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L’isola del tesoro – Negli ultimi dieci anni (anche più), la qualità delle produzioni italiane al cinema è spaventosamente bassa. Escono sì prodotti di qualità come “La vita è bella”, “La grande bellezza” o altre produzioni più piccole come “La gatta Cenerentola” o “Una piccola impresa meridionale”, ma sono meteore. Gli attori italiani ormai hanno quest’abitudine: urlare se il film è comico, bisbigliare se il film è drammatico. E tante produzioni super decantate in Italia, come “La ragazzo del lago”, all’estero non trovano una distribuzione decente. Questo perché valutate per quello che sono, delle schifezze.

E peggio fanno gli sceneggiati televisivi. “Elisa di Rivombrosa” o “La Freccia nera” del 2006, con recitazioni a livello scuola materna. Ma non è sempre stato così. Una volta le produzioni Rai erano di alto livello. Sia dal punto di vista della produzione che della recitazione. In questa rubrica parlerò di dieci sceneggiati italiani del passato, tratti da diverse opere letterarie. Sia per “pubblicizzarle” un po’ (e chissà magari a riproporle in Televisione) e forse per far prendere coscienza agli spettatori televisivi. E sperando che escano altri prodotti tipo la serie “Il nome della rosa”.

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Il primo è “L’isola del tesoro” di Anton Giulio Majano del 1959, tratto dal omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson. La trama è nota: il giovane Jim, che gestisce una locanda assieme ai genitori, riceve una mappa del tesoro da un’ospite in punto di morte, l’ex pirata Billy Bones. Assieme al Dottor Livesey e al Cavalier Trelawney (il governatore della regione) partirà alla ricerca del tesoro. Ma gli ex compagni di Bones, fra cui Long John Silver, si infletteranno nella spedizione per recuperare il tesoro.

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La produzione presenta diversi limiti, dovuti alle limitazioni della Televisione dell’epoca. Tutte le scene furono girate in studio, comprese le scene sulla nave in navigazione. Inoltre le comparse sullo sfondo sono chiaramente messe lì per fare scena. Tuttavia la serie ebbe un notevole successo. Inoltre l’intera critica lodò il regista perché era riuscito a rendere bene l’incanto e lo spirito di avventura proprio del romanzo originale.

Furono molto apprezzati gli attori dell’intera produzione, in particolare quelle di Arnoldo Foà nel ruolo del capitano Smollet e quella di Ivo Garrani in quello di Silver. Nopn a caso entrambi grandi attori di teatro.

Famosa la lugubre sigla dello sceneggiato, basata sulla canzone del romanzo (inventata dallo stesso Stevenson) “Quindici uomini sulla cassa del morto”

Leggi gli altri “10 sceneggiati italiani”:

L’Isola del Tesoro La Freccia Nera L’Odissea David Copperfield Nero Wolfe I Promessi Sposi Jekyll Le avventure di Pinocchio Sandokan
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