Le questioni europee: sono solo canzonette

Qualche giorno fa un aereo Ryanair decollato dalla capitale europea Atene (Grecia) con destinazione l’altra capitale europea Vilnius (Lituania), uno di quei voli low-cost di cui molti di voi si vantano in estate perché costano una cifra irrisoria e “uà mi sono fatto 15 giorni di vacanza e aggio speso solo 120 euro io e mia moglie con i bambini”, è stato dirottato da un simpatico MiG-29 assolutamente non minaccioso (“il Mikoyan-Gurevich MiG-29 è un caccia da superiorità aerea di 4ª generazione di fabbricazione sovietica prima e russa poi, sviluppato e prodotto dalla MiG a partire dagli anni ’70 ed entrato in servizio nelle forze armate sovietiche nell’agosto del 1983”, si legge su Wikipedia; insomma, proprio l’aereo che ti aspetti ti si affianchi mentre programmi la tua vacanza lituana) per permettere alla Bielorussia di arrestare il giornalista dissidente Roman Protasevich, fondatore del canale Telegram di opposizione Nexta.

In pratica, per bloccare una “voce contro” – e costringerla poi ad affermare attraverso i canali vicini al presidente Lukashenko che “va tutto bene” (sapeste con che voce) – la Bielorussia ha spedito un aereo militare a dirottare un volo Ryanair mentre sorvolava lo spazio aereo nazionale con il pretesto di una segnalazione di una bomba a bordo. Il tutto solo per far atterrare Protasevich (in compagnia della fidanzata) e arrestarlo preventivamente in attesa di processo. Ora voi comprenderete facilmente che tale gesto, se non facesse piangere, farebbe quasi ridere per l’assurdità insita nello stesso. Del resto, se quella di Lukashenko la chiamano “l’ultima dittatura europea” un motivo ci sarà e non penso che si tratti di una simpatica trovata di qualche buontempone.

L’intervento del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio

Dirottare un volo commerciale e arrestare un giornalista è un atto “sfrontato e scioccante”, commenta Antony Blinken, segretario di Stato americano. E come dargli torto. La condanna è arrivata unanime da ogni parte del mondo. Ci aspettavamo quindi una dura, durissima presa di posizione da parte del nostro Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale che pure è parecchio social-addicted: Luigi Di Maio.

E Luigi Di Maio, mentre ciò accadeva, decide di occuparsi attraverso il suo canale Facebook di questioni serie, serissime. Come l’appoggio incondizionato ai Maneskin vincitori dell’Eurovision Contest.

Luigi Di Maio

Vabbé. Gli si potrebbe contestare che ancora non erano chiare le dinamiche di quanto accaduto. E infatti, dopo qualche ora, appresi finalmente i dettagli, ha deciso di schierarsi chiaramente e stigmatizzare l’episodio.

Vabbé, magari abbiamo sbagliato, forse è il caso di far riferimento alla pagina istituzionale. Qui sicuramente ci sarà una parola sull’argomento.

Fortunatamente, su Twitter un paio di cinguettii ricondivisi da Di Maio direttamente dall’account della Farnesina ci sono. Ma, diciamocelo: vuoi mettere i Maneskin? Eh sì: lì c’è davvero una gran crisi da sventare con i nostri rivali di sempre, i cugini d’Oltralpe. Che ce ne fotte a noi che abbiamo la dittatura alle porte che prende voli turistici e li costringe ad atterraggi d’emergenza in territorio statale per arrestare dissidenti, qua c’é la questione del restituirci la Gioconda che non abbiamo sanato nemmeno con la finale dei Mondiali del 2006 e il capatone di Zidane a quel tipo calmo e pacato di Marco Materazzi.

L’Eurovision un po’ come la Coppa Italia

Ho letto da qualche parte che l’Eurovision è un po’ come la Coppa Italia, a proposito di calcio: interessa solo a chi la vince. Vi sfido io a ricordarvi uno e dico un vincitore Eurovision degli ultimi venti anni, fatta eccezione per Conchita Wurst che tanto lo sappiamo che la ricordate per la barba e non per la canzone.

Però questo è un argomento sicuramente più nelle nostre corde rispetto a eventuali scenari internazionali potenzialmente pericolosi: più sentito, più combattuto, con l’Italia unita come non mai (e come non lo è mai) che ha tirato il fiato in attesa del controllo antidroga di Damiano dopo le illazioni francesi. Strano, perché dopo la bolla social sulla recrudescenza del conflitto israelo-palestinese mi aspettavo maggiore attenzione a dinamiche politiche oltre quelle che “sono solo canzonette”, come cantava Bennato.

Il Ministro, uno di Noi

Che gli italiani siano campioni di cause stupide sui social network ognuno nella sua bolla può averne una controprova, questo è vero. Ma che il Ministro in fondo sia uno di noi, beh… questo ancora oggi continua a sorprendere, diciamocelo. E a farci sperare: magari uno scranno del genere non è così lontano dalla nostra portata dialettica.


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