a insinuarsi nelle difficoltà della coalizione avversaria, individuando nello stesso tempo una proposta vincente, rappresentata però da una persona forte come appunto nel caso di Alessandra Todde.

Il percorso che ha portato alla candidatura di Todde è partito molto tempo prima della campagna elettorale, addirittura già nel Consiglio regionale uscente della Sardegna, in modo da rendere compatta la coalizione innanzitutto sul programma, in contrapposizione a quello dell’amministrazione uscente.

In effetti l’ultimo governo Solinas della regione Sardegna non è stato molto soddisfacente per i cittadini, e un sondaggio dell’istituto Piepoli dello scorso ottobre aveva già segnalato un dato molto indicativo, con l’82% dei sardi che non apprezzava assolutamente l’amministrazione, soprattutto per i tanti litigi presenti nel centrodestra.

Nella coalizione, che fa riferimento al governo di Giorgia Meloni, comunque, va messa in evidenza la percentuale significativa superiore al sei per cento, ottenuta da Forza Italia, che addirittura recupera più consensi della Lega, un partito, che invece esce male dalle elezioni, in una realtà importante del meridione, pagando forse il prezzo della sua proposta costituzionale di riforma dell’autonomia differenziata, chiaramente penalizzante per l’Italia del sud.

Insomma non si può parlare di successo molto netto da parte del Partito democratico, perché si è solo confermato come primo partito, ma in realtà guadagnando rispetto alle ultime regionali del 2019 solo qualche decimo di percentuale in più, perdendo però in numeri assoluti circa duemila voti, e superando di poco il partito Fratelli d’Italia, che comunque aumenta sensibilmente il suo consenso.

Il Movimento cinque stelle ottiene la prima presidenza di una Regione nella sua storia, ma in termini  percentuali perde qualcosa rispetto al 2019, circa quindicimila voti. Oltre ad ottenere comunque otto rappresentanti in Consiglio regionale, il movimento di Beppe Grillo e Giuseppe Conte si afferma politicamente nel centrosinistra, dimostrando concretamente come il PD non possa fare a meno dell’alleanza giallorossa.

Questo chiaro segnale è rafforzato indirettamente dalla posizione, che ha assunto l’ex Terzo polo di Azione e Italia viva, non solo diviso tra le forze di Calenda e Renzi, ma anche alla fine privo di rappresentanza in consiglio regionale.

Infatti, nonostante una buona affermazione del candidato Renato Soru, la coalizione di Azione non riesce nemmeno a superare il quorum del dieci per cento, necessario per  entrare in consiglio regionale. Renato Soru, sostenuto dal partito di Calenda, Azione, Rifondazione Comunista e altre civiche si era candidato essenzialmente per raggiungere due obiettivi, superare lo sbarramento del 10% per tornare in consiglio regionale, e cercare di fare perdere il centrosinistra, nonostante la presenza della figlia nel PD, il suo ex partito.

Non è riuscito a raggiungere nessuno dei due obiettivi, ottenendo comunque una buonissima percentuale personale di quasi il nove per cento. Dunque si tratta di un candidato molto forte, che ha preso quasi diecimila voti in più rispetto alle liste che lo hanno sostenuto, un risultato politico che comunque rimane notevole, ma solo da un punto di vista personale.

Inoltre si può dire, che Renato Soru abbia tolto voti non solo alla sinistra, ma anche alla destra, e forse con la sua assenza la competizione sarebbe stata ancora più combattuta tra Todde e Triuzzu, in un clima surriscaldato dalla politica nazionale, nel quale però l’astensionismo è persino aumentato, nonostante la presenza pure di una quarta candidata alla presidenza.

Insomma la strada per  ritornare ad una partecipazione più attiva e consistente nella politica italiana è ancora maledettamente complicata, soprattutto perché sono pessime le leggi elettorali e anche i meccanismi democratici di selezione interna delle forze politiche attuali. A questo proposito ritengo sia stata meritevole la partecipazione alla competizione di

Lucia Chessa, candidata presidente e quarta classificata con l’1%, poco più di settemila voti, perché la professoressa di filosofia era consapevole che la sua lista Sardigna R-esiste molto difficilmente avrebbe trovato posto nel nuovo consiglio regionale, ma ha voluto esserci lo stesso per offrire agli elettori un’alternativa, sfidando il sistema e i pezzi grossi della politica italiana.

(foto profilo Facebook Alessandra Todde)

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