Disturbi Comportamentali dell’Alimentazione. La testimonianza di Annamaria: “Chiedete aiuto, fidatevi e affidatevi senza timore”

Si è concluso sabato 1° Aprile il seminario sui Disturbi Comportamentali dell’Alimentazione condotto nelle scuole dallo Studio AlBeS (Alimentazione, Benessere e Salute) di Castellammare di Stabia.

Dopo i dati emersi dal primo incontro con gli studenti dell’I.T. Luigi Sturzo di Castellammare di Stabia, le dottoresse Cinquegrana e Mollo, titolari dello Studio AlBeS, hanno raccolto nuove testimonianze circa i disturbi alimentari con i quali molti giovani si ritrovano a combattere quotidianamente. Con il consenso dei protagonisti di tali difficili storie, pubblichiamo alcune testimonianze rese agli studenti.

  • Dott.ssa Mollo, Dott.ssa Cinquegrana, cosa è ulteriormente emerso da questo secondo incontro?

Gli incontri che abbiamo fatto presso l’Istituto Sturzo ci hanno dato la possibilità di confrontarci con 319 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 16 anni. La maggior parte di essi conosceva sommariamente i due più noti DCA, ovvero l’anoressia nervosa e la bulimia. Erano assolutamente all’oscuro di tutte le altre forme di disturbi.

Il dato allarmante è stato proprio questo: sollevando appena un po’ il vaso di pandora su disturbi meno noti come ad esempio il binge eating (abbuffate compulsive senza compensare con il vomito, per cui diverso dalla bulimia) una buona parte dei ragazzi presenti ha manifestato problemi con il cibo.

Abbuffate, digiuni prolungati, diete restrittive senza guida, ginnastica fatta in modo ossessivo (altro disturbo evidenziato che prende il nome di vigoressia) sono stati gli aspetti più rilevanti.

Proprio per questo motivo abbiamo ritenuto necessario portare ai ragazzi testimonianze di chi ha iniziato così e poi si è ritrovato in un vortice, in un baratro, a lottare contro un mostro che distrugge la vita a 360 gradi.

E’ stata Irene (20 anni), una paziente dello Studio, a voler parlare agli studenti dello Sturzo, in qualità di ospite del seminario, del suo problema di anoressia e di vigoressia.

“Non sapevo nulla dei DCA, non sapevamo nulla né io, né i miei genitori. Ho fatto finta di non capire, ho messo una pietra sopra e sono andata avanti. Poi però un evento traumatico della mia vita ha portato tutto a galla e sono caduta nel vortice dell’anoressia.

Solo chi vive un DCA può raccontare fino in fondo i disagi dei DCA, solo chi li vive e combatte ogni giorno può sapere quanto questo mostro possa distruggere te e la tua famiglia, la tua vita sociale, il tuo essere.  

Se avessi avuto maggiori informazioni probabilmente avrei preso provvedimenti prima. E’ per questo che oggi sono qui a parlarvi e a mettervi in guardia da questo orribile mostro nero.”

La testimonianza resa da Irene che qui leggiamo solo in parte, ha toccato tasti profondi e importanti. Irene ha saputo sfiorare le giuste corde per lasciar intendere ai ragazzi che non si tratta di uno scherzo. Ha spiegato loro di come e con quanta fatica stia imparando ad uscire da un tunnel piuttosto buio e soprattutto di come stia imparando nuovamente, non solo a mangiare, ma a vivere.

Da parte degli studenti c’è stata molta partecipazione. Approfittando del vivo confronto, hanno rivolto molte domande ad Irene. E’ stata un’esperienza molto forte, terminata con una lettera di Annamaria, anche lei paziente dello Studio AlBeS, che ancora oggi sta lottando per non ricadere nel suo tunnel. Annamaria non se l’è sentita di affrontare la platea. Ha preferito però ugualmente contribuire consegnandoci una lettera molto toccante che è stata letta ai ragazzi.

Di seguito il testo della lettera:

Estate 2021, sei felice. Ti senti grande. Primi diciottesimi, primo lavoro, primo viaggio con le amiche. Voglia di vivere. Il lavoro è un po’ stressante, fai avanti e indietro a rincorrere i bambini e chilometri per farli addormentare, il tempo per mangiare tutto quello che ti porti dietro non c’è ma, nonostante questo, ti piace. Ami i bimbi, ami la loro gioia, il loro modo di vedere il mondo. Senti che è proprio l’inizio dell’estate che hai sempre desiderato.

