Ci sono figure capaci di travalicare la semplice cronaca sportiva per entrare di diritto nella mitologia del calcio campano. Una di queste è senz’altro Pietro “Rino” Santin (Rovigno, 1934 – Cava de’ Tirreni, 2017), ex ala sinistra della SPAL in Serie A e soprattutto tecnico visionario che ha legato il suo nome in modo indissolubile alla storia di Cavese, Napoli e Juve Stabia.
Fuggito dall’Istria nel dopoguerra con la famiglia per stabilirsi in Campania, Santin intraprese una lunghissima carriera da allenatore a metà degli anni ’60. Il capolavoro del “Mago di Rovigno” prende forma sulla panchina della Cavese: guidando la compagine blufoncé sfiorò un’incredibile promozione in Serie A nel 1982-1983 e firmò l’impresa per eccellenza del club metelliano, la celebre vittoria per 2-1 a San Siro contro il Milan il 7 novembre 1982.
I miracoli compiuti a Cava de’ Tirreni gli valsero la chiamata del Napoli in Serie A nella stagione 1983-1984, un passaggio prestigioso sul palcoscenico più importante del calcio italiano prima dell’avvento dell’era Maradona. Ma la carriera di Santin è stata impreziosita anche dal forte legame con la Juve Stabia: il tecnico sedette sulla panchina delle Vespe nella stagione 1971-1972, facendosi apprezzare a Castellammare per la grande preparazione tattica, lo spessore umano e il carisma.
Negli ultimi anni della sua vita, dopo aver concluso il percorso da mister a Latina a metà anni 2000, Santin ha continuato a battere per i colori biancoblù, ricoprendo il ruolo di presidente onorario dell’associazione “Sogno Cavese” per l’azionariato popolare. Un gigante del giornalismo sportivo e del campo, il cui ricordo unisce ancora oggi, nel segno del rispetto e dell’ammirazione, le piazze di Cava, Napoli e Castellammare.


