Tesoro di San Gennaro, più ricco di quello della Corona Britannica e degli Zar di tutte le Russie

“1526, Napoli: ANNUS HORRIBILIS”: Gli Angioini avvelenano le foci del Serino affinché risulti più facile l’assedio della città; la peste accompagna una terribile carestia ed i continui terremoti antecedenti le eruzioni vesuviane, mietono una quantità enorme di vittime e rovine.

Il popolo è in ginocchio .C’è un disperato bisogno di aiuto! I rappresentanti dei Sei Sedili (le famiglie più aristocratiche della città) stilano un “Patto”, mediante “ pubblico istrumento” , redatto dal Notaio De Bossis, tramite il quale, il Popolo Napoletano si impegna ad erigere una “Cappella stupefacente“ in cambio della protezione del Santo.

Il Vescovo beneventano, martire, decapitato a Pozzuoli, durante le persecuzioni dei cristiani volute dall’Imperatore Diocleziano, diviene così il Santo Patrono della Città di Napoli, insieme a ben altri 56 santi. Per i Napoletani, infatti, è stato sempre importante adeguare un protettore ad ogni situazione.

Un “Patto” redatto dal Popolo, dunque, direttamente con il Santo, un Patto a cui la Chiesa non  partecipa perché San Gennaro è di Napoli e dei Napoletani. Cosi, internamente al Duomo, viene eretto un maestoso e bellissimo cancello in ottone dorato, disegnato da Cosimo Fanzago che invita all’ingresso nella Real Cappella del Tesoro, sul quale, a mezzo busto, è incastonato il Santo, benedicente, coloro i quali entrano per pregare innanzi le sue reliquie.

Tesoro di San Gennaro
Napoli – Tesoro di San Gennaro

La struttura, in questo caso, impone un limite di proprietà importante: la proprietà  della Chiesa, infatti, qui non arriva; la Cappella è del Popolo.

Un dipinto del Santo di Solimena, invece, accoglie chi accede al Museo del Tesoro, istituito nel 1996, con il fine di  conservare e mostrare al mondo una importantissima collezione composta da ben 21610 capolavori esposti,in modo alterno, per facilitarne una reale ed attenta manutenzione.

Una collezione ben più ricca di quella della Corona Britannica ed ancor più importante di quella degli Zar di tutte le Russie.

Pezzi dal valore inestimabile, regalati al Santo e alla Città da chi ha regnato, da chi è stato semplicemente ospitato, oppure da chi ha voluto, con un semplice gesto, essere presente con un semplice ex voto incastonato, successivamente,in qualcosa di incommensurabile valore.

Tesoro di San Gennaro, un museo emozionale

Un museo emozionale, dunque, dove le opere esposte, nonostante l’inestimabile valore non sono blindate, un insieme di opere che sono soprattutto ricordi: le composizioni di perle della Famiglia Spera; il porta reliquie sormontato da uno degli smeraldi più grandi al mondo regalo di Re Carlo d’Angiò; l’Ostensorio di Maria Teresa d’Austria in oro, argento e perle; un calice in oro zecchino, disegnato dal Valadier,donato da Papà Pio IX, ospitato a Portici da Re Ferdinando; 54 busti dei Santi in argento massiccio tra cui quello di Santa Irene, protettrice della Città, dai fulmini.

È il 19 settembre del 305 d.C. quando una giovane donna, Eusebia, raccoglie nel luogo della decapitazione: Pozzuoli, il sangue del Vescovo in due ampolle; da quel giorno, nei secoli a venire, il sangue del Santo si liquefa tre volte l’anno: il 19 settembre, il 16 dicembre ed il sabato che precede la prima domenica di maggio; la pietra su cui si riversò il sangue, ogni 19 settembre, ritorna dello stesso colore rosso acceso del giorno del martirio.


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