Il calcio è un romanzo che cambia trama nello spazio di un battito di ciglia. Lo sa bene Leonardo Candellone, leader e capitano della Juve Stabia, protagonista di una serata vissuta sulle montagne russe emotive al Benito Stirpe nella sfida di Coppa Italia contro il Frosinone.
L’ombra del “gol della gloria” sprecato
Minuto 9 del primo tempo: un ribaltamento di fronte improvviso spalanca le porte del campo all’attaccante e capitano gialloblè. Candellone s’invola tutto solo verso Palmisani, con lo specchio della porta spalancato e la possibilità concreta di spianare la strada ai suoi compagni. Poi l’incredibile: una conclusione ciabattata, fuori misura, che vanifica l’opportunità del vantaggio e lascia l’amaro in bocca a tutta la panchina campana. Un’imprecisione pesante, specie alla luce del micidiale uno-due piazzato dal Frosinone nei minuti successivi, che ha trasformato quella che poteva essere la serata della gloria in un primo tempo da incubo, chiuso sul parziale di 3-0.
Orgoglio da capitano: la zampata del 3-1
In serate simili, il rischio di farsi schiacciare dal peso dell’errore è altissimo. Ma è proprio nelle difficoltà che emerge la tempra del capitano. Candellone ha avuto il grande merito di non scomporsi, restando ferocemente aggrappato alla partita e continuando a lottare su ogni pallone con la consueta generosità.
La ricompensa arriva puntuale ad inizio ripresa: al 47’, bravo a farsi trovare pronto sull’assist perfetto di Patanè, l’attaccante firma la zampata che vale il gol della bandiera, rendendo meno pesante il passivo e ridando per un attimo speranza alle Vespe.
Una prova di carattere
Croce e delizia della manovra offensiva stabiese, Candellone esce dal campo dopo aver garantito una prestazione ampiamente sufficiente. Pur con il rimpianto per quell’occasione d’oro sullo 0-0, la risposta del numero 27 è il segnale che mister Alvini cercava: un capitano capace di incassare il colpo, rialzarsi e metterci la firma, trascinando la squadra con l’esempio anche nelle serate più storte.


