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Intervista a Claudia Corbari e Valentina Gueci, unite per sensibilizzare la collettività con il loro primo libro.

La violenza sulle donne è una piaga della nostra società.

Crimine difficile da debellare, molti sono i casi di cronaca che, quotidianamente,vengono alla luce e altrettanti restano nascosti all’interno delle mura domestiche.
Oggi vi proponiamo, per sensibilizzare l’argomento, il libro Arte e Psicologia Contro La Violenza Sulle Donne.
Scritto a due mani da Claudia Corbari(29), psicologa operatrice nei centri antiviolenza, e Valentina Gueci (37), critico e storico d’arte.
Claudia e Valentina hanno raccolto le storie di donne coraggiose, alcune delle quali  hanno subito violenze, e dopo questo trauma sono riuscite a esternare le loro storie e le loro emozioni attraverso l’arte.
Infatti in questo libro troviamo le opere realizzate da alcune di queste donne ma accanto ad esse ci sono le altre, le donne che la violenza non l’hanno subita ma sono solidali comunque.
Valentina ci accompagna in ogni singola opera con la recensione artistica e Claudia ci racconta la parte psicologica della singola violenza esposta.
Un libro unico nel suo genere che punta a raccontare una tematica complessa in maniera elegante.
Senza approfittare del dolore, bensì sfruttando il coraggio che queste donne hanno avuto affrontando i loro perseguitori.
Come vi siete conosciute?
Ci siamo conosciute durante la frequentazione del corso che ci ha permesso di diventare operatrici di centri antiviolenza.
Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
La proposta di sistematizzare all’interno di un primo testo ciò che da anni è stato il nostro progetto è arrivata da Valentina.
La possibilità di mettere per iscritto ciò che desideriamo far sapere e di coinvolgere attraverso il filo conduttore dell’arte e della psicologia ci sembrava interessante e stimolante per proseguire con sempre più grinta la nostra attività. 
Cosa volete esprimere con questo libro?
L’intenzione è quella di poter coinvolgere i lettori attraverso due linguaggi differenti: quello verbale e quello non verbale, in modo da stimolare non solo la dimensione cognitiva, ma anche quella emotiva. L’idea è quella di permettere al lettore di avere una panoramica sulle svariate forme di violenza esistenti e, dunque, di poter conoscere sapendo che non si è soli, ma che è possibile attivare una rete nel territorio.
Molto spesso le donne vittime di abusi non denunciano il loro persecutore, per paura o per pudore, cosa consigliereste a un donna in questa situazione?
Le situazioni di cui si parla sono senza dubbio molto delicate e per questo bisogna essere cauti quando si fa riferimento ad esse. Chiaramente ciò che mi sento di consigliare è di cercare supporto nella rete territoriale e, prima di tutto, di informarsi, in quanto proprio la rete sociale permette di non sentirsi soli e di trovare il coraggio e la forza di denunciare.
Avete raccolto varie storie di donne vittime di abusi, qual è stata la più terribile che avete riscontrato?
Credo sia importante entrare in punta di piedi nelle storie, spesso traumatiche, delle donne vittime di violenza.
Le storie che abbiamo ascoltato sono molte e ovviamente per questioni di privacy non ci soffermeremo su di esse. 
Ad ogni modo credo che qualunque forma di violenza sia di per sé terribile nel momento in cui ne si resta intrappolati senza riuscire a trovare una via d’uscita.  
L’arte è un ottimo modo per esprimere se stessi, quali benefici avete riscontrato in queste donne dopo che hanno espresso il loro malessere con queste opere?
L’arte ha permesso a chi ha prodotto le opere di denunciare un fenomeno sociale complesso e attualmente troppo presente all’interno della nostra società o, in alcuni casi, di proiettare nelle foto, nelle tele o nelle poesie il proprio vissuto diretto o indiretto.
In alcuni casi, inoltre, è stato possibile attivare una condivisione delle proprie emozioni e del proprio vissuto o chiedere supporto a professionisti esperti.
La violenza sulle donna è una piaga della società che non si debella facilmente, secondo voi cosa si deve fare per contrastare questo orrore?
Credo che un ruolo importantissimo lo abbiano le Istituzioni che dovrebbero proteggere le vittime di violenza che spesso, dopo aver trovato il coraggio di denunciare, si sentono sole ad affrontare le conseguenze.
A volte i mostri che compiono queste atrocità sono mariti, fidanzati, padri, o comunque persone di cui la vittima si fida ciecamente, quali sono i segnali di allarme da prendere in considerazione per prevenire ritorsioni più gravi?
Caratteristiche comuni che spesso si riscontrano sono il controllo, la possessività e la tendenza ad isolare la vittima.
Abbiamo dedicato ampio spazio proprio ai campanelli d’allarme in base alle specifiche forme di violenza.  
Il vostro progetto futuro?
Abbiamo tanti progetti per il futuro, tra i quali l’approfondimento di altre tematiche che già da un po’ interessano coloro che partecipano ai nostri eventi. Riteniamo tuttavia importante proseguire anche nel progetto sulla violenza sulle donne in quanto crediamo molto nell’utilità di quest’ultimo.

 

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