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I giovani drammaturghi vanno in scena al Nuovo Teatro San Carluccio

Nell’ambito della rassegna UT.35, dedicata ai giovani autori teatrali voluta da Gianmarco Cesario, va in scena uno spettacolo divertente, che, in poco più di sessanta minuti, affronta -da un punto di vista laico- tematiche religiose regalando risate e spunti di riflessione: Je suis Giusepp.

Auto-ironico e  dissacrante, ha inizio con il Padrone (Roberto Calabrese, che ne cura anche la regìa) che inveisce contro Giusepp (Valerio Napoli), lo sfruttato, colui che non percepirà neanche la paga per lo spettacolo che andrà ad inscenare, squisito esempio di metateatralità; il passaggio in mezzo al pubblico ha, da sempre, un effetto straniante, anche per chi è avvezzo a vivere “tavola tavola, chiodo chiodo” e non fallisce neanche stavolta. Il Padrone, poi, per rispetto del ruolo assegnatogli, sale in regìa e da lì manovra le luci di scena e il povero artista che, con uno stile naïf, accompagna gli spettatori in un viaggio nelle profondità dell’animo umano.

 

Il pubblico riderà, eppure si troverà spiazzato davanti alla semplicità con la quale gli verrà posta la più banale delle questioni:

“SAN GIUSEPPE … SANTO … MA PECCHÈ? … Altro che martire, altro che ribelle … Ha fatto come tutti … allora siamo tutti Santi!”

Lo spettacolo è veramente ricco di idee, non ultima quella di disvelare la deriva del sogno anarchico, raccontando la storia di questo Giusepp immortale; il mimo ha conquistato pubblico e critica in sala, così come la voce fuori campo che tanta attenzione ha attirato su di sé. La ridondanza di certi passaggi è un arteficio assolutamente voluto dall’autore, che può ritenersi soddisfatto dell’accoglienza e del buon riscontro che ha avuto questa pièce; finale amaro, forse prevedibile, che non sveleremo per amore del Teatro.

ph: Fiorella Passante
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