Arriva agosto e con esso l’emozione del primo viaggio da sola, ma anche i primi “sei dimagrita”, “guarda che braccia secche che hai”, “stai diventando invisibile”. Fa un po’ male e Il mare inizia a non piacerti più, ti vergogni di quello che possono pensare gli altri, ma sai che non è niente. Inizi a guardarti allo specchio in costume tirando dentro la pancia ma sai che non è niente. Inizi a controllare se sei ingrassata dopo un biscotto in più ma sai che non è niente. Inizi a dire “quello non posso mangiarlo se devo mangiare anche questo” ma non è niente.

Passa il tempo, arriva ottobre e alla fine pensi che non è cambiato nulla dall’inizio dell’estate. Tu sei ancora tu, la ragazza solare di sempre, solo con qualche maglia larga in più.

“Magari se faccio qualche allenamento a casa potrò piacermi come prima”. La tua testa parla e il tuo corpo agisce. Ma non è niente. Hai tutto sotto controllo.

Saluti il 2021 non solo con il covid, ma anche con il cuore pesante, le lacrime ad ogni pasto, chilometri e chilometri percorsi per casa con la scusa che li fai solo perché ti annoi a stare a casa senza fare niente, esercizio fisico fino a vedere tutto nero e sentire il fiato mancarti.

Ti rendi conto che il controllo che la tua testa ha sta diventando troppo, ma in fondo ti piace. Ti piace quella sensazione di dolore che senti ad ogni “crunch inverso” , quella debolezza ad ogni corsa, quel senso di potenza ai” come sei magra”, il freddo che ti fa tremare le ossa. Ti odi perché ti piace.

È il 6 gennaio, sei chiusa in casa da giorni ma c’è una parte di te che decide di chiedere aiuto. È l’inizio di un tunnel di cui non vedi la luce. Chiedi di andare da un nutrizionista “per imparare a magiare bene, salutare”. Il peso che leggi lì ti piace, ma non basta, vuoi di più. Vuoi scomparire, vuoi che lo spazio tra le gambe aumenti e quella piccola gobbina sulla pancia scompaia, che le voci nella testa non ti lascino sola perché hai sempre avuto paura della solitudine.

In un modo o in un altro cerchi di seguire il piano alimentare, ma la situazione peggiora. Controlli su controlli perché le persone intorno a te si chiedono come mai, ma tu in fondo sai cos’è. Ti sei anche un po’ informata.

I professori a scuola ti fanno notare come ormai sei irriconoscibile e cercano di convincerti a prendere in considerazione l’idea di andare da uno psicologo. Hanno capito. Hai paura, ma sei comunque tu dirlo a tua mamma.

“Anoressia nervosa di tipo restrittivo” dicono. Tu lo sapevi già. Cambi nutrizionista e corse tra lei e lo psicologo ogni settimana. Tra integratori e farmaci antidepressivi la situazione non migliora. Il tuo peso cala ad ogni seduta. Ti senti soffocare dalle voci che ora sono troppe. Hai solo voglia di arrenderti, di abbandonarti al buio. Quel senso di grandezza scompare. Rischi di andare in una struttura, ma tu implori di no. Piangono tutti tranne te. Ti senti in colpa per loro, non per te stessa. Ancora non capisci la gravità della situazione o fingi di non capire. Inizi a metterci più di un’ora per mangiare un piatto di pasta, inizi ad evitare le uscite, a sorridere di meno. Nessuno oltre la tua famiglia lo sa e va bene così, non vuoi altro aiuto.

Scorri le vecchie foto e ti fa paura tornare a quella te anche se un po’ ti manca. Hai bisogno di una spinta in più.

“Dammi solo un’altra settimana” continui a ripetere alla nutrizionista sperando che bastassero quei giorni per cambiare. Ma appena prendi 100 grammi la volta dopo hai mezzo kilo in meno.

“I tuoi occhi devono tornare a sorridere” “vorrei la ragazza che eri prima” ma non riesci più a risalire da quel fondo che ti dava sicurezza.

È di nuovo estate, lavori di meno perché la tua condizione fisica non ti permette altro, ma diventi animatrice di un gruppo di ragazzi che riescono a ridonarti il sorriso, la spensieratezza che ti mancava e quella voglia di vivere.

