Trump ‘Non voglio Meloni come fan, non c’era per Hormuz’


Mentre Giorgia Meloni risponde a Trump nello scontro diplomatico delle scorse ore, tra il presidente statunitense Donald Trump e la premier Giorgia Meloni c’è l’intervento della massima carica dello Stato italiano. In mattinata, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato alla presidente del Consiglio per esprimerle la massima solidarietà istituzionale e personale dopo gli attacchi personali sferrati dal tycoon statunitense. È una rottura gelida quella che si sta consumando sull’asse Washington-Roma. Il presidente degli Stati Uniti è tornato a colpire duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mettendo nel mirino non solo la storica vicinanza politica della premier, ma la posizione dell’intero blocco Nato nella crisi mediorientale.

Le parole di Trump lasciano poco spazio alle interpretazioni:

“Era una mia grande fan, ma non la voglio come fan poiché non c’è stata — insieme al resto della Nato — per la questione dello Stretto”.

Il riferimento esplicito è allo Stretto di Hormuz, il nevralgico canale marittimo tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman dove transita circa un quinto del petrolio mondiale, rimasto al centro di una fortissima tensione internazionale a causa della crisi con l’Iran.

Il nodo del contendere: il “no” all’intervento militare

La dura reazione di Trump arriva dopo settimane di pressioni da parte della Casa Bianca, che aveva esplicitamente “esatto supporto militare” dagli alleati atlantici per creare una coalizione di scorta ai cargo petroliferi e per forzare il blocco navale.

L’Italia, muovendosi in linea con l’Unione Europea, ha mantenuto sin dall’inizio una posizione di estrema prudenza, rifiutando l’invio immediato di assetti bellici senza un chiaro mandato multilaterale o parlamentare. La stessa Meloni aveva ribadito che un intervento diretto in quelle acque calde avrebbe rappresentato “un passo verso il coinvolgimento” diretto nel conflitto, preferendo la via del dialogo e della de-escalation diplomatica. Una linea giudicata da Trump come una mancanza di coraggio e un “tradimento” da parte di chi, in passato, non aveva mai nascosto la propria sintonia con l’universo politico dei Repubblicani americani.

Reazioni e tensioni bipartisan

Gli affondi di Trump non hanno tardato a provocare un terremoto politico in Italia. Se da un lato l’opposizione (da Schlein a Conte) evidenzia il “corto circuito” delle alleanze sovraniste, dall’altro l’intera maggioranza ha fatto quadrato intorno alla premier. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha persino annullato una visita ufficiale negli Stati Uniti definendo i toni della Casa Bianca offensivi per l’Italia.

Nonostante il gelo degli ultimi mesi e i ripetuti affondi televisivi di Trump, gli ultimi sviluppi legati al G7 e i corridoi della diplomazia internazionale cercano faticosamente uno spiraglio di disgelo. L’Italia ha confermato che farà la sua parte per garantire la sicurezza delle rotte commerciali globali, ma solo all’interno del perimetro della legalità internazionale e dell’Onu, rigettando la logica delle decisioni unilaterali. Resta da capire se questo “no” strategico segnerà un punto di non ritorno nei rapporti personali tra i due leader o se la realpolitik costringerà entrambi a una tregua.

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