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Bridgerton – Inghilterra del 1813, Età della Reggenza. Come tante altre donne nobili Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor), il “diamante della stagione” in quanto la più ambita e stimata dalla Regina per grazia e portamento, cerca l’uomo giusto da sposare. Ma ad un certo punto dovrà fare i conti con i pettegolezzi che aleggiano su di lei e mantenere il buon nome della famiglia. A tal fine Daphne stringe un accordo col Duca di Hastings Simon Basset (Regé-Jean Page), fingendo un interesse reciproco architettato senza però fare i conti con i reali sentimenti che emergeranno.

Bridgerton, recensione

Shonda Rhimes, creatrice anche della serie Grey’s Anatomy, colpisce ancora con una produzione che si basa sui romanzi di Julia Quinn. Con un contratto appena firmato con Netflix per otto progetti, parte dallo sdoganare la letteratura rosa storica in una serie tv. Bridgerton è attualmente il titolo più visto in Italia, evidentemente riuscendo ad abbracciare un pubblico trasversale con una Londra immersa nel lusso, nella mondanità e in un overdose di passionalità. Con i riferimenti storici relegati soltanto sullo sfondo e le donne sempre in primo piano, romantiche, tenaci e ambiziose. Un intreccio tra Jane Austen e l’erotismo dei romanzi Harmony, narrato in lingua originale da Julie Andrews (che impersona la misteriosa Lady Whistledown), preparatissima su tutti i pettegolezzi dell’alta società e che si rivelerà molto influente. “Bridgerton” ci racconta appunto la condizione femminile dell’epoca inglese, dominata dal conflitto tra amore e prestigio eppure destinata a fare grandi passi in avanti. In tutto questo gli uomini sono solo figure di contorno, vane e anacronistiche. Solo sfiorate le tematiche sui dislivelli delle classi sociali.

Pur con qualche scena gratuita di sesso di troppo la serie riesce a intrattenere spensieratamente e può contare sulla coppia affiatata composta da Dynevor e da Page. In particolare il personaggio di Daphne è ben tratteggiato dalla sceneggiatura, che gioca assai sul tabù sessualità e sull’essere completamente impreparata e disinformata sull’argomento da parte della ragazza. Presumibilmente gli altri personaggi sono stati solo accennati per essere poi approfonditi nelle stagioni successive. A questo proposito i romanzi della Quinn forniscono tanta carne e passioni da mettere al fuoco. Si vocifera di un presunto inizio delle riprese nel prossimo mese di marzo e di un ruolo primario per il personaggio di Anthony Bridgerton. Come prevedibile visto il genere, hanno il loro ruolo primario anche le scenografie e i costumi di Ellen Mirojnick, che tanto dicono delle personalità di chi li indossa. Piccola chicca le canzoni moderne (Maroon 5, Shawn Mendes il cui recente documentario Netflix abbiamo recensito qui) riarrangiate suggestivamente con gli archi.

“Bridgerton” è disponibile su Netflix dal 25 dicembre 2020.

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