Ma la paura è sempre lì e in un attimo è già di nuovo fine estate. Scegli l’università ed hanno tutti paura a lasciarti andare. Ma tu sai che ti farà bene. È ancora una volta agosto. Il primo campo scuola da animatrice. Ti senti grande di nuovo e qualcosa in te si smuove. Vedi come i ragazzi iniziano a aggrapparsi a te quando ne hanno bisogno, come basta poco per farli sorridere e questo ti alleggerisce la testa, il sangue sembra riprendere a pompare nelle vene e il respiro torna regolare. Il cuore leggero.

Inizi a vedere il cibo non come un nemico, ma come un’occasione da non lasciarsi perdere per stare con gli altri, stare bene con te stessa.

Ricadi, ma ti rialzi perché riesci finalmente a vedere che ad ogni piatto finito, ad ogni “ho voglia di poke” gli occhi di tua madre che si erano spenti con i tuoi tornano a brillare, vedi che le risate con tua sorella riescono a scacciare via quelle voci opprimenti, vedi la felicità dei tuoi fratelli quando accetti di uscire con loro e quei “sono fiera di te” della nutrizionista, ormai una seconda mamma, non fanno altro che riscaldarti le ossa che per troppo tempo hanno sofferto il freddo.

Un anno e mezzo e torni a riprendere la tua vita in mano perché capisci che non ne vale la pena. Non vale la pena perdersi le cose belle solo per una paura e sensi di colpa. Ho diciannove anni e una volta lo psicologo mi disse “quelli che hai tu sono solo pensieri e come tali li devi lasciare scorrere e prima o poi smetteranno di lottare per vincere, vincerai tu”.

E sono qui che scrivo mezz’ora dopo aver scoperto, dopo più di un anno, che le mestruazioni sono tornate ed io donna insieme a loro. Scrivo qui mentre faccio merende quando un anno e mezzo fa piangere per una mezza mela. Scrivo qui per dirvi che anche se sembra impossibile la luce infondo al tunnel c’è sempre, bisogna solo saper chiedere aiuto, ascoltare, armarsi di forza e coraggio e ascoltarsi. Amarsi per come si è. Io ci sto riuscendo, passo dopo passo, insieme alle persone giuste. I vestiti tornano a starmi bene e la fame è tornata e per la prima volta mi sento in pace con me stessa. E può sembrare banale detto così, ma nessuno è perfetto, ognuno ha i suoi difetti, ma sono proprio quelli a renderci unici, a renderci speciali. Non lasciamo che la luce che ognuno di noi ha si spenga ognuno di noi può contribuire a rendere il mondo un posto più luminoso.

Chiedete aiuto, fidatevi e affidatevi senza timore, perché quella è l’unica scelta giusta che potete fare. E vorrei ringraziare tutti quelli che non hanno mollato, che mi hanno fatto riscoprire la bellezza della vita. Solo grazie.”

  •  Alla luce di quanto è emerso durante questa importante campagna di sensibilizzazione avviata nelle scuole, cosa vi sentite di dire ai ragazzi che si ritrovano ad affrontare DCA?

Abbiamo lasciato loro questo messaggio ovvero di non aver paura a parlarne, di aprirsi, se non riescono con i genitori, almeno con un fratello, una sorella, una zia, la nonna, insomma con qualcuno che li ami incondizionatamente, che non li faccia sentire additati, giudicati. Ripeto abbiamo sollevato soltanto un po’ il coperchio del vaso di Pandora e ciò che ne è venuto fuori certamente non è stato rassicurante.

  • Continuerete a portare avanti la vostra campagna di sensibilizzazione?

Assolutamente si, lo facciamo già da molti anni, ma ora è giunto il momento di urlarlo a gran voce e fuori dallo studio. E’ momento di far aprire gli occhi ad una generazione di adulti che spesso è occupata a dare tutti ai figli senza ascoltare né vedere quali siano le reali esigenze. No, non è una critica, è un suggerimento.

Aiutiamo i nostri ragazzi a vivere la vita che meritano, che devono avere, con qualche NO in più, qualche rinuncia in più, ma anche con qualche abbraccio in più, con qualche “come stai” più concreto e con l’orecchio maggiormente teso all’ascolto.

Aiutateci ad aiutarli a combattere questo orco cattivo. Stiamo raccogliendo dati utili e concreti da presentare a tutti gli istituti e perché no alle istituzioni, per cercare di dare voce a chi non ne ha perchè soffocata dalla paura.

 

LEGGI ANCHE: DISTURBI ALIMENTARI, L’ALLARME ARRIVA DALLE SCUOLE

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