Sonia Sacrato: “La storia è nella mia testa. La rincorro per metterla su carta” (intervista)


C’è una nebbia che avvolge Padova e ce n’è una che sembra insinuarsi dentro le persone. È el caigo, quella nebbia fitta e umida che nella città veneta non è soltanto un fenomeno atmosferico, ma una vera e propria presenza. È in una città come Padova, di luci offuscate, di strade fredde e di angoli capaci di custodire segreti che Sonia Sacrato conduce i lettori con il suo nuovo romanzo edito da Mursia, intitolato Dalla parte sbagliata si muore.

Ed è a Padova che l’ispettore Sebastiano D’Elia, napoletano d’origine, si ritrova a fare i conti con un omicidio che assume proporzioni via via sempre più inquietanti. E poi c’è lei: Diana Manfredi, una donna di quasi cinquant’anni che cerca di fare il bilancio della sua vita, tra ciò che è stato, ciò che non è accaduto e ciò che potrebbe ancora accadere.

Un filo sottile lega i due protagonisti: una relazione rimasta in bilico in un tempo in cui un misterioso killer ha avviato il suo spietato conto alla rovescia.

Tra segreti, tensioni e rapporti irrisolti, Sonia Sacrato con Dalla parte sbagliata si muore  conduce i lettori in un giallo in cui l’indagine corre insieme alle fragilità dei suoi protagonisti.

Sonia Sacrato: “Mi piace alzare il livello della sfida”

  • Chi ti conosce come autrice di cosy crime resterà sorpreso leggendo “Dalla parte sbagliata si muore”. Cosa ti ha spinta ad abbandonare, almeno per questa storia, atmosfere più leggere?

​Sai, in realtà non avevo la percezione di aver abbandonato le “atmosfere leggere” finché non ho letto le prime recensioni che definivano​ il romanzo non più un cosy crime, ma un thriller. Un po’ “morbido”, in certi punti, ma thriller. Dal canto mio, posso dirti che sto cercando ancora il mio posto nel mondo​, il che mi spinge a leggere e studiare, ad alzare sempre un po’ il livello della sfida.

  • Il titolo è molto evocativo. Cosa significa davvero “stare dalla parte sbagliata”? È una questione di destino, di scelte o di punti di vista?

È un verso di una canzone di Francesco De Gregori: “Il cuoco di Salò”. La canzone è uscita in radio proprio quando Padova era alle prese con le indagini, quelle vere, su Michele Profeta. Anche oggi, quando l’ascolto, i ricordi tornano a quei giorni. La trovo davvero evocativa.

Tornando alla tua domanda, è un po’ come in quel film, “Sliding Doors”. Prendere o non prendere un treno può cambiare completamente la vita. Aprire o non aprire una porta, può cambiare la sorte ai personaggi del mio libro. Destino o scelta? Mah!?

  • Diana è una donna che si avvicina ai cinquant’anni, un’età in cui spesso si fanno i conti con ciò che è stato e con ciò che non è stato. Perché hai scelto proprio questo momento della vita per la tua protagonista?

La verità? Perché spesso le protagoniste cinquantenni di romanzi e film sono sempre bellissime, con la taglia perfetta e che, raggiunti i cinquant’anni, sanno benissimo chi sono e cosa vogliono. Ma non è così per tutte. È una fase della vita in cui ci sono profondi cambiamenti e possono tornare a galla insicurezze, dubbi. Alcune ci arrivano dopo aver perso il lavoro o magari aver chiuso una storia sentimentale importante.

Io, ad esempio, ho perso il lavoro tra la prima e la seconda ondata del Covid e ti garantisco che è uno di quei momenti in cui ti tremano le vene dei polsi. Anche riuscire ad andare d’accordo con il proprio corpo non è da tutte a quest’età; sicuramente non è per me e quindi ​h​o cercato di dare voce a una protagonista che fosse poco “instagrammabile”, se mi passi il termine, e con buona parte delle mie paturnie. Oltre che le mie scarpe color Big Babol.

Padova e Napoli, l’anima delle due città

  • L’ispettore D’Elia è un uomo costretto a muoversi in un ambiente che non sente ancora suo. Quanto pesa lo sradicamento nelle sue scelte investigative e personali?

