La storia di Paride: dall’Olimpo all’Inferno


Quello di Paride è un personaggio chiave per la storia della letteratura greca il cui valore ed il cui significato possono essere oggetto di diverse letture. Dall’epica omerica abbiamo imparato a conoscerlo come un giovinetto inesperto che “gioca” con le divinità (si allude al celebre antefatto dell’Iliade), nonché come il fratello minore di Ettore che teme per la sua vita nel duello contro Menelao (Il III). Spesso gli sono attribuiti epiteti che ritraggono di lui aspetti e comportamenti negativi. Egli è infatti non solo “bello come un dio , come lo definisce lo stesso Omero, ma è principalmente seduttore di donne, ingannatore, epiteti che lo stesso Ettore gli attribuisce.

E’ chiaro dunque che sul suo personaggio gravi un peso che lo qualifica a livello morale come non all’altezza degli altri eroi. La sua caratterizzazione fisica, infatti, è perfettamente congruente rispetto alla presentazione di ogni altro eroe illustre, egli infatti non è solo abile, ma anche bello (altra caratteristica tipica di Achille, eroe per eccellenza); ciò che lo rende inferiore, tuttavia, trova le sue radice nell’antefatto dell’Iliade precedentemente citato.

A monte della guerra di Troia: la scelta di Paride

Il celeberrimo mito racconta che in occasione delle nozze di Peleo e Teti tutti gli dèi dell’Olimpo furono invitati a partecipare, tutti eccetto uno. La dea Eris, dea della discordia, fu lasciata fuori così che nel mezzo delle nozze per vendicarsi costei lancia sul tavolo una mela d’oro con sopra un’incisione: “Alla più bella”. 

La mela subito diviene oggetto di contesa di tre dee: Era, Atena ed Afrodite. Non riuscendo a dirimere la controversia, decidono di interpellare un giudice esterno e la loro scelta ricade proprio sul giovane Paride. Ovviamente ciascuna delle tre dee per accertarsi di essere la prescelta offre al giovane qualcosa a cui credevano che non avrebbe potuto rinunciare.

Come è noto, soltanto Afrodite riesce ad accattivare l’attenzione di Paride promettendogli in cambio del suo voto l’amore della donna più bella, la giovane Elena moglie di Menelao, re di Sparta. Alla fine, stando ad una delle versioni del mito, Paride aiutato dalla dea Afrodite riesce a portare via Elena dalla città di Sparta.

Questa azione nei i secoli a venire imprime un giudizio più che negativo non tanto sullo stesso Paride, quanto sulla donna, Elena, diventata emblema della donna volubile ed inaffidabile che abbandona la casa e la figlia e che diviene così causa unica dello scatenarsi della decennale guerra di Troia, configurandosi dunque anche causa di tutte le sciagure che hanno visto storie di uomini mai più tornati a casa e di donne ridotte in una schiavitù che le ha poi condotte alla morte.

Il V canto dell’Inferno al di là di Paolo e Francesca: il personaggio di Paride

Il personaggio di Paride tuttavia porta con sé un fascino, derivato dalla sua rappresentazione per così dire “marginale” e al contempo fortemente caratterizzata, al punto tale da non sfuggire, molti secoli dopo, al più grande racconto di un percorso spirituale che la letteratura italiana abbia mai portato alla luce.

Paride, infatti, si ritrova nella Commedia dantesca: siamo nel V canto dell’Inferno collocato, seppur come personaggio marginale, ma per questo ancor più interessante, tra i lussuriosi. Il motivo è lampante: anziché agire con la ragione parteggiando per ciò che sarebbe stato più giusto, al momento del giudizio divino ha preferito scegliere facendosi guidare dalla lussuria.

È così infatti che nella Commedia in Paride vengono accentuati e sottolineati quegli aspetti che, seppur non erano del tutto positivi nell’epica greca, nell’opera italiana lo relegano ad una condizione di colpa assoluta, una colpa che parte da un desiderio sconsiderato e che, al pari dei due personaggi emblematici del V dell’inferno Paolo e Francesca, si è reso meritevole di un castigo eterno.

L’azione di Paride, inoltre, già nell’epos originario non si esaurisce nel momento stesso della sua realizzazione, essa infatti è costretta ad essere riletta e rivissuta ogni giorno di guerra, e in ogni ferita che conduce ciascuno delle vittime al proprio ultimo respiro.

Per analogia con la colpa commessa in vita, anche la punizione inflittagli dall’autore della Commedia è destinata a non placarsi mai: Paride, come gli altri lussuriosi, infatti, è costretto ad essere perennemente trascinato dal vento di una tempesta incessante, simbolo dell’amore passionale e sconsiderato che in vita lo ha attanagliato.

Un personaggio che ha ancora qualcosa da raccontare

Se dovessimo contestualizzarlo cercando di dargli un significato che sia valido ancora oggi, probabilmente Paride sarebbe esattamente questo: immagine di un sentimento amoroso tanto intenso quanto devastante al punto tale da esaurirsi al momento del suo stesso apice.

 

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