A distanza di anni, il ricordo dello spareggio contro la Svezia brucia ancora. Lo 0-0 di Milano che ci condannò all’esclusione dal Mondiale 2018 resta il punto più basso del nostro calcio, un monito che oggi deve spingere gli Azzurri a non ripetere gli stessi errori.
Ci sono sere in cui il silenzio fa più rumore di un boato. Quel lunedì di novembre, allo Stadio Giuseppe Meazza, il silenzio scese come un sudario al triplice fischio dell’arbitro Lahoz. L’Italia, per la prima volta dopo sessant’anni, era fuori dal Mondiale. Un fallimento tecnico, sportivo e generazionale che nessuno, fino a pochi minuti prima, aveva avuto il coraggio di immaginare davvero.
L’andata a Solna: Il presagio del disastro
Tutto ebbe inizio il 10 novembre alla Friends Arena. Una partita spigolosa, decisa da un tiro deviato di Johansson che beffò Buffon. Quell’1-0 per la Svezia fu il segnale d’allarme che la Nazionale di Ventura non seppe ascoltare. Gli Azzurri apparvero nervosi, privi di idee e intrappolati nel gioco fisico dei giganti svedesi.
Il ritorno a Milano: 90 minuti di impotenza
Il 13 novembre San Siro era una bolgia: 74.000 persone pronte a trascinare la squadra. Ma in campo la tensione si trasformò in confusione. L’Italia attaccò per tutta la partita, ma lo fece in modo disordinato, con una pioggia di cross (oltre 50) preda facile dei difensori scandinavi.
Le immagini di quella notte sono impresse nella memoria di ogni tifoso:
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L’esclusione di Insigne: Il talento più puro rimasto in panchina tra lo stupore generale.
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La rabbia di De Rossi: Che, invitato a scaldarsi, indicò i compagni d’attacco urlando: “Che entro a fa’? Dobbiamo vincere, non pareggiare!”.
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Le lacrime di Buffon: Che a fine gara, davanti alle telecamere, chiese scusa a tutta la nazione, chiudendo nel modo più triste una carriera leggendaria in Azzurro.
Mai più un’altra Svezia….forse
Oggi, mentre l’Italia di Gattuso si prepara ad affrontare l’Irlanda del Nord, lo spettro di quella notte deve servire da lezione. Non si può sottovalutare nessuno, non si può scendere in campo senza la bava alla bocca. San Siro 2017 è una cicatrice che non deve smettere di ricordarci quanto sia fragile e prezioso il nostro posto nel calcio mondiale.


