Pochi personaggi nel mondo del calcio possono vantare un pedigree così nobile sia con i tacchetti ai piedi che con la lavagna tattica in mano. Fabio Capello non è stato solo un centrocampista di alto livello per Juventus, Milan, Roma e Nazionale; è stato, soprattutto, l’architetto di alcune delle squadre più solide e vincenti della storia moderna.
L’Eredità di Sacchi e il “Milan degli Invincibili”
Dopo una lunga gavetta nella famiglia rossonera e una breve parentesi come traghettatore dopo l’addio di Liedholm, la grande occasione arriva nel 1991. Capello riceve in eredità il Milan stellare di Arrigo Sacchi, volato in Nazionale. Se molti temevano la fine di un ciclo, Don Fabio rispose con i fatti: evolse quel sistema perfetto rendendolo una corazzata cinica e imbattibile.
Il confronto con Sacchi fa ancora oggi brillare gli occhi ai tifosi: con Capello arrivarono 4 Scudetti (di cui tre consecutivi), una leggendaria Champions League (vinta 4-0 contro il Barcellona nel 1994) e una pioggia di Supercoppe. Era il Milan degli “Invincibili”, capace di restare imbattuto per 58 partite.
La conquista della Spagna e il ritorno amaro
Il carisma di Capello varca i confini nazionali e approda a Madrid. Al Real Madrid vince due campionati in due diverse epoche (1997 e 2007), ma in entrambi i casi viene congedato dopo una sola stagione. Un paradosso: nonostante i successi immediati, non gli fu mai concesso il tempo per costruire un ciclo europeo duraturo, una scelta che ancora oggi lascia qualche rimpianto ai puristi del Merengue.
Come per Sacchi, anche il suo ritorno al Milan nel 1998 fu una nota stonata in una sinfonia perfetta: un campionato difficile che dimostrò come certi amori, una volta finiti, faticano a ritrovare la magia di un tempo.
Roma, Juve e il Tabù Azzurro
Il cuore di Capello, però, ha saputo battere anche per altre piazze storiche:
Roma: Nel 2001 compie l’impresa, riportando lo Scudetto nella capitale grazie al tridente dei sogni formato da Totti, Batistuta e Montella. Una vittoria iconica completata dalla Supercoppa l’anno successivo.
Juventus: Qui costruisce una squadra “di ferro”, capace di dominare il campionato, prima che le sentenze di Calciopoli cancellassero quei trionfi ottenuti sul campo.
Nella fase finale della carriera, ha messo la sua esperienza al servizio delle nazionali di Inghilterra e Russia. Resta però un grande interrogativo, uno dei misteri del nostro calcio: perché un tecnico del suo spessore non si sia mai seduto sulla panchina dell’Italia. Dopo i vari Trapattoni, Sacchi e Lippi, il profilo di Capello sarebbe stato la naturale prosecuzione della nostra tradizione vincente.
Un Vincente senza Tempo
Fabio Capello rimane il simbolo di un calcio concreto, solido, dove la vittoria non è un’opzione ma l’unico obiettivo possibile. Un uomo di polso che ha saputo gestire campioni immensi, trasformando ogni spogliatoio in una fortezza inespugnabile.


