Monelli e Vandali, due fazioni contrapposte di bambini, fulcro di questo romanzo dove la narrazione storica del luogo e le vite all’interno, trascinano il lettore a varcare la maestosa e temuta porta del Serraglio.

È il primo romanzo di Gennaro Rollo, giovane chimico con la passione per le arti e questa sua natura precisa, la ritroviamo sin dalle prime pagine del libro. Il racconto tratto da una storia vera si confà al luogo, anche e inevitabilmente, attraverso foto storiche che ci rimandano ad epoche non troppe distanti, ma lontanissime per la tragicità che raccontano. A partire dalla copertina, un bianco e nero del 1949 di David Seymour, istantanea di un’epoca post bellica. Racchiusi in quelle uniformi dalle taglie incerte, i volti, seri, curiosi, dolenti, svogliati e motivati degli ‘nserrati.

Il Serraglio

Il libro edito da LFA Publisher pubblicato nel 2017, e nello stesso anno insignito del Premio Nanà: uno scrittore per l’Europa è di piacevole e spedita lettura. L’esuberanza dei piccoli protagonisti, la vivacità della lingua napoletana aiutano a divorare le pagine di questo romanzo. Il Serraglio è per tutti, dai lettori più impegnati, a quelli meno.
Il luogo dove si sviluppa questo romanzo è il Serraglio, ovvero il Real Albergo dei Poveri, uno degli edifici più maestosi di Napoli, costruito nel ‘700 per volontà di Carlo di Borbone e mai completato. L’appellativo Serraglio, dato dai napoletani, subentra sul finire della seconda guerra mondiale, quando agli orfani di guerra e poveri, (a cui era destinata la struttura fino a quel momento), si aggiungono i reclusi del Tribunale per i Minori. Qui, i minori erano avviati a laboratori d’istruzione e classi professionali dove, avrebbero appreso il mestiere, diventando operai specializzati. Un famoso adagio napoletano recita:

Chi nasce ‘ncopp’ â paglia va a murí dint’ ô Serraglio = chi nasce sulla paglia, va a morire nel Serraglio.

E così Carmela, vedova del marito partigiano, morto durante le Quattro Giornate di Napoli, si vede costretta, dall’estrema povertà e preoccupata per il futuro dei figli che vede oscuro all’orizzonte, a portare quattro dei cinque figli, al Serraglio.
Da quel momento, correva il settembre del ‘49 – il romanzo si ispira alla vera storia di Giulio Argenzio Pino, Gaetano, Pasquale, e la piccola Concettina, tutti tranne il piccolo Antonio che rimarrà con la mamma, verranno ‘nserrati.

Maronna mia chist’ è ‘o Serraglio! esclamò Gaetano.

I fratelli Cacciapuoti avevano sentito storie orribili su quel luogo e, ora, sarebbe stata la loro dimora forzata, fino alla maggiore età.  E piccerelle vanno ‘a cca’, la piccola Concettina viene divisa dai fratelli e così anche Pino il più grande, dagli altri due: Gaetano e Pasquale. Da quel momento, i fratelli Cacciapuoti, seppur poveri ma cresciuti con onestà e valori, sono costretti a crescere ad un ritmo spedito, a guardarsi le spalle anche quando dormono.  Intrighi, colpi di scena, bullismo, violenza fisica e psicologica, ma anche didattica, disciplina, amicizia e solidarietà. Quest’ultime saranno l’ humus su cui Gaetano e Pasquale, insieme ad altri ragazzi reclusi nel Serraglio, formeranno la banda dei Monelli, in contrasto a quella dei Vandali.
Le scorribande dei fratelli Cacciapuoti, e le rivalità tra le due bande, Monelli e Vandali metteranno lo scompiglio nel severo, austero e temutissimo Serraglio, ma ci saranno anche figure che diverranno a loro insaputa, mentori nella vita di questi ragazzi.

“[..] Chisto posto deventa comme tu ‘o vuò: si fatichi, studi e vai diritto, allora sarai dint ’a n’ albergo. Si t’appiccichi, nun te’ mpare niente a scola e nun t’arruobbe ‘o mestiere…allora chistu posto addèventa nu serraglio” esclamò Mastro Gennaro”

Un romanzo avvincente, dal forte valore storico e socio-pedagogico, una lezione di vita per chi, varcando quell’uscio, pensò che lì, tutto sarebbe finito. Invece, dal Serraglio, tutto inizierà.

 

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