La notte non vuole venire: tutto inizia dalla fine

1925, l’inizio. 1953, la fine.
Due date che raccontano due storie che, come note musicali, si fondono e si intrecciano in un romanzo appassionante dalle sfumature intriganti.
La notte non vuole venire racconta l’inizio di una nuova estate degli anni cinquanta quando il transatlantico Homeland, partito dall’America, si dirige verso la città di Napoli per riportare “La Sirena di New York” tra i profumi e le persone della sua città natale.
Gilda Mignonette, protagonista della scena musicale americana per gli emigranti italiani, si sta facendo lentamente consumare dall’odio, dalla gelosia e dall’alcol mentre accanto a lei, presente e premurosa come sempre, Esterina Malacarne conosciuta da tutti semplicemente come “la guagliona”, le terrà compagnia nella sua ultima notte al mondo raccontandole i segreti di una vita.
La guagliona ha da sempre i capelli bianchi e l’aria di una bambina in cerca di qualcosa. Nata nei quartieri napoletani, è l’unica che sa parlare inglese, caratteristica fondamentale che la trasformerà nell’interprete di Gilda. Silenziosa e timida, vivrà per molti anni nell’ombra dell’artista che l’ha portata con sé in America, nella sua casa, tra i suoi affetti e nei suoi affari. Al contrario, Griselda Andreatini, che tutti chiamano Mignonette, è una donna forte che sa sempre cosa vuole e come procurarselo. La sua voce ha riempito il cuore di molti italiani emigrati dall’altra parte del mondo in cerca di fortuna e ricchezza e le ha permesso di vivere una vita piena di emozioni, riconoscimenti, premi e delusioni.
Ma l’esistenza delle due donne si intreccerà irrimediabilmente e con ancora più forza quando si scoprirà il peso di un tradimento.

È un’Esterina adulta e ormai consapevole di se stessa, della sua forza e del suo coraggio che ci racconta, a suon di flashback, la sua verità attraverso i suoi vividi ricordi.

“ – Ognuno ha i ricordi che ha scelto di mantenere – disse Esterina. – L’ho letto su un libro. In pratica il nostro cervello fa una selezione, a volte senza neanche avvisarci, e ci ritroviamo con mezza vita nel dimenticatoio.
– Secondo me è un fatto di nostalgia, signurì -. (…) – La nostalgia e la lontananza dalle cose che uno prima teneva sotto sotto ce le fanno vedere belle e preziose, pure quando in realtà sono una purcarìa -.
– Credete che succede pure con le persone? -.
– Soprattutto con le persone! – tuonò infastidito. – Le persone che stanno lontane da noi sono quelle che ci fanno perdere la testa. Perché uno si scorda l’alito cattivo, i peli nelle orecchie, il labbro storto, il muso appiso, la zizza moscia… e la persona che non sta con noi ogni giorno diventa un Pataterno -.”

La notte non vuole venire, però poi arriva e si porta via tutto

Protagonista indiscussa del romanzo è la silenziosa battaglia tra le due donne, uno scontro, un duello in cui non ci sarà nessuna vincitrice. Diverse come il giorno e la notte, entrambe lotteranno in nome della felicità e sarà il lettore, dopo aver letto l’ultima pagina, a comprenderne il finale. La forza di queste due donne talvolta oscura i personaggi maschili che attraversano queste pagine. Tutti tranne uno, Federico Garcìa Lorca. Lui si caratterizza come un personaggio sorprendente e affascinante e le sue inaspettate azioni e pensieri raccolgono il consenso del lettore.
Il libro fluttua attorno al concetto di verosimile e il confine tra la realtà e l’immaginario sfuma, fino a perdersi. Non sappiamo se la Mignonette e Federico Garcìa Lorca siano stati amici e abbiano vissuto assieme le avventure raccontate, non sappiamo se Esterina Malacarne abbia davvero mischiato la sua esistenza con quella di Gilda eppure una certezza c’è: Alessio Arena con questo romanzo accende i riflettori su quella ragazza dagli occhi lucenti e dal bel sorriso che ha lasciato una traccia indelebile nel patrimonio musicale napoletano.

Tra fotografie, testi di canzoni, lettere perse e poi ritrovate, libri, poesie, testimonianze, Alessio Arena ha compiuto un grande lavoro di ricerca storica che ha fatto del suo romanzo una piacevole sorpresa. In un miscuglio di italiano, napoletano e inglese, lo stile del libro risulta piacevole, colloquiale, familiare e da alle protagoniste un senso di realtà. E al lettore non resta che entrare con tutte le scarpe nel romanzo, immedesimandosi pagina dopo pagina.
Buona lettura! (:

Fonte immagine principale: www.radionapoli.it
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