“Voglia di volare”, l’ultimo libro di Palma Piscopo, attraverso una storia familiare apparentemente riconducibile alle disillusioni e alle fragilità di una donna, offre al lettore una riflessione molto più ampia sulla solitudine, sulle ferite dell’anima, sulle responsabilità e, soprattutto, su quanto sia difficile conoscere davvero le persone che ci sono più vicine.
Segreti che riaffiorano
Ci sono famiglie che custodiscono segreti come si custodiscono oggetti preziosi: in fondo ad un cassetto, lontano da occhi indiscreti, nella convinzione che ciò che non viene raccontato possa, in qualche modo, smettere di esistere. I segreti però, soprattutto quelli che affondano le radici nelle relazioni più intime, hanno spesso una vita propria. Restano lì, silenziosi, fino a quando qualcosa non li riporta alla luce.
È anche attorno a questa consapevolezza che si sviluppa “Voglia di volare”, l’ultimo libro di Palma Piscopo, pubblicato da Pathos Edizioni.
La protagonista è Claudia, una donna che porta dentro di sé il peso di un’infelicità che sembra non concederle tregua. Una condizione emotiva dalla quale cerca di liberarsi attraverso due strumenti che diventano progressivamente molto più di semplici passatempi: la lettura e la scrittura.
Leggere significa per Claudia allontanarsi, almeno per qualche momento, dalla realtà che la circonda; scrivere, invece, sembra rappresentare il tentativo di dare un nome a ciò che non riesce a dire diversamente. Le parole diventano così una sorta di spazio personale, un luogo nel quale ricomporre frammenti, interrogarsi, mettere ordine nel dolore.
Voglia di volare, metafora di un desiderio di emancipazione interiore
Ed è proprio questa “voglia di volare” a diventare metafora di un desiderio di emancipazione interiore. Volare significa provare a scrollarsi di dosso ciò che appesantisce, cercare una dimensione diversa, immaginare che possa esistere una possibilità oltre la sofferenza.
Palma Piscopo, tuttavia, non costruisce una protagonista semplicemente vittima delle circostanze. Claudia èuna donna che cerca di comprendere, prima ancora di cambiare, ciò che le è accaduto.
Una storia raccontata attraverso più voci
Uno degli elementi più interessanti del romanzo è la scelta dell’autrice di affidarsi a più voci narranti. Una soluzione che permette di ampliare la prospettiva e di evitare che il lettore rimanga ancorato a un’unica interpretazione dei fatti.
La vicenda, infatti, non si esaurisce nello sguardo di Claudia. Al contrario, le diverse voci contribuiscono a costruire una sorta di mosaico narrativo nel quale ogni tessera aggiunge un particolare, corregge una convinzione, apre una nuova domanda.
Ed è in questo che la scrittura di Piscopo mostra una delle sue qualità più efficaci, ovvero la capacità di svelare lentamente la realtà.
L’autrice non consegna immediatamente tutte le risposte. Preferisce accompagnare il lettore lungo un percorso fatto di intuizioni, rivelazioni e piccoli scarti rispetto a ciò che inizialmente si era immaginato. E più la storia procede, più quella che sembrava essere una vicenda legata alle disillusioni di una donna assume contorni differenti, fino a rivelare una complessità tutt’altro che prevedibile.
Il vero volto delle persone non sempre coincide con quello che vediamo
“Ogni famiglia ha i suoi segreti” potrebbe essere la prima chiave di lettura del romanzo, ma fermarsi a questa considerazione significherebbe, probabilmente, limitare la portata del lavoro di Palma Piscopo.
Il libro sembra suggerire qualcosa di ancora più sottile: non sempre le cose sono come appaiono e, soprattutto, non sempre ciò che accade dipende dalla nostra volontà.
È una distinzione importante perché siamo abituati a giudicare le azioni degli altri sulla base di ciò che vediamo, attribuendo intenzioni, responsabilità e colpe. Ma quanto conosciamo davvero le ragioni che si celano dietro un comportamento? Quanto della vita di una persona rimane invisibile persino a chi le vive accanto?
Piscopo mette il lettore davanti a queste domande senza trasformare il romanzo in una lezione morale. Le lascia emergere dalla storia, dai personaggi, dalle loro contraddizioni.
Personaggi descritti nell’anima
La scrittura dell’autrice è snella, asciutta, priva di inutili giri di parole. Piscopo non sembra interessata a soffermarsi eccessivamente sull’aspetto fisico dei suoi personaggi: preferisce raccontarne l’interiorità, le paure, le fragilità, i pensieri.
I suoi personaggi vengono così descritti soprattutto nell’animo, più che nei tratti somatici. È attraverso ciò che sentono, che tacciono o che non riescono a confessare che il lettore finisce per conoscerli.
Ciò contribuisce a rendere la narrazione intimista senza renderla pesante. Il dolore non viene ostentato, ma attraversa le pagine con una presenza costante. Le solitudini non sono soltanto quelle di chi è fisicamente solo: La Piscopo racconta anche la solitudine di chi vive accanto agli altri senza riuscire davvero a essere compreso.
La famiglia come luogo dell’amore, ma anche delle ferite
In “Voglia di volare” la famiglia non è rappresentata come un’entità necessariamente rassicurante. È il luogo nel quale spesso convivono contraddizioni: amore e incomprensione, vicinanza e distanza, protezione e ferite.
Le relazioni familiari sono complesse proprio perché sono costruite nel tempo e perché ciascuno porta con sé una storia personale, traumi, aspettative, paure e desideri. Ciò che per uno può apparire evidente, per un altro può avere un significato completamente diverso.
Piscopo entra in queste dinamiche senza semplificarle. Le osserva e le racconta lasciando che sia il lettore a ricostruire il quadro complessivo.
Una “voglia di volare” che diventa possibilità
Il titolo, alla fine, acquista un significato che va oltre la semplice aspirazione a lasciarsi alle spalle un’esistenza infelice. La voglia di volare è il desiderio di Claudia, ma può diventare anche quello di chiunque abbia sperimentato il peso di una situazione dalla quale sembra impossibile liberarsi.
Volare non significa necessariamente fuggire. Può voler dire guardare le cose da un’altra prospettiva, trovare il coraggio di interrogarsi, accettare che la realtà possa essere diversa da quella che abbiamo creduto di conoscere.
È lì, in quella zona d’ombra tra ciò che vediamo e ciò che realmente è, che Palma Piscopo accompagna il lettore con una scrittura essenziale, una narrazione corale e una trama che, pagina dopo pagina, invita a sospendere il giudizio e a guardare ben oltre le apparenze.