​Sebastiano è un uomo di grandi valori. Crede con tutto se stesso nella lealtà e nella giustizia ed è profondamente legato alla sua terra. Cerca risposte tra le ginestre del Vesuvio e calma il respiro tra le onde del mare. Trovarsi in Pianura Padana non lo destabilizza, lo vive proprio come uno sradicamento: si sente più braccato dal grigio e dalla nebbia che dalla camorra. Ecco perché, per certi versi, rispetto a Fabris sembra meno empatico. Gli si deve dare tempo per conoscerlo. E poi il suo non voler svuotare le scatole del trasloco, cercare di non affezionarsi alle persone che gli stanno intorno, è un modo per difendersi e dire a se stesso che presto tornerà a casa.

  • Padova è lontanissima dall’immaginario mediterraneo di Napoli, da cui proviene il protagonista. Quanto è importante il contrasto tra queste due città nella costruzione della storia?

​Ho cercato di creare un paradosso: Diana, Alice, Beniamino che sono personaggi patavini di nascita o di adozione, sono solari e allegri. Anche quando la nebbia o quella perfida pioggerellina che ti si infila fino alle ossa non dà tregua. Sebastiano arriva da Napoli. Ti aspetteresti di trovare quell’animo accogliente, un po’ scanzonato e amante della vita. In realtà, è molto spesso cupo quanto le giornate più grigie della pianura. La sua vera anima esce quando Diana riesce a farlo sorridere “perché anche il moto dei pianeti si ferma quando lui sorride”.

“Quando scrivo è come se vivessi nella storia, fin nei dettagli”

  • Nel romanzo convivono due countdown: quello imposto dal killer e quello emotivo dei protagonisti. È stato difficile mantenere in equilibrio suspense e sentimento?

​La verità? Non lo so. Perché lo ammetto, non sono un’autrice da grandi schemi: metto giù una scaletta, so quello che deve succedere e quando, ma non entro nei dettagli.

Michelangelo diceva che vedeva la figura all’interno del blocco di marmo, doveva solo tirarla fuori. Ora, non voglio certo paragonami al grande Maestro, ma la storia è nella mia testa e io la rincorro per metterla su carta. Quando scrivo è come se ci vivessi dentro, fin nei dettagli.

Poi con Roberto Tossani, il mio insostituibile editor, ci lavoriamo su, ma la gestione dei tempi è stata piuttosto istintiva.

“A Napoli ho lasciato un pezzo molto grande del mio cuore“

  • Senza svelare troppo, qual è stata la scena che hai scritto con maggiore coinvolgimento emotivo?

​Oh! I due capitoli raccontati con gli occhi di Carmela De Piscopo. Li amo tantissimo. Il primo inizia sul lungo mare di Chiaia e passa per la scala dedicata a Massimo Troisi. Il secondo racconta il motivo per cui Sebastiano è stato trasferito a Padova.

Ho fatto la stessa passeggiata di Carmela, in una giornata di agosto qualche anno fa. Mi trovavo a Napoli in vacanza. Ci sono stati dei momenti in cui, mentre scrivevo, gli occhi mi diventavano lucidi di nostalgia. Se li rileggo a voce alta mi viene un nodo in gola.

Devo tantissimo a Napoli! Ho un legame stretto con amici che abitano lì o nei paesi all’ombra del Vesuvio. Ho lasciato lì un pezzo molto grande del mio cuore.

  • Chi dovrebbe leggere il tuo libro?

​Chiunque abbia voglia di leggere un romanzo che, forse proprio perché è difficile da inserire in una sola categoria (è un giallo un po’ thriller, ma anche un po’ cosy) può toccare più corde e far passare momenti piacevoli con qualche spunto di riflessione.

Dalla parte sbagliata si muore di Sonia Sacrato
Dalla parte sbagliata si muore di Sonia Sacrato

Un nuovo caso all’orizzonte. Sonia Sacrato annuncia il seguito

  • Dopo aver esplorato questo territorio narrativo continuerai su questa strada? Avremo un seguito della storia?

​Sì! sto scrivendo il seguito perché i lettori mi hanno detto che mica potevo piantare la storia così! Quindi un secondo capitolo ci sarà, e poi… non so.

  • Se potessi rivolgere una sola domanda a Diana quale le faresti? E quale risposta pensi che riceveresti?

​Bella domanda. Forse le chiederei se, arrivata appunto a cinquant’anni, abbandonerà finalmente le felpe troppo grandi, i peluche da adolescente che tiene in casa o i jeans strappati. E, se la conosco abbastanza bene, mi dirà di no.

Grazie!

Dalla parte sbagliata si muore” di Sonia Sacrato è disponibile anche su Amazon, così come la trilogia del gatto che comprende “L’istinto dl gatto”, “La mossa del gatto” e “L’enigma del gatto”.